Se vai a cena con Buzzi diventi ministro, se ci vai con tua moglie ti cacciano

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10 Ottobre 2015

Quando il sindaco Marino avrà riacquistato la lucidità necessaria per riflettere serenamente sui motivi che hanno portato alla sua caduta non potrà non osservare la differenza di trattamento rispetto a tanti colleghi di partito. La storia del passato recente del Pd è piena di avanzamenti di carriera in seguito a scandali o inchieste giudiziarie, di spese mai chiarite e amicizie improvvisamente “pericolose”, che raramente hanno impedito l’ascesa politica.

Senza tirare in ballo il caso del governatore De Luca o del sottosegretario Barracciu, di cui si è ampiamente discusso anche da queste parti, per rimanere nel campo degli scontrini sospetti,  basti pensare ai consiglieri regionali Pd protagonisti della rimborsopoli del Lazio durante il governo di Renata Polverini, allontanati in malo modo dall’attuale governatore Nicola Zingaretti, che ne pretese la non ricandidatura, e promossi contestualmente quasi tutti in parlamento.

I più attenti potrebbero osservare come a quei tempi il premier Renzi ancora non avesse preso in mano le redini del partito, ma non è che con la” rottamazione” e il commissariamento di Matteo Orfini le cose sia cambiate. Anzi. Il “bacio” al  “grande capo” che la deputata Micaela Campana, mai indagata, indirizzava al ras della cooperativa 29 giugno, Salvatore Buzzi, non le ha mai impedito di perdere il ruolo di “responsabile Welfare Pd” che tuttora detiene. Così come la partecipazione all’ormai mitica cena del 2010 a base di Buzzi, Casamonica e Alemanno, non ha mai messo in discussione la carriera politica di Giuliano Poletti, che proprio Renzi ha voluto ministro delle Politiche Sociali.

Perché, è chiaro, ci sono cene che cambiano la vita, altre che la annientano. Cene milionarie su cui è impossibile indagare, come quella di finanziamento per Matteo Renzi a cui partecipò anche Buzzi (novembre 2014), e cene di cui si riesce a ricostruire tutto anche a distanza di anni, come quelle di Marino.  A questo dovrà pensare il sindaco quando, riconquistata la libertà, potrà rimettere insieme i pezzi del puzzle di questi due anni e mezzo alla guida di Roma. Se invece della moglie, quella bottiglia di vino pregiato l’avesse condivisa con qualcun altro, ora forse starebbe al suo posto. Blindatissimo.

 

 

TAG: casamonica, cooperativa 29 giugno, Gianni Alemanno, giuliano poletti, Ignazio Marino, mafia capitale, Massimo Carminati, matteo orfini, Matteo Renzi, Nicola Zingaretti, renata polverini, Salvatore Buzzi
CAT: Governo, Partiti e politici, Roma

Un commento

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  1. pistis-luigi 5 anni fa

    Il problema per Marino non è che abbia pagato con la carta del comune una cena privata ( si spera a lume di candela! ) con sua moglie, ma che abbia mentito su tutta la faccenda. Anche un mona qualsiasi, come si dice qui a Treviso capisce che, dati i tempi, non sarebbe stato il caso di commettere cavolate del genere! Vien veramente da chiedersi: ma dove vive ‘sta gente?

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