Spezzare il pane

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25 gennaio 2019

Lo chiamano Colibrì.
Da quella volta che un suo capo ha detto di lui: “E’ un fenomeno della natura: 100 chili di grasso e muscoli attivati dal cervello di un colibrì”.
E’ un buon diavolo, però.
E lavora molto.
Per certi versi troppo.
Gliene dico di tutti i colori, a volte, quando mi faccio prendere dall’irritazione per la sua ottusità.
Applicarsi non è sufficiente”, gli dico sempre, “bisogna farlo con un minimo di raziocinio, di intelligenza del contesto”.
Ma sento che è inutile, che non ce la farà mai.
Oggi è venuto da me con l’aria accigliata:
“Capo, lo sai che quella procedura che abbiamo mandato due mesi fa non la rispetta nessuno?”
“Lo sai che ci avrei giurato?”, rispondo subito.
“Cosa intendi dire?” mi dice sorpreso.
“Tu credi che basti mandare in giro una lettera di 12 pagine piena di ghirigori peggio di un capitello corinzio per ottenere il risultato?”
Quella lettera tu però l’hai firmata!”
“Me ne pento amaramente. Però ti ricordi quello che ti ho detto quando sei venuto a farmela firmare?”
“No, veramente”
“Ti ho detto che non mi piaceva come era scritta, che i periodi erano troppo lunghi e troppo infarciti di incisi e di subordinate. C’era un periodo così lungo che avrebbe consentito a chi noi avesse voluto leggerlo senza tirare il fiato di battere il record di apnea in assetto costante!”
“Perchè l’hai firmata allora?”
“Solo perchè tu mi avevi garantito che avresti convocato una riunione per illustrare meglio quella procedura a tutti quelli che la dovevano applicare”.

Mi guarda con un’aria tra l’imbronciato e l’offeso.

“Mi ricordo anche”, riprendo, “che ti dissi che per essere vincente una comunicazione deve essere avvincente. La tua comunicazione era avvincente, ma alla lettera: come un boa constrictor”.

“Io, comunque”, dice il Colibrì, “la riunione l’ho fatta…”

“E come è andata?”

“Benissimo. L’unico che ha obiettato qualcosa è stato Fusco. Ha mandato anche una mail..”

Mi allunga un foglio.  Lo leggo rapidamente.

“Mi sembrano obiezioni ragionevoli”, dico, “cosa gli hai risposto?”

Veramente non abbiamo risposto”, mi risponde il Colibrì, stringendo le spalle, “tutti gli altri sembravano d’accordo…”.

“Questo è il vizio che avete in parecchi qui dentro”, sbotto, “pensate o vi fa comodo pensare che se una critica proviene da una minoranza, questo dà un buon motivo per ignorarla. Lo volete capire o no che in un sistema condizionante come il nostro la critica è per definizione il prodotto di una minoranza? Richiede volontà di uscire allo scoperto, e questo esclude il cinquanta per cento delle persone, e capacità di pensare e questo esclude quasi tutti gli altri”.

Il Colibrì è stremato. Abbassa la testa e non sa più cosa dire.

“Anche a me qualche anno fa è successa una cosa simile” cerco di consolarlo, “mi lamentavo della scarsa attenzione di alcuni colleghi verso non ricordo più quali indicazioni che avevamo dato. Andai dal mio capo in cerca di conforto e protezione e lui, in maniera più pacata di quanto sia riuscito a me oggi, sai cosa mi ha detto? Mi ha detto: dobbiamo spezzare il pane alla gente se vogliamo che lo mangi”.

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CAT: Letteratura

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