Quello che abbiamo in testa

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6 gennaio 2020

Quando il titolo scelto per un libro fa una promessa e leggendolo ti accorgi che questa è mantenuta, hai sicuramente in mano un bel libro.

Così è per il romanzo QUELLO CHE ABBIAMO IN TESTA di Sumaya Abdel Qader.

La trama scorre veloce in una galleria di episodi e riflessioni con a tema il matrimonio, il lavoro, l’educazione dei figli, la vita spirituale, il volontariato, lo studio, il divertimento e l’immigrazione.

Tutto ambientato in un universo ben connotato: l’islam italiano che con una brutta parola siamo soliti chiamare di “seconda generazione”. Dopo aver letto questo romanzo credo tutti possono convenire che anche questa è un’etichetta senza spessore.

I toni sono tutti presenti: l’allegria e il dramma, il riso e il pianto, la tenerezza e la rabbia, la passione e l’amarezza.

Grazie a questa lettura,  davvero è possibile, immergersi in ciò che hanno in testa tanti musulmani e musulmane in Italia che ogni giorno affrontano la vita da minoranza non sempre ben vista.

Ci sono pregiudizi da rimuovere, miti da sfatare, luoghi comuni da distruggere, libertà da promuovere.

E il romanzo dipana questa matassa raccontando che tutto questo riguarda chiunque. Anche chi è musulmano ha necessità di rivedersi.

Ho molto apprezzato il gran numero di domande che la donna protagonista del racconto fa a se stessa e a tutti quelli che incontra.

Sono domande rivolte ad ogni lettore perché risvegli la sua curiosità e possa muoversi incontro ad ogni diversità che abita ormai stabilmente e in modo definitivo il nostro mondo italiano, sempre più multiculturale e multireligioso.

Ci sono tanti muri da abbattere, ci sono incontri da promuovere.

E vale la ricetta delle crepe: “piccole cose ma utili a creare crepe, quelle crepe che, una dopo l’altra, fanno crollare qualsiasi castello” (p.193).

La meta è lontana ma vale la pena evocarla per sapere dove andare: la costruzione di un nuovo NOI: “noi è la parola più bella e spirituale del mondo” (p.231).

Il libro mi è molto piaciuto, ma arrivato alla fine ho anche provato una certa delusione.

Sumaya Abdel Qader vi ha messo molto di autobiografico. Ma non tutto.

Dal 2016 è consigliere comunale a Milano, la prima donna musulmana a svolgere questo impegno per la città.

In questo romanzo non c’è un cenno a questa esperienza civile e politica.

Anche io allora ho una domanda per la scrittrice: sarà il tema del prossimo libro vero?

TAG: dialogo interreligioso, islam, società multiculturale, Sumaya Abdel Qader
CAT: Integrazione, Questione islamica

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