Il pranzo è servito

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21 Agosto 2018

Anno 1993: eccolo lì, il ventenne ipertricotico che si autodefiniva nullafacente ma aveva una voglia pazza di partecipare a uno dei quiz sulle reti del Cavaliere, colui che aveva trasformato Milano e la tv in qualcosa di magico. Ed era il Presidente e il proprietario della sua squadra del cuore. Di lì a poco Berlusconi sarebbe sceso in campo, forse perchè teneva molto alle sorti de il paese che amava, forse perchè l’amicizia con Craxi e l’ospitalità verso uno scomodo stalliere lo stavano costringendo a fare la mossa decisiva. Ma diciamocelo, quel Il Pranzo è servito era l’ultima versione, quella con Davide Mengacci, non con Corrado: quindi già qualcosa di serie B. Il grande capo della Lega era Umberto Bossi, che avrebbe appoggiato Il Cavaliere per poi tradirlo, quando i saldi principi leghisti e il celodurismo primeggiarono sulla sete di potere. Tornò sui suoi passi poi, il Senatùr, ammaliato da tante belle poltroncine a Roma, imponenti stipendi e vitalizi. Il resto è storia.

Matteo Salvini ha avuto la strada spianata, salvo tutti quegli indagati nel Palazzo della Regione e quei 49 milioni di euro svaniti nel nulla. Ma nel nostro Paese questi non sono limiti per il successo. Lui incarna il populismo, l’italiano medio che bada al proprio orticello e non alla cosa comune, l’ignoranza beata di chi supplisce le mancanze con la furbizia. Ha in mano un sistema social gestito da potenti nerd per ottenere più favore dal popolo, come nelle grandi sfide politiche negli Stati Uniti. Usa parole ben studiate per circuire l’anziano comune; riporta in auge i valori cattolici e tradizionali di cinquant’anni fa per recuperare l’appoggio del Vaticano; ti mette addosso la paura dell’uomo nero, dello straniero e del tuo vicino di casa diverso. Si allea per convenienza con Il Movimento 5 Stelle ma pensa tutti i giorni allo scacco matto, quando diventerà Presidente del Consiglio. Niente di nuovo: Renzi ha stipulato Il Patto del Nazareno (che sembra qualcosa di sacro) con Silvio, pur di diventare il Premier mosso nell’oscurità da Denis Verdini. E non elenchiamo tutte le strane alleanze nate nella storia della politica italiana.

E per quanto riguarda il razzismo c’è qualcosa di nuovo? Direi proprio di no: facciamo un breve viaggio nel tempo. Nel Medioevo i signori del Nord Italia erano proprietari dei loro poderi, avevano le proprie attività e se erano abbastanza furbi godevano della benedizione papale. Difendevano il loro orticello con il coltello tra i denti, al punto che proprio il Papa, che voleva estendere i propri domini esentasse sotto il segno della Croce, li volle chiamare a sè per le Crociate. Tutti coloro che potevano combattere e speravano in grandi ricompense erano assoldati, nel nome di Dio, per uccidere in battaglia i musulmani che usurpavano il Santo Sepolcro e le terre della Bibbia. Purtroppo succede ancora oggi, negli stessi posti e per lo stesso motivo: occupare una zona geografica strategica per avere l’egemonia sul Mediterraneo. Oggi si sono aggiunti i gasdotti, il mercato del petrolio, il traffico di armi e droga, ma a quei tempi che ne sapevano. Le città italiane e i loro abitanti odiavano lo straniero, il barbaro ma soprattutto il musulmano, perchè glielo dicevano il prete, la nonna, il nonno, la mamma, il papà: quelli venivano per ammazzare tutti gli uomini, rapire le donne e i bambini e distruggere il cristianesimo. Poi il Mediterraneo non bastò e qualche secolo dopo molti europei (sempre protetti dalla Croce) compirono dei genocidi in Centro e Sud America. Poi piacque molto anche l’Africa. Tutt’oggi nei libri di storia che studiano i nostri ragazzi a scuola (inclusi i figli di immigrati), questi avvenimenti sono narrati come grandi gesta compiute da grandiosi personaggi. Nel frattempo in Italia (che non era certo la nazione unita e tutta d’un pezzo di oggi) si bruciavano donne in piazza chiamandole streghe e si eviravano i sospettati di omosessualità, per poi imprigionarli. Avvicinandoci a noi nella storia, a un certo punto a molti italiani non piacquero più gli ebrei, e aiutarono un autoritario signore calvo a farli deportare nei campi di sterminio. Avanzando di qualche decennio, ecco la paura verso l’hiv, verso gli omosessuali che sicuramente erano tutti infetti, come i drogati, di quel virus lì. E poi i noiosi vu cumprà, gli slavi che arrivavano con le barche. Magari qualche straniero a posto lo trovavi, e allora lo mettevi a fare le pulizie nel condominio, quando a Il Cairo era ingegnere. E gli albanesi negli anni 90, ve li ricordate? La costante invece sono sempre stati i Rom, con il simpatico appellativo di zingari, come ci hanno insegnato i nostri nonni. Poi, dal 2001, l’odio totale è tornato verso il Medio Oriente, senza distinzioni: tutti Bin Laden e tutti Isis.

