L’incarico? No, grazie!

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6 marzo 2018

Se la politica fosse matematica l’incarico esplorativo per trovare una maggioranza parlamentare e formare un governo per la 18esima legislatura dovrebbe andare a Matteo Salvini, leader di fatto della coalizione del centro (?)-destra  che ha ottenuto la maggioranza relativa dei voti e dei seggi (alla Camera 37% con circa 260 seggi su una maggioranza di 316 e al Senato 37.5% con 135 seggi su una maggioranza di 161).

Tuttavia a Salvini, Di Maio o chiunque, mi sentirei di consigliare di far passare un altro (“Prego, dopo di lei” e varianti).

Il motivo è semplice. Il primo “esploratore” sarà impallinato in modo piuttosto  brutale.

I parlamentari, freschi di campagna elettorale, sono ancora piuttosto tonici (“Gliela facciamo vedere noi!”) o arrabbiati (“Maledetto destino!) da fare a pezzi il primo estraneo che si presenterà in cerca di voti.

Caduto il primo, la cosa sarà diversa.

Sia perché, il “coalizzarsi contro”, magari, avrà fatto vedere che si può fare qualcosa assieme: prove di collaborazione (sia pure in negativo) su cui forse il Presidente Mattarella fa un po’ di affidamento, almeno come momento educativo.

Poi perché si sveglierà la tigre.

Quale tigre? Se il PD ha una mucca in corridoio, il Paese convive con una tigre in salotto.

In questi giorni se ne sta raggomitolata e sembra un innocuo gattone di 1 metro e mezzo (oggi 131).

Ma se si arrabbia diventa 3, 4 o persino 500 punti (chiaro, no?).

Quando il primo incarico fallirà, la tigre diventerà  un po’ nervosa e darà una zampata da lasciarci tramortiti.

A quel punto il “responsabile” che c’è in ogni parlamentare si sveglierà e il secondo incarico, credo, avrà tutt’altro destino…. sempre che la bestia non s’arrabbi prima.

TAG: elezioni politiche 2018, governo
CAT: Governo, Partiti e politici

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