“DUE VITE”, CAPOLAVORO DI EMANUELE TREVI: RESTA DENTRO

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17 Aprile 2021

Un bellissimo libro quello scritto da Emanuele Trevi– Due Vite- che merita il “Premio Strega”, per il quale concorre.
Tratta delle vite di due amici scrittori, Rocco Carbone e Pia Pera, con i quali l’autore ha vissuto parte della sua giovinezza.
Trevi è uno scrittore affascinante, che ha il culto della parola, della sinonimia, delle metafore, del periodare limpido che diventa elegia, lirismo.
In questo libro, che per me conclude una trilogia insieme a “Qualcosa di scritto” e “Sogni e favole”, Trevi ci fa comprendere come a volte il destino, la fortuna, il percorso della vita sia già segnato per individui che, arresi caparbiamente ed ostinatamente alla sorte, non riescono a cambiare la traiettoria del proprio cammino.
Così era per esempio Rocco Carbone, la cui esistenza era plumbea come il minerale che rappresentava il suo cognome. E la sua vita era dominata dalle furie del tedio.
Così scrive di lui: “Era una di quelle persone destinate ad assomigliare, sempre di più con l’andare del tempo, al proprio nome. Fenomeno inspiegabile, ma non così raro. Rocco Carbone suona, in effetti, come una perizia geologica. E molti lati del suo carattere, per niente facile, suggerivano un’ostinazione, una rigidità da regno minerale.
In venticinque anni che l’ho frequentato, sui quarantasei della sua vita, mi sembra che sia rimasto sostanzialmente uguale, come se l’esperienza – questa spietata e sbadata matrigna – non avesse lasciato tracce visibili su di lui.
Così come esiste l’orrore del vuoto, certi individui patiscono una vera e propria fobia dell’ornamento… Parlare di Rocco significa necessariamente parlare della sua infelicità, e ammettere che faceva parte della schiera predestinata dei nati sotto Saturno.
Ma a che servirebbe? Più ti avvicini a un individuo, più assomiglia a un quadro impressionista, o a un muro scorticato dal tempo e dalle intemperie: diventa insomma un coagulo di macchie insensate, di grumi, di tracce indecifrabili…il futuro gli appariva come l’irrimediabile ripetizione di un presente insopportabile”
.
Allo stesso modo l’altra protagonista Pia Pera una scrittrice, eccellente traduttrice dei migliori autori  della letteratura russa.
Lascia il segno nella malinconia di Trevi la figura di Pia, che ha la bellezza di un fiore profumato, di un giardino inglese ben coltivato.

