Cartoline Acustiche da Venezia #09 Sophia’s loop

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3 maggio 2020

Che cos’è un loop se non una coazione a ripetere? E che cos’è questa quarantena se non lo sgretolarsi di un loop? La nostra ruota da criceti, bloccata fuori asse, in questo momento non fa più nessun rumore, o meglio, il suo rumore assente si è trasferito nella nostra memoria abracadabra capace di trasformare, egregiamente, le trappole in desideri.

“Loop ‹lùup› s. ingl. (propr. «cappio»; pl. loops ‹lùups›), usato in ital. al masch. – Nel linguaggio scient. e tecn., termine con cui si designano oggetti, strutture, programmi schematizzabili come linee chiuse o anelli; in elettrotecnica, l. di corrente, lo stesso che circuito chiuso. In informatica, successione di operazioni che vengono eseguite ripetutamente dal calcolatore nello stesso ordine, ogni volta con modifiche degli operandi, finché non sia soddisfatta qualche condizione prefissata.“

Fonte Treccani

 

In musica, soprattutto elettronica ma non solo, il loop ha una funzione ipnotica. Stesso ritmo, stessa frase. Il loop è un anello, una fede da matrimonio senza partner…solo e appollaiato sugli sgabelli del tuo immaginario. La cosiddetta comfort zone è un loop. Riscrive la percezione del nostro tempo attraverso una sostituzione: il non previsto con il prevedibile.

Forse questo tempo di quarantena, che ci appare ora come sospeso, è esattamente l’opposto di come lo percepiamo. Non ci sono loop di protezione e di sospeso c’è solo la nostra sensibilità che ci chiede d’esser ascoltata. Un pò come quelle anatre che, con tutta la famiglia, si fanno un giro per il Canal Grande di Venezia finalmente libere dal loro… loop.

Sophia’s loop, nei suoi 58 secondi, è un minuscolo ricordo acustico di un loop/cappio per turisti e veneziani. Augurandoci che il tornare come prima della fase due, tre o quattro non sia una minaccia ma una rinascita!

Buon Ascolto e vi ricordo che la serie di cartoline acustiche la potete trovare qui!

A.

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CAT: Musica

2 Commenti

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  1. dionysos41 3 settimane fa
    Bellissimo e, soprattutto, verissimo! Io ho molta paura per ciò che avverrà - dopo! Perché se una cosa gli italiani avranno imparato da questa reclusione è che si può continuare a vivere nella confusione di tutte le regole. E dunque - lo confesso - andrà peggio di prima. Se solo penso che c'è gente che non vuole più nel condimionio medici che abbiano lavorato negli ospedali, per paura di restare contagiati, e lo dicono, lo scrivono pure sulla rete. I ringraziamenti scenografici sono una maschera che non nasconde la reale insopportabile cattiveria di molti di noi italiani. o forse è solo paura: la paura di ciò che non si conosce, e che dunque si minaccia, si respinge, si emargina. Non mi meraviglio della mediocrità di gran parte del cinema, della letteratura, della musica di questo paese, delle sue aspirazioni, perché non so como non so perché l'Italia è diventata un paese mediocre di mediocri.
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  2. andrea.liberovici 3 settimane fa
    caro Dino scusami se ti rispondo con questo ritardo ma ho visto solo ora il tuo post. Innanzitutto grazie! Mi fanno veramente molto piacere le tue riflessioni e se, come in questo caso, mi riguardano non posso che esserne lusingato! Credo anch'io che molta dell'oscurità violenta che ci circonda sia l'effetto di una grande paura. Abbiamo vissuto all'interno di un modello culturale delirante che ora, con le ultime affermazioni di Trump, si rivela (per chi non l'avesse ancora capito) per quello che è: prima gli americani? (italiani, francesi ecc.) No: prima il denaro. Stop. Molto più importante il fatturato che la tua vita. Sembra fin troppo ovvio e probabilmente lo è ma evidentemente il modello “tornare come prima“ gran parte di noi lo ritiene ineluttabile e quindi rassicurante come il sorgere del sole...gli “artisti“ più ancora dei filosofi, a parte i filosofi artisti, dovrebbero in quanto tali rivelare il mondo nascosto e non adulare supinamente il simulacro imbellettato... nulla di nuovo ovviamente ma la percezione che questo periodo, dal punto di vista delle arti, sia di una modestia impressionante credo sia percezione condivisa. Nel mio minuscolo contributo ho immaginato le “cartoline acustiche“ come piccola crepa nell'immagine satura di una città/icona... potenzialmente prototipo (Venezia) di una città futura dove le persone, camminando per strada, si guarderanno negli occhi... un fortissimo abbraccio Dino e spero a presto e nella realtà! A.
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