Caro Malagò, perche lo streaming non l’hai fatto con Caltagirone?

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22 Settembre 2016

Dietro la bocciatura della candidatura Olimpica si nasconde soprattutto il tramonto di una classe dirigente abituata a prendere decisioni per la collettività, senza sentire la necessità di confrontarsi fino in fondo con gli istituti democratici. Dopo quasi due anni interi passati a difendere in ogni modo un dossier olimpico di cui pochi conoscono la genesi, solo ieri pomeriggio, di fronte al no del comune di Roma, il presidente del Coni Giovanni Malagò si è detto pronto ad indire  quel “referendum”, che fino a due mesi fa, per sua stessa ammissione, non aveva senso fare.

Nel 2015, nonostante il voto favorevole espresso dall’assemblea capitolina alla candidatura di Roma 2024, l’ex sindaco Ignazio Marino e il suo assessore all’urbanistica Giovanni Caudo, per settimane intere, tentarono di modificare le linee guida del progetto proposto dal suo Comitato, “un progetto che nessun romano conosce o ha condiviso”, trovando però dinnanzi a loro un muro insormontabile, che contribuì anche alla fine prematura della loro esperienza amministrativa in Campidoglio.

La scelta di collocare il villaggio degli atleti nella zona di Tor Vergata, in un’area su cui persistono forti interessi per alcune imprese legate al costruttore Caltagirone, non convinceva l’ex sindaco, che avrebbe, invece, voluto riqualificare alcune aree più centrali per farne poi “la città della giustizia”. “Abbiamo cercato in ogni modo – scriveva l’ex sindaco Marino in una lettera all’Espresso dello scorso febbraio – di spiegare tutti i disagi che la scelta di Tor Vergata avrebbe provocato nonostante fosse ossessivamente caldeggiata da Giovanni Malagò, da Luca Cordero di Montezemolo e suppongo da Matteo Renzi”.

Virginia Raggi, al contrario del suo predecessore, a dialogare non ci ha nemmeno provato, respingendo direttamente al mittente la candidatura delle “Olimpiadi del mattone”. A nulla sono valse le tentate aperture di Giovanni Malagò, che, addirittura ieri, in un impeto di trasparenza mai provato prima, aveva chiesto che l’incontro con la sindaca in Campidoglio si tenesse in diretta streaming. La richiesta si è dimostrata inutile, vista la “sòla” rifilata dalla Raggi, che ha preferito intrattenersi in trattoria piuttosto che incontrarlo. Tuttavia ha fatto sorgere più di un interrogativo: ma perchè lo streaming Malagò non lo ha fatto la sera in cui decisero il progetto?

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CAT: Governo, Roma

3 Commenti

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  1. evoque 4 anni fa

    Domanda a cui è facilissimo rispondere: perché lo streaming era uno dei tanti atout (fasulli) del M5s.

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  2. mabau-smart 4 anni fa

    evoque non credo abbia capito lo spirito della domanda. Lo streaming, strumento di trasparenza e di democrazia se vogliamo, non ci sarà mai nei colloqui in cui si spartiscono le disponibilità di fondi a supporto di eventi come le olimpiadi tra i soliti noti… interpreto in modo errato?

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    1. evoque 4 anni fa

      Caro Marco, l’ho capito, l’ho capito. Rispondevo ironicamente alla domanda, perché ho ben presente quanto il M5S avesse fatto dello streaming un proprio punto di vanto. Purtroppo, quel principio, come tutti i princìpi strombazzati da Grillo & CO, è rimasto solo sulla carta. Ed ecco allora che Malagò, un po’ (tanto) sfottendo, lo ha chiesto alla Raggi sulla decisione di dire NO alla candidatura alle olimpiadi. P.S. Io non sono d’accordo sullo streaming, sempre e comunque. Pensa infatti a una riunione in cui debbano essere prese delicate decisioni in politica estera. Fai lo streaming? Così metti a parte di questioni delicate i buoni e pure i cattivi? Lo streaming è, in sostanza, uno specchietto per le allodole, studiato da una società di marketing. Quale è appunto la Casaleggio e Associati.

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