Ma sarà colpita dalla SLA a 55 anni, malattia che la porterà via anzitempo.
“Nel fondo dell’anima di Pia, anche nei momenti più difficili e disperati, resisteva sempre una vocazione inestirpabile ad accudire, proteggere esseri umani, animali, vegetali…Era una persona intensa, dotata di un’anima prensile e sensibile…Un giorno di giugno di qualche anno fa, un uomo che diceva di amarla  osservò, con tono di rimprovero, che zoppicasse.Era la prima avvisaglia della SLA, l’inizio di quell’inesorabile calvario che Pia ha affrontato sostanzialmente in solitudine, nonostante gli amici, la madre, le persone che lavoravano ai suoi libri, tutte le altre che l’hanno aiutata, e certamente Macchia, il suo ultimo cane. Ma quella frase, quella situazione, sono agghiaccianti.
Non ci si può passare sopra. Quando Pia inizia lievemente a zoppicare, ha circa cinquantacinque anni: il tempo dei casini e delle persone sbagliate dovrebbe essere abbondantemente trascorso. Che cavolo significa che in quel momento decisivo ti trovi in compagnia, manco fossi una ventenne disturbata a caccia di nuove esperienze, di uno che «dice» di amarti, e che se zoppichi sembra pure infastidito
?”.
Rocco non sarà mai uno scrittore affermato perché è “come fosse un demiurgo imprudente sopraffatto e travolto dalla materia che credeva di poter modellare e dominare” e morirà anzitempo in un brutale incidente stradale;la morte di Rocco fu preceduta da un evento particolare che assume la forma del presagio esiziale: la caduta di un passero nel vuoto, privo della forza di volare.
“Mentre ascoltavo la voce di Rocco, per caso, guardando fuori dalla finestra, mi è caduto l’occhio su un uccellino sospeso a mezz’aria nella luce del tramonto. Per un tempo brevissimo, ma significativo, mi aveva colpito il fatto che se ne stesse lì fermo…Aveva dato due ultimi colpi d’ala, e poi era precipitato giù a peso morto, come se fosse stato colpito da un infarto, o trafitto da un dardo invisibile scagliato da qualche spirito cacciatore della sera”.
Rocco muore in quell’incredibile incidente e ci fa comprendere come la vita sia dominata dal caso, da eventi incontrollabili ed insignificanti che pongono irrazionalmente ostacoli esiziali ed imperscrutabili.
Rocco può essere paragonato ad un personaggio dell’odissea che appare in pochi versi come l’evanescenza misteriosa di un’esistenza: Elpenore.
Appare nel poema giusto il tempo di uscirne in modo catastrofico poche sillabe dopo. Liberi dai sortilegi di Circe, i Greci sono finalmente pronti a riprendere il mare. Elpenore viene richiamato mentre dorme dopo i festeggiamenti, smaltendo la sbronza sul tetto di una casa. Si sveglia, ma non ricordandosi dove si era sdraiato, invece di usare la scala precipita dal tetto e muore sul colpo. Splash – come un fumetto. Hai partecipato alla guerra di Troia, hai seguito Ulisse in tutte le sue traversie, navigando su mari scossi dalla collera del dio del mare in persona, e vai a finire così. Non c’è nemmeno il tempo di piangerlo, il povero Elpenore. Bisogna ripartire prima che quella vecchia pazza di Circe ci ripensi.

Elpenore è un grande tocco d’artista di Omero. Perché nessuno più di lui incarna l’umano. Capita agli uomini di uscire all’improvviso dalle loro storie per una momentanea, irrisoria distrazione, una minuscola sfiga. Qualcosa che non c’entra nulla e prevale su tutto il resto. Da quel momento, l’onda d’urto dell’assurdo procede a ritroso investendo tutto il passato, fino al primo giorno.
Allo stesso modo per la morte per SLA che consuma Pia, essere incantevole.
“Posso solo dire che ai miei occhi Pia è stata sempre un essere incantevole, questa è la parola che sento più vicina a lei, «Pia» e «incantevole» per me sono quasi sinonimi. Tutto ciò che è incantevole produce una specie di perpetuo scintillio, e le persone incantevoli spesso si consumano e infine si dissolvono nel loro sciame vorticante di minuscole luci.
Più la conoscevo, o credevo di conoscerla, più Pia mi sembrava distaccata da una concezione comune del tempo”.
Pia era come il suo giardino, pieno di fiori profumati. ”Quando immagino Pia nel suo giardino, una cesta di vimini in una mano e una piccola zappa nell’altra, non mi viene in mente solo un essere umano che rende vivibile o addirittura bello uno spazio estraneo. Quella che mi si fa incontro è un’immagine della totalità della vita, un’immagine che racchiude in sé ciò che è possibile sapere e ciò che non si può sapere, il giorno e quella parte della notte che, come nelle sonate di Chopin, non diventa mai la luce dell’alba, non passa, permane”.
Un capolavoro questo libro, ti resta dentro.La felicità non esiste: forse la morte è una carrozza di Cenerentola, un cavallo alato che conosce la strada che conduce alla sorgente della vita, all’origine del mondo.

Almeno crediamolo. Per avere la forza di ricominciare.

TAG: Due Vite, Elpenore, emanuele trevi, Omero, premio strega
CAT: Letteratura

Un commento

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  1. lina-arena 4 settimane fa

    e’ una dei più grandi scrittori del momento. Merita un premio.

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