Se la Merkel vede il mondo come Bush, le donne di Colonia pagano le conseguenze

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12 Gennaio 2016

Bill Maher, il comico e commentatore politico americano, ai tempi della presidenza di George Bush aveva una gag che partiva così: «I popoli che non sono come noi, veramente non sono come noi!». Era il suo modo per spiegare quanto fosse ingenua l’amministrazione di Bush figlio nell’aspettarsi che le cose in Irak andassero bene solo perché invadendolo portava la libertà in quella terra. Maher derideva l’errore madornale dei falchi repubblicani che vedevano il mondo da una prospettiva occidentale, ignorando il fatto che la libertà non era un valore così imprortante per il popolo iracheno, e che l’Islam comunque non le attrbuisce la stessa definizione delle società occidentali.

Ma l’errore per la quale Maher sbeffeggiava la destra americana non lo si può aacrivere anche alla Sinistra europea e il suo atteggiamento verso l’immigrazione e l’integrazione?

La notte del capodanno, nel centro di Colonia, circa un migliaio di uomini hanno aggredito decine di donne, molestandole o addirittura stuprandone alcune. Lo scandalo è stato aggravato quando il quotidiano Bild ha rivelato un dossier trapelato dimostrando che la polizia, oltre ad essere incapace di rispondere all’emergenza, in seguito ha ommesso nei suoi rapporti il fatto che i sospetti non solo erano dalle orgini medio-orientali o nordafricane, bensì molti di loro erano dei richiedenti asilo entrati nel paese grazie alla controversa politica dell’accoglienza della Cancelliera Angela Merkel.

Successivamente, il ministro degli interni dello stato Nordreno-Vestfalia Ralf Jaeger ha dimissionato il capo della polizia di Colonia e solo ieri ha ammesso che i sospetti sono “quasi esclusivamente” degli immigrati. Sono state fatte 500 denunce. Dei 19 indagati nessuno ha la cittadinanza tedesca, 14 sono algerini o marocchini, 10 sono richiedenti asilo 9 dei quali sono entrati nel paese dopo il settembre 2015.

Nella conseguente ondata di indignazione, oltre al solito silenzio delle femministe di Sinistra che non amano aprire la bocca se nel mezzo c’è qualche traccia dell’Islam, due episodi hanno catturato la mia attenzione: un certellino scritto a mano poggiato sulle scale della cattedrale di Colonia dove si leggeva: ”Le donne non si picchiano neanche con i fiori” e la protesta dell’artista svizzera Milo Moire che si è spogliata davanti alla cattedrale con un cartello: “Rispettateci! Non siamo prede libere nemmeno se siamo nude.”

Queste manifestazioni di principio e solidarietà, rispettabili che siano, hanno una cosa in comune con la politica di immigrazione della Sinistra e della Democristiana Merkel: sono basate su una visione occidento-centrica del mondo: sull’idea che loro, in fondo, sono come noi.

Perché la Sinistra e la Merkel credono che si possono far entrare milioni di individui di una cultura diversa se non opposta a quella prevalente in Occidente ed integrarli con successo?

Proprio perché credono che anche loro sono come noi. Che anche loro, in fondo, vogliono una vita migliore per se stessi e i loro figli, come noi (come ce lo ricordano ad nauseum i giornalisti dei mass media che riportano la crisi migratoria). Perché, credono, se apri le braccia e gli offri passaporti facili, loro lo apprezzaranno e diventeranno tedeschi (o francesi, italiani, ecc). Proprio come noi siamo andati in America e siamo diventati americani.

Perché l’Islam, ti dicono, sarebbe una religione come le altre, e quindi come il Cristianesimo. Anche il Corano sarebbe un libro sacro come la Bibbia. E quindi i concetti abominevoli che ci trovi sulle donne, per esempio, le si possono trascurare come noi abbiamo trascurato le assurdità della Bibbia.

Nasce un’ideologia multiculturalista dove tutte le culture, che naturalmente devono avere pari dignità, possono convivere in armonia rispettando le regole di base come una costituzione nazionale. E perché no? Del resto, noi siamo riusciti a conciliare la nostra cristianità con lo stato laico e la democrazia liberale e pluralista, vero? Allora lo possono fare anche loro. Dopo tutto, non abbiamo stabilito che loro sono come noi?!

Secondo questa ideologia catto-sinistroide, dimostrando la bontà si riceverà bontà. E i nuovi arrivati con l’aiuto di qualche volantino o al massimo un corso di integrazione diventeranno cittadini rispettosi della laicità e delle leggi nazionali come noi. Perché sotto sotto sono già come noi, ve lo ricordate?!

