“Anche No, francamente”. Massimo D’Alema si riprende la scena

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6 Settembre 2016

“Guardi, qui sono io che garantisco la sua tranquillità, non viceversa”. Sono le parole con cui Massimo D’Alema gela il direttore del Foglio, quando lo sventurato lo sollecita con un “Su, risponda tranquillamente” nel dibattito alla Festa dell’Unità.

È lì per discutere di politica estera con il ministro Gentiloni, ma a nessuno importa del tema in discussione, e sì che, insomma, di questioni ce ne sarebbero. Ma no, sono tutti lì per la ridiscesa in campo di baffino, e persino Gentiloni si adegua al ruolo di contorno, essendo una persona per bene. D’Alema lo ringrazia a modo suo, diciamo, concedendogli che sta svolgendo il ruolo a capo della Farnesina “in modo dignitoso”. Tanto per capire il clima.

Il referendum. Si parla solo del referendum. E D’Alema spiega, argomenta, gigioneggia. Gioca in casa, il pubblico è lì per lui, con l’aria di chi finalmente può guardare uno spettacolo di qualità, dopo troppo tempo passato a seguire figure sbiadite. Perchè va bene, Cuperlo e la sua cultura, Orfini e le sue giravolte, Speranza e le sue ambizioni, persino Bersani con le sue metafore: massimo rispetto eh, ma via, non scherziamo.

Anche al Cinema Farnese, dove D’Alema presenta i suoi Comitati per il No, il copione è lo stesso. Quando scandisce “La ministra Boschi vuole convincermi ? Organizziamo un dibattito, confrontiamoci” tutti chiedono dove si comprano i biglietti, e qualcuno vorrebbe chiamare Telefono Azzurro.

Ma questo è colore, e vale la pena chiedersi invece qual è il senso politico di questo riaffacciarsi in grande stile del Rottamato per eccellenza. E anche qui, lui sembra aiutarci parecchio; quando afferma che una vittoria del No metterebbe in soffitta il Partito della Nazione, che il PD è un partito senza popolo, e che esiste un popolo senza partito, si capisce che punta al bersaglio grosso: riprendersi il Partito, liberarlo dal renzismo e dai suoi addentellati ideologici.

È un’ipotesi sensata, quella dalemiana ? C’è un calcolo raffinato, come vorrebbe la nomea del protagonista, o il desiderio di rivincita personale acceca, e rende imprudenti ?
Il Renzi di questi tempi, è chiaro, ha il respiro corto. Anche i suoi sostenitori più accesi, dovendo dare un giudizio sul percorso del suo governo, dicono che sì, qualcosa è stato fatto, ma si può fare di più, si deve fare di più. Persino un pezzo da novanta come Roberto Perotti, parlando al Corriere, molla una serie di sberle al Governo da lasciare intontiti.

Ma Renzi, giova ricordarlo, non è lì per un accidente del caso; c’è perchè il partito dei Bersani, dei D’Alema, dei Cuperlo, ha perso di brutto, tre anni fa. Talmente di brutto che nemmeno hanno saputo dirlo, e hanno detto di avere “non vinto”.

E no, non c’è, al momento, una versione “di sinistra” del PD che abbia una visione del mondo, dell’Europa, dell’Italia tale da poter dare battaglia politica di grande respiro. E la grande famiglia socialista europea non offre grandi esempi a cui ispirarsi, francamente.

Resta la tattica, allora, e in quest’ottica ci si può chiedere: e se il ritorno di D’Alema fosse l’elemento che ridona vigore al renzismo un po’ loffio di questi tempi ? In fondo, poter riprendere la grande narrazione del nuovo che cerca di farsi spazio, e dei dinosauri della vecchia politica che cercano disperatamente di riaffacciarsi alla ribalta, è un regalo che Renzi gradirà, e molto.

E se anche D’Alema vincesse la sua battaglia, chi ne godrebbe i frutti ? Pensare al vecchio leader come involontario apripista di un epopea a cinque stelle sembra ingeneroso; possiamo sinceramente dire che sia anche del tutto infondato ?

Non è inusuale, per i grandi attori, scambiare l’applauso di cortesia del pubblico – e il fremito nostalgico che lo percorre – per una conferma della propria eterna attualità. Ma c’è un pubblico che non soffre di nostalgia, disdegna i palcoscenici datati, e chiede spettacoli inediti, in lingue ancora poco note. Piacergli non è impossibile, ma ci vogliono disponibilità all’ascolto, e tonnellate di umiltà. Che no, non è la specialità della casa.

TAG: massimo d'alema, Matteo Renzi, Pd, referendum
CAT: Governo, Partiti e politici

Un commento

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  1. igor 4 anni fa

    D’Alema non si riprende la scena, sono gli altri che la lasciano.
    Rimane poi il dubbio che tutto questo sia solo una ripicca per qualche carica negata che ha adombrato l’ego del nostro riformatore e promotore della bicamerale.

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