Torniamo a oggi. Tito Boeri ha recentemente lanciato l’allarme: se c’è una forza lavoro di cui la Previdenza Sociale non può fare a meno è proprio la categoria degli immigrati. In regola, ovviamente. Gli altri non sono censiti, però le mafie li fanno lavorare tanto, ormai utilizzando solo loro per qualsiasi tipo di mansione e accrescere il nostro sommerso, che si nasconde sotto al PIL. Tanti paesi europei, con la fine delle colonie, hanno integrato gran parte degli immigrati provenienti da paesi lontani che erano sotto il loro governo. Il meltin’ pot ha caratterizzato gli ultimi decenni europei: Londra, Parigi, Amsterdam, Berlino sono solo alcune delle città in cui da ormai tantissimo tempo convivono origini e religioni di ogni tipo. Le nazionali di calcio? Neo Campioni del Mondo i francesi con quasi tutta la squadra di origini africane; la Germania piena di turchi; l’Olanda con campioni originari del Suriname fin dagli anni 80; e poi c’è l’Italia, dove un giocatore di colore può destare un tale scalpore da diventare un caso mediatico per un anno intero. Lascerei perdere il rapporto tra l’Italia e le colonie, ho troppa vergogna solo a pensarci. Però mi piace ricordare i milioni di italiani che emigravano e soffrivano le pene dell’inferno: alcuni avevano successo, altri si facilitavano la vita esportando la mafia. Se andate a New York, fate visita a Ellis Island e guardate nelle foto d’epoca quante migliaia di italiani arrivavano sulle navi.

Pochi giorni fa ho sentito un settantenne dire “gli ospedali pubblici fanno tutti schifo, sono pieni di arabi”. Ecco, questa persona, come milioni di altre (insomma, qualcuno li avrà pure votati) non è nata a fine anni 70 ed è diventata razzista nel 2018 con Salvini. No. Lo è da molto prima. Quindi il lavoro che fa la Lega cos’è? Affondare il coltello nella piaga, calcare con l’aratro nel solco già presente da secoli in questo sfortunato Paese razzista e classista, dove per ottenere consensi e voti non devi fare solo i lavoretti politici a Palazzo, ma devi anche conquistare il popolo (o almeno la percentuale di popolo che ti serve). Siamo un Paese che si merita il ministro Fontana, perchè abbiamo ancora bisogno di fare i Pride per far notare all’Italia che esistono gli omosessuali, i bisessuali, i transessuali, mentre in uno Stato moderno e intelligente non dovrebbe minimamente esserci il bisogno di manifestare ad un Pride. Siamo un Paese che si merita quotidiani cartacei e online come Il Giornale o Libero, che in uno Stato moderno e intelligente non vedrebbero neanche la luce. Ci meritiamo questa gente perchè quando dobbiamo protestare e insultarli lo facciamo su Facebook, su Twitter e con le foto su Instagram, e intanto tutto scorre e va alla deriva, con una grande onda cavalcata da Salvini e compagnia bella. E prima di lui c’erano gli altri e gli italiani non facevano niente. E dopo di loro ce ne saranno altri e gli italiani useranno un nuovo social network per protestare. E non faranno niente.

Concludo con alcune parole di Noam Chomsky che ho letto nel suo ultimo libro/intervista. Ho trovato queste frasi molto adatte all’argomento, e lui pensa sempre che in fondo una piccola speranza nel genere umano ci sia: “Ho l’impressione che l’indifferenza alla sofferenza altrui – sia quella del prossimo più immediato sia quella di chi vive all’altro capo del pianeta – derivi in gran parte dall’inconsapevolezza, e forse dall’accecamento dovuto all’indottrinamento e all’ideologia. In questo caso bisogna operare per favorire un atteggiamento critico nei confronti degli “oggetti di fede”, siano essi laici o religiosi; incoraggiare la capacità di porre domande, di esplorare, di vedere il mondo dal punto di vista degli altri.”

TAG: berlusconi, Chiesa, denis verdini, diritti lgbt, il pranzo è servito, immigrazione, lega nord, Lorenzo Fontana, Matteo Renzi, matteo salvini, medioevo, movimento 5 stelle, noam chomsky, Tito Boeri, Umberto Bossi, vaticano
CAT: Governo, immigrazione

3 Commenti

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  1. evoque 2 anni fa

    Condivido le parole di Noam Chomsky, ma mi domando: in quanto tempo? Ricordo che Einstein parlava di infinitezza della stupidità umana e che Machiavelli diceva che al mondo non c’è che volgo (massa acritica)…P.S. Si è dimenticato la Verità, diretta da quel tizio che si inventava gli attentati.

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  2. cantelmo19 2 anni fa

    in questo articolo come in tanti altri è riscontrabile il solito limite borghese per quanto riguarda la comprensione dello stato d’animo di chi non sopporta più le conseguenze del degrado. La critica di alcuni ottusi non riesce proprio a focalizzarsi sulle realtà che i ceti più bassi hanno da affrontar ogni giorno: invece di esser capiti, vengono denigrati e definiti ignoranti. Qui viene giudicato un signore che giustamente si lamenta dei ritardi e i problemi creati dalla malasanità ma aggravati dalla massiccia presenza di immigrati irregolari che manifestano atteggiamenti non particolarmente piacevoli. Il disagio espresso da questo signore, per esser compreso, non va giudicato da una posizione benestante, privilegiata e buonista.

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