E come reagisce la ideologia multiculti quando la sua visione viene contraddetta dai fatti?

Primo, se qualcuno osasse dire di no – che l’Islam non è come il Cristianesimo, che lo status del Corano nella giurisprednza islamica non è come quello della Bibbia nella legge canonica, che paragonare la violenza dell Islam di oggi con la violenza dei cristiani di 5 secoli fa è assurdo, che Maometto non visse come Cristo – verrà accusato di blasfemia, oggi chiamata ”razzismo”.

Secondo, i fatti inconvenienti semplicemente si insabbiano, come ha fatto la polizia di Colonia con la identità degli aggressori. Come in Inghilterra hanno fatto la polizia, i servizi sociali e le amministrazioni locali nello scandalo Rotherham, dove dei cittadini d’origine pakistana, che non erano richiedenti asilo appena arrivati bensì nati e cresciuti nel Regno (dis-)Unito, per oltre un decennio avevano abusato centinaia di ragazze minorenni bianche nell’impunità perché le autorità avevano paura di essere etichettati come razzisti e non volevano disturbare la (inesistente) coesione sociale tra le comunità!

A chi dice che le donne non si picchiano neanche con i fiori bisogna ricordare che il Corano ordina a picchiare la moglie disobbediente (Sura Nissa, verso 34). A chi rivendica il diritto di non essere violentata anche quando nuda bisogna ricordare che nella legge islamica la moglie si deve sempre concedere al marito, e questo ha perfino un termine tecnico: tamkin. Questo è il trattamento che l’Islam riserva alle sue donne. Figurarsi alle infedeli peccatrici svestite che si vogliono divertire a capodanno.

L’impresa di integrare, già disperata a causa di una materia prima non integrabile, diventa ancora più ardua in una concezione di pari dignità per le culture. Come si può intgragare una cultura che si considera la migliore e l’ultima e l’unica via di salvezza se invece la cultura occidentale non ha il coraggio di affermarsi come la cultura primaria e di riferimento neanche nella sua terra? Quando abitavo in Germania, venni a conoscere dei cosiddetti Integrationskurs, facoltativi per me ma obbligatori per gli stranieri che volevano ottenere la carta di soggiorno o la cittadinanza tedesca. L’ironia che mi colpì era l’opzione di corsi “nur für frauen” (solo per le donne). In altre parole, un corso mirato ad integrare le future cittadine in una società non segregata accontentava i mariti musulmani promettendogli che le loro mogli si sarebbero trovate nelle aule segregate!

In un tale clima, la signora Merkel aveva annunciato che “wir schafen es” (ce la faremo) dopo aver spalancato le porte alle ondate dei presunti profughi. E come ci aspettavamo ha ribadito che questi futuri cittadini “sono una risorsa”. Promessa ancora da verificare. Ciò che si è gia avverato è che la Germania oggi è un po’ meno sicura, e anche un po’ meno trasparente.

TAG: colonia, diritti delle donne, Germania, immigrazione, Integrazione, islam, Merkel, multiculturalismo, multiculturalità, profughi, questione islamica
CAT: immigrazione, Questione islamica

2 Commenti

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  1. astaiti 5 anni fa

    Grazie per la riflessione, ben argomentata. Mi inquieta un po’ la conseguenza che mi pare ci inviti a trarre: cioè che loro NON sono come noi. In che senso dovremmo intendere questa affermazione? Nel senso che siamo di fronte a una specie animale differente? Credo non possa essere la sua intenzione. Allora forse che non esiste alcun sub-strato genericamente “umano” che sottende le varie differenze culturali? In questo caso peró dovremmo sposare un relativismo culturale estremo, che renderebbe poi estremamente difficile giustificare la pretesa validità, ad esempio, dei diritti umani che tanto ci stanno a cuore. Dovremmo sposare una visione del mondo per cui semplicemente nella storia vi sono molteplici culture che lottano per la supremazia senza che si possa far questione sensata del loro intrinseco valore o disvalore. Arriveremmo dunque alla legge del più forte, e in questo caso ad una certa legittimazione di culture e visioni del mondo che mirano ad affermarsi proprio sulla base della forza. Il punto non é coltivare la credenza (quella sí ingenua) che LORO in fondo sono come NOI, dove con “NOI” si intende “noi in quanto occidentali” bensì “noi in quanto esseri umani”, cioè esseri che godono e soffrono grossomodo per le medesime ragioni, che possono fiorire o declinare, e che in qualche modo aspirano a realizzare se stessi. Se si vuole argomentare che la stessa categoria “essere umano” con i suoi correlati é un mero prodotto Occidentale, allora ritorniamo al problema di prima: un relativismo spinto che mina alla base ogni tentativo di giustificare gli strumenti cui ci appelliamo per cercare di costruire la pace e la convivenza. Un relativismo di questo genere, tuttavia, é facile da sostenere in sede accademica e politico-culturale ma a mio avviso dimostra la sua inconsistenza quando si incontra concretamente, faccia a faccia, individualmente, una persona proveniente da un contesto culturale diverso. Non si tratta di tacere gli aspetti gravemente problematici dell’Islam ma, a mio avviso, anzitutto di riflettere sugli aspetti amplificatori e disumanizzanti del “branco” e delle varie modalità in cui il nostro modo profondamente manchevole di organizzare l’accoglienza e poi l’insediamento di certe comunità nei grandi centri urbani faciliti la formazione di branchi. Se poi il branco é formato da persone con idee sbagliate (e non semplicemente “altre”, infatti LORO sono come NOI in quanto esseri umani, e quindi credenze che danneggiano l’umanità loro e altrui vanno criticate) ecco create le condizioni per disastri come quello di Capodanno.

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    1. nicholaslepanto 5 anni fa

      Innanzitutto grazie per il Suo commento estensivo.

      Ha sollevato tante questioni e cerco di rispondere ad alcune di queste:

      Riguardo alla distinzione tra ”noi” e ”loro”, è chiaro che anchio ritengo che siamo tutti esseri umani, e sono anche d’accordo che molti di ”loro” vorrebbero una vita migliore per se stessi e per i loro figli. Il problema e’, che non ”aspirano a realizzare se stessi” nel quadro dei valori che noi nell’Occidente diamo per scontati e il conflitto parte da qui.

      Lei ci mette in guardia contro ”un relativismo culturale estremo, che renderebbe poi estremamente difficile giustificare la pretesa validità, ad esempio, dei diritti umani che tanto ci stanno a cuore.”

      Le devo dare la notizia che questo ”relativismo culturale estremo” è già stato sposato; è gia’ in pieno corso! Le ho dato un esempio concreto dei corsi di ”integrazione” solo al femminile in Germania. Ecco un altro esempio: Ogni mese solo a Londra cinquecento ragazzine vengono trattate per le lesioni dovute alla mutilazione genitale. E sebbene questa pratica fosse illagale nel Regno Unito, nessuno nella sua storia è stato condannato per questo reato perché le autorità non vogliono creare problemi con una parte sempre piu’ crescente della popolazione per la quale i “valori che stanno a cuore” a me e a Lei, inclusa la integrità del corpo femminile, non sono affatto dei valori!

      Quindi i diritti umani sono già relativi caro Andrea. Il problema e’ che non solo l’Occidente non osa più promuoverli in giro per il mondo (mentre l’Iran e l’Arabia Saudita e altri paesi islamici hanno fatto la Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo e ora presiediono anche il Consiglio dei Dirittti Umani dell’Onu), bensì anche a casa nostra guardiamo dall’altra parte quando la nostra versione dei diritti umani viene calpestata.

      Infine, lei ha trascurato gli esempi concreti che ho fornito per far vedere che l’Islam e’ intrinsicamente misogeno e propone un approccio popolare, ma a mio avviso semplicistico e fuorviante, e si concentra ”sugli aspetti amplificatori e disumanizzanti del “branco” e delle varie modalità in cui il nostro modo profondamente manchevole di organizzare l’accoglienza e poi l’insediamento di certe comunità nei grandi centri urbani”.

      In altre parole, Lei in sostanza dice che uno, si tratta di una minoranza pazza (“il branco”) e due, è comunque colpa nostra che li rinchiudiamo nelle banlieus. Non sono d’accordo con nessuna della due conclusioni: l’Islam è un’ideologia intrinsecamente liberticida, antidemocratica, misogena ed omofoba (a proposito dei diritti umani che ci stanno a cuore). Inoltre, i jihadisti britannici non sono cresciuti nelle banliues parigine e questa vecchia spiegazione tanto amata dalla Sinistra che loro ci odiano perchè noi non li trattiamo bene e non approviamo lo ius soli non regge a confronto dei fatti.

      Comunque La ringrazio per l’attenzione e per il tempo che ha dedicato al mio contributo.

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