La musica bisestile. Giorno 182. Curved Air

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4 dicembre 2018

Il violino elettrico fa