Dobbiamo costruire un fronte popolare e democratico contro la flat tax

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1 Giugno 2018

Non sappiamo se Matteo Salvini e Luigi Di Maio (per quanto possa esserne consapevole) intendessero effettivamente far uscire l’Italia dall’Euro. Quello che sappiamo, perchè è invece scritto nero su bianco nel loro “contratto di governo” è che intendono mettere in atto il più grande attacco all’ordine costituzionale sia formale sia “materiale” dalla nascita della Repubblica: la FLAT TAX.

Matteo Salvini e Luigi Di Maio (per quanto possa esserne consapevole) hanno come obiettivo la più grande redistribuzione della ricchezza dai ceti popolari e dai ceti medi verso i ricchi mai realizzata in Italia dal 1861. Per ora hanno scritto solo come ridefiniranno il sistema fiscale ipnotizzando i ceti medi con la promessa ingannevole di un’aliquota al 15%, ma ora dovranno rapidamente definire il dove trovare le risorse per finanziare questa gigantesca ridistribuzione di ricchezza al contrario a favore dei ricchi. Il Ministro dell’Economia, qualche giorno prima di divenire tale, ha avuto occasione di proporre l’aumento dell’Iva, ovvero la più iniqua forma di prelievo, per finanziare questo vastissimo trasferimento  di risorse dal basso verso l’alto della scala sociale.

Anche se scegliessero questa strada, i cui ostacoli sono evidenti, non sarà sufficiente e le ulteriori risorse necessarie  le troveranno demolendo uno dopo l’altro i diritti sociali riconosciuti dalla Costituzione e che, con molti e intollerabili limiti, sono ancora applicati nel nostro paese. Prima di tutto, demoliranno la scuola pubblica – cosa che il partito di Matteo Salvini ha già provato (e, in parte, riuscito) a fare con i tagli lineari del Governo Berlusconi III – privatizzeranno la sanità – cosa che il partito di Matteo Salvini già fa, in alleanza con Berlusconi, dal 1995 in Lombardia (senza fortunatamente riuscirci appieno, in virtù dell’esistenza di un sistema nazionale).

In seguito passeranno all’università, facendo in modo di realizzare finalmente il sogno di sempre della destra italiana – e che il partito di Matteo Salvini ha in parte già realizzato con i governi Berlusconi II e III – ovvero escludere i ceti popolari dall’istruzione superiore, permettendo solo ai ricchi di andare all’università e quindi di accedere a posizioni di potere. E tutti questi servizi pubblici, qui arriva un’altra componente decisiva del piano di Matteo Salvini e Luigi Di Maio (per quanto possa esserne consapevole), una volta privatizzati e balcanizzati potranno opportunamente cadere nelle mani di una delle borghesie peggiori d’Europa, una borghesia che ha già dimostrato tutto il proprio inarrivabile talento nel trasformare le privatizzazioni in nuovi monopoli sia iniqui sia di pessima qualità.

Ma questo non basterà, perchè questa gigantesca redistribuzione di ricchezza al contrario dai ceti popolari e medi ai ricchi avrà anche bisogno di una netta riduzione dei trasferimenti ai comuni – altra cosa già realizzata dal partito di Matteo Salvini con i tagli lineari del Governo Berlusconi III – con l’effetto di accelerare ulteriormente la marginalizzazione politica, sociale e culturale dei territori che sono oggi alla periferia dello sviluppo – il Mezzogiorno prima di tutto, ma anche molti territori interni del Centro e del Nord – tagliando ulteriormente reti e servizi di base che nessun privato avrà interesse a rilevare e gestire.

Così facendo, la vita per i poveri e per i ceti medi sarà peggiore e i benefici illusori di aliquote fiscali più basse oppure (ma è lecito dubitare che, in tale scenario, possa essere realizzato) del sostegno al reddito di poveri e poverissimi si scioglieranno come neve al sole dovendo acquisire servizi costosi, e non necessariamente di buona qualità, sul mercato. L’altra strada che rimarrà sia a poveri e poverissimi, ma anche  a gran parte dei ceti medi, sarà il ricorso a servizi pubblici sotto-finanziati e marginalizzati che i ceti superiori, nel frattempo, avranno completamente abbandonato disponendo ora del potere di acquisto per pagare costosi servizi esclusivi sul mercato, accelerando e radicalizzando una tendenza che è già sotto gli occhi di tutti nella scuola, nell’università e nella sanità.

Infine, e questo è da tempo l’obiettivo strategico ricercato della destra europea e americana, questa balcanizzazione della vita sociale ottenuta distruggendo i servizi universali renderà la società ancor più incattivita e ancor più privatizzata.  Questa sarà la materia sociale perfetta nella quale far prosperare partiti aziendalizzati e finanziati esclusivamente con risorse private, altra battaglia che li accomuna nonostante la dirigenza del partito di Matteo Salvini sia stata condannata dalla Magistratura per abuso del finanziamento pubblico dei partiti, magari provenienti dalla vasta schiera di clientes generata dalla privatizzazione dei nostri servizi universali. Il primo alleato da 25 anni dell’uomo più ricco d’Italia che ha fondato un partito personale anche a tutela della propria azienda, il secondo (per quanto possa esserne consapevole) capo di un partito fondato da un altro miliardario e controllato da un’altra sebben più piccola azienda, sono i naturali interpreti di questo progetto di privatizzazione ulteriore della politica democratica attivamente promosso da gran parte dell’establishment italiano nel corso degli ultimi 25 anni (occore sempre ricordare che grandi giornali e i loro opinion leader hanno promosso la campagna contro la “casta” e contro il finanziamento pubblico dei partiti).

In molti vogliono farci credere, e fra questi molti dei liberali estremisti le cui politiche hanno generato le condizioni per il successo di questa nuova destra, che oggi l’alternativa sia fra “populisti” e liberali, fra “popolo” ed “establishment”, fra sovranisti ed antisovranisti, fra apocalittici ed apologetici ma in realtà l’alternativa è come sempre fra chi vuole una società progressiva nella quale chi ha meno possa condurre una vita più dignitosa ed accedere al potere e chi vuole una società regressiva nella quale ci si assicuri che chi ha meno possa condurre una vita ancor meno dignitosa e, soprattutto, che rimanga al proprio posto ovvero lontano dal potere.

Quest’alternativa passa soprattutto per cosa si pensa del fisco, dei servizi universali e dei diritti sociali che sono le fondamenta irrinunciabili della democrazia europea. Il 4 Marzo molti nostri concittadini fra i ceti popolari ed i ceti medi hanno espresso una grande e condivisa insoddisfazione rispetto allo stato delle cose presenti sbagliando, nella totale assenza di alternative, i messaggeri di tale insoddisfazione. E’ con loro che tutti gli italiani che non solo credono nella ma che anche hanno bisogno della fiscalità progressiva, dei servizi universali e dei diritti sociali dovranno costruire un grande fronte democratico e popolare volto a sconfiggere la flat tax e a ottenere una fiscalità molto più progressiva di quella attuale.

Io di figli non ne ho, ma quando vedo i miei nipoti oppure i vostri di figli mi chiedo: vogliamo davvero che vivano in un paese ancora più ineguale in cui un miliardario paghi un’aliquota fiscale appena superiore a  quella di un operaio e in cui quei servizi universali che hanno permesso all’Italia di divenire un paese civile siano progressivamente smantellati? No, non lo voglio. E tutti quelli che non lo vogliono dovranno dedicarsi, nei prossimi mesi, alla costruzione di un grande movimento popolare che chieda una cosa semplice, ovvero che sempre di più tutti siano chiamati “a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva” e che, molto più di oggi,  il sistema tributario sia “informato a criteri di progressività”.  Ovvero il contrario preciso della flat tax.

TAG: flat tax
CAT: Governo

Un commento

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  1. vincesko 2 anni fa

    Nulla di nuovo per il partito del contaballe Salvini, ospite perenne in tv, a raccontar balle senza quasi contraddittorio con il suo tono severo da verginello fustigatore, in cui eccelle. Traggo da questo mio documento di 18 pagine, in cui ho ricostruito le vicende politico-economiche della XVI legislatura (L’assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione
    http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2859408.html oppure
    http://vincesko.blogspot.com/2018/01/lassassinio-della-verita-chi-ha-davvero.html):
    Prima manovra finanziaria correttiva dopo la crisi della Grecia (DL 78/2010)
    Il DL 78 del 31 maggio 2010, convertito dalla L. 122 del 30.7.2010, fu una manovra scandalosamente iniqua che, da un lato, segnò un cambio di fase: la “osabilità” delle misure, fino a poco tempo prima ritenute dal governo impossibili, agevolata – unico Paese in Europa – dalla quasi assenza di reazioni dei sindacati, tranne due scioperi generali indetti dalla CGIL, che – come abbiamo visto – non veniva neppure invitata dal Governo agli incontri con i Sindacati, ma la CISL e la UIL vi andavano lo stesso, e del popolo italiano in generale, cosa di cui Tremonti si vantava “Nell’insieme la manovra è stata fatta su una vastissima base di consenso sociale”), sia a livello interno che europeo; dall’altro, fu l’inizio di una serie di tagli miliardari sia della spesa sanitaria che della spesa scolastica, controbilanciati (si fa per dire, poiché i beneficiari furono altri, sia come fasce di reddito che come fasce di elettorato) dal taglio dell’ICI (ai più abbienti, 2,2 mld; a tutti gli altri aveva già provveduto, in due tranche, il governo Prodi)[1 o 2] o da sprechi come il “salvataggio” dell’ALITALIA (almeno 5 mld),[1 o 2] o il doppio G8 (0,5 mld)[1 o 2] o il Trattato di amicizia Italia-Libia (su iniziativa di Prodi, che però alla fine rifiutò di firmarlo perché troppo oneroso per l’Italia: 250 mln $ all’anno per 20 anni) o non ottimali perché basati su tagli lineari e non selettivi.
    Il DL 78 del 31.5.2010 fu scandalosamente iniquo anche per l’unico Sindacato che vi si oppose, qui il giudizio severo della CGIL, che mette opportunamente in luce, rispetto a tutti gli altri Paesi: (i) l’assenza di misure fiscali sui ricchi; e (ii) che il governo Berlusconi-Tremonti ha speso per la crescita appena lo 0,1% del Pil, contro il 2% medio dei Paesi europei di confronto; inoltre, (iii) l’aumento abnorme della spesa pubblica (dove alligna la corruzione), in particolare della voce “consumi intermedi” e (iv) il frettoloso ripristino, con l’aggravarsi della crisi economica (cominciata in Europa nel 2008), delle norme antievasione targate Prodi-Visco, che il fiscalista di Sondrio aveva abrogato all’inizio della legislatura; fino ad arrivare a fornire a Equitalia norme iugulatorie per la riscossione,[1 o 2] che poi la propaganda berlusconiana, come al solito, attribuirà ad altri (segnatamente i “vampiri” Visco e Monti).
    Il DL 78 fu iniquo e crudele perché contemplò anche, tra l’altro, (i) il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, (ii) il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, (iii) il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri: sussidi all’affitto, provvidenze a disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011 (qui un’analisi dell’impatto delle manovre 2010 e 2011 sulla spesa sanitaria e sociale, dalla quale emerge che il Fondo nazionale per le politiche sociali al netto della quota INPS scende vertiginosamente da 1.000 milioni nel 2007 a 712 nel 2008, a 578 nel 2009, a 435 nel 2010, a 218 nel 2011, a 70 nel 2012 e a 45 nel 2013; complessivamente, i fondi sociali calarono da 1.134 milioni nel 2010 a 144 nel 2013, pari al -87%); (iv) l’aumento della percentuale minima di invalidità sufficiente per la concessione dell’assegno mensile di assistenza dal 74% all’85%, che avrebbe escluso i down (indennità di 256€ mensili), poi cancellato in sede di conversione per le corali proteste, che si addensarono sul governo e sul fido esecutore di Tremonti, il Sen. Antonio Azzollini, presidente della strategica Commissione Bilancio del Senato.

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