Davvero Roger Waters a Sanremo?

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4 febbraio 2020

Tra poco inizia il festival di Sanremo.
Quest’anno ad aprire un’edizione che è già stata ampiamente bersaglio di polemiche all’acqua di rose ci sarà anche un quarto di una delle band più amate dal sottoscritto, i Pink Floyd, che con la loro proverbiale “oscurità” lunare mi scrutano superbi appesi al muro dell’ufficio con le loro camicie floreali e psichedeliche.

Roger Waters, signori miei, è una divinità difficile da scomodare, ma quando serve non si tira indietro, basti pensare a 15 anni fa quando per una sola sera tornò a suonare con la sua vecchia band (i Pink Floyd ovviamente) sorprendendo un po’ tutti e imbracciando il suo basso alla vecchia maniera. Roger Waters è lo stesso che ha fatto della politica e delle prese di posizione un punto fermo della propria carriera artistica, nel bene e nel male. Qualche anno fa hanno fatto discutere le sue parole in un’intervista rilasciata alla rivista online Counterpunch. In quell’occasione Waters disse: “Ciò che gli israeliani fanno ai palestinesi è simile a quello che gli ebrei dovettero subire nella Germania degli anni ’30”. Una dichiarazione che supportò la sua adesione al BDS, il movimento che promuove la libertà, la giustizia e l’uguaglianza per la Palestina. “Gli israeliani hanno strane convinzioni, credono che tutti quelli che non sono ebrei si trovino su questa terra soltanto per servirli e sono ancora più convinti che le persone che abitavano in questi luoghi e che da questi luoghi continuano a essere cacciate – dal 1948 a oggi – siano dei subumani”, aggiunse.

Insomma non ci dobbiamo sorprendere della schiettezza di Roger Waters. Essenzialmente è una rockstar. E quello che fa è stupire, movimentare, far ballare i corpi e le anime. Cos’altro dovrebbe fare uno come lui? Cosa possiamo dire ad uno che ha sicuramente ideato i dischi che, come opere d’arte, rimarranno a rappresentare l’ingegno umano nei secoli dei secoli?
Il suo messaggio, spesso travisato, è rivolto alla criticità mediorientale prendendo posizione contro la politica dello stato israeliano, non degli ebrei, come lui stesso ha puntualizzato.

“Le mie obiezioni sono alla politica dello stato di Israele nei territori occupati. E anche nello stesso stato di Israele, perché razzista, discriminatoria [nei confronti della popolazione palestinese], colonialista e un po’ di altre cose alle quali sono contrario. È interessante, a questo punto, notare come Israele attacchi il movimento di protesta con mezzi legali. In Israele il boicottaggio è illegale, ed è stata presentata una proposta di legge al Congresso degli Stati Uniti perché qualsiasi persona o azienda che appoggi il boicottaggio a Isreale possa diventare passibile di azioni legali. E questa, dal mio punta di vista, è merda che mette paura: ci sarà tolto anche il diritto di protestare?”, ha chiarito Waters in un’intervista a RockOl.

Chiaramente non sappiamo ancora cosa dirà Waters questa sera, sappiamo che ci sarà e che a portarlo è stata Rula Jebreal – palestinese -, che con lui ebbe una storia qualche anno fa. “È un regalo che Rula ha fatto a noi che amiamo molto la musica. Questa sera il videomessaggio di Roger Waters precederà il suo ingresso sul palco”, ha detto in conferenza stampa il padrone di casa, Amadeus. Waters parlerà di ambiente? Di politica? Di altro? Lo sapremo tra poco e saremo pronti a commentarlo. Nel frattempo non facciamo sapere ai demagoghi di Twitter che i Pink Floyd nel 1979 cantavano:

Ooooh ho bisogno di una donna sconcia
Ooooh bisogno di una ragazza di sconcia
Riuscirà una donna in questa terra deserta,
a farmi sentire un vero uomo,
a dar conforto a questo profugo del rock’n’roll?

Non diciamolo in giro che poi ci scoppia un’altra polemichetta come per Junior Cally.

TAG: politica, Roger Waters, Rula Jebreal, Sanremo
CAT: Musica

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