Citizen Ramy

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22 marzo 2019

È tutto molto semplice, perché avete le idee chiare.

Voi, che interpretate al meglio lo spirito del tempo nel quale stiamo affogando ormai da un po’, siete contrari allo Ius soli, perché mica basta nascere in Italia per essere italiani.

Il vostro convincimento non viene minimamente scalfito da considerazioni banali, come ad esempio: “Perché, voi invece come siete diventati italiani? E i vostri genitori? E i loro?”.

Vogliamo metterla sulle radici culturali? Anche fingendo di ignorare il fatto che siamo una nazione molto giovane e un popolo frutto di innumerevoli incroci etnici, rischiereste di far cascare l’asino sul fatto che persino i vostri più autorevoli rappresentanti hanno manifestato qualche problema col tricolore e addirittura nel padroneggiare la lingua di Dante. E mica secoli fa.

Ma voi niente, tenete il punto con coerenza.

Se nasci in Italia da una famiglia di immigrati o, peggio, se tu stesso arrivi qui nonostante i porti chiusi e tutti gli altri sforzi fatti per impedirlo, al massimo puoi sperare di essere sequestrato insieme ai tuoi compagni di scuola da un tizio armato, che ti lega e ti minaccia con benzina e accendino.

Se poi superi la prova e ti riesce di portare a casa la ghirba, la tua e magari anche la loro, allora possiamo anche prendere in considerazione l’idea di concederti generosamente l’onore di essere uno di noi.

Non stiamo mica qui a porci domande inutili su cosa sia un diritto e cosa sia una concessione. Ti basti sapere che pagherai le tasse che non riuscirai ad evitare, parcheggerai in doppia fila, ti godrai il governo del cambiamento e una nazionale di calcio quattro volte campione del mondo. Poi magari qualcuno continuerà ad essere razzista nei tuoi confronti, ma noi più di questo non possiamo fare.

È tutto molto semplice.

Soprattutto se visto con gli occhi di un ragazzino di 13 anni, che non si perde in buonismi e speculazioni politiche come invece facciamo noi adulti: “Se mi daranno davvero la cittadinanza italiana sarò felice. Per essere schietti, è il mio sogno. Ma allora dovrebbero darla anche a mio fratello e ai miei compagni di classe di origine straniera che vivono in Italia da tanto tempo e magari sono pure nati qui”.

Nonostante tutto, forse questo Paese ha un futuro.

Che non è fatto di cittadinanza con la condizionale e che, soprattutto, non siete voi.

TAG: Ramy Sheata; San Donato; Scuolabus; Ius Soli; Cittadinanza italiana
CAT: immigrazione, Integrazione

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