Vivre la France, Vivre L’Italie

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7 febbraio 2019

Christian Masset oggi pomeriggio lascerà il suo splendido ufficio nel Palazzo che fu dei Farnese e a più riprese ambasciata della Republique Française, richiamato al Quai d’Orsay. Lo farà a malincuore pensando alle molte Légion d’Honneur conferite in quelle sale agli amici italiani e alla inconcepibile sommatoria in questi mesi di vicende tutte interne solo alla politica italiana che hanno però trasformato la Francia in un avversario secondo la migliore tradizione di chi cerca il nemico esterno per coprire le magagne di casa sua.  Lo farà dopo aver visto fallire quel Trattato del Quirinale che sulla scorta della esperienza del trattato franco-tedesco del 1963 firmato da De Gaulle e Adenauer, per dire, e rinverdito qualche settimana fa da Macron e Merkel, avrebbe dovuto confermare e rafforzare la “liaison spéciale” tra Francia e Italia, due dei tre paesi fondatori del progetto europeista.

Che un ambasciatore di due paesi amici e alleati venga richiamato in patria è un atto di gravità assoluta e credo senza precedenti nella recente storia della Unione Europea: è bene che noi ce se ne renda conto. È la implicita dichiarazione che gli atti messi in campo in Italia minacciano in qualche modo non Macron ma la sicurezza della République, che è cosa ben diversa da una normale divergenza politica.
Noi dobbiamo imparare a distinguere, e lo facciamo con fatica, le relazioni tra popoli, stati e governi che è il fondamento della politica internazionale e della civile convivenza. A me non piace per nulla Trump, credo combinerà poco e quel poco saranno danni ma la mia amicizia con gli Stati Uniti, con ciò che rappresentano nella storia anche italiana e nella affermazione delle libertà non viene minimamente scossa dalla sua presidenza. Ho considerato Hollande un pericoloso incapace e Macron l’unica possibile alternativa ma la Francia è casa mia, la parte più nobile e meno giacobina della Rivoluzione Francese con la dichiarazione dei diritti dell’uomo rimane una pietra miliare anche per noi, vado a Parigi o a Nizza e mi sento a casa e se devo oggi usare la carta di identità è per un motivo che noi dimentichiamo: hanno vigente  “État d’Urgence » perchè loro hanno avuto i morti di Charlie Hebdo, Bataclan e molti altri episodi di terrorismo; i Gillet Gialli non sono un normale movimento di protesta, e credo che la sua “militarizzazione” probabilmente internazionale sia ormai chiaro a tutti, e i francesi hanno 40.000 uomini impiegati nel Sahel non per “colonizzare” ma per arginare la crescita dell’estremismo islamista di Boko Haram, la fragilità di quei paesi rispetto alla spinta islamica e, naturalmente, i propri interessi nazionali, economici e di sicurezza. Se si è arrestata l’onda di immigrati in Italia è anche per un cambio di politica dei militari francesi che hanno detto no agli italiani che volevano andare in Niger ma hanno bloccato loro le carovane ad Agadez.

Quindi, Vivre la France, Vivre aux États-Unis, vivre l’Italie perché nel medio periodo non possono che stare dalla stessa parte del mondo, della cultura, della filosofia, della ricerca e della politica. Poi ci sono gli interessi contrastanti ed è assolutamente normale nascano: l’Unione Europea è il luogo della loro mediazione non il simpatico pub bruxellese dove si va tutti d’amore e d’accordo a bersi una birra. Abbiamo pensato alla Unione come luogo di regolamento non come santuario della buona volontà e dell’altruismo. Ecco, altruismo no ma solidarietà sì e se i francesi, non Macron ma i francesi sono sotto attacco terroristico e oscure trame orientali si sommano alle insoddisfazioni nazionali noi non possiamo metterci a giocare in casa loro: se la posta in gioco è la sicurezza ringraziamo la Dottrina Mitterand che ci aiutò non poco, esercitiamo la ragion di stato e fermiamo i pazzi che pensano di fare alleanza ingerendo nella sicurezza di un paese amico.
Un conto è Trump, un conto è Salvini, un conto è Macron; un conto sono Italiani, americani e francesi; e un altro ancora sono gli stati, Italia, Francia e Stati Uniti. Dei primi tre possiamo dimenticarci, del resto non dobbiamo nemmeno discutere: We will stand together ma fermiamo questi scellerati a cui è ignota la storia e sconosciuta la diplomazia che a Roma oltre a farci perdere la Libia ci faranno rompere con la Francia e dopo le europee porteranno senza alcun dubbio l’Italia ad essere in Europa politicamente totalmente isolata.

TAG: europa
CAT: Governo

5 Commenti

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  1. davidegiacalone 2 mesi fa
    Bravo
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  2. davidegiacalone 2 mesi fa
    Bravo
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  3. colaiacomo-massimo 2 mesi fa
    Ottimo, as always
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  4. colaiacomo-massimo 2 mesi fa
    Ottimo, as always
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  5. umbrito-tamburini 2 mesi fa
    Salaud, va t'en! Non mi stupisce che a commentare sia lo scolaro dei LaMalfa Giacalone. Il fatto che la struttura statuale (burocrazia, professorume,corpo diplomatico) Italiana sia un coacervo di discettatori di angeli sulla capocchia di uno spillo, non toglie al Sachverhalt (tropopragma) di un bamboccio francese che parla -e agisce- perche' usa. Cosa vi aspettate di differente da un interlocutore che non soltanto manda gendarmi a padroneggiare, battelli a attraccare &, senza che un impiegato dello stato -regolamento alla mano- faccia il verbale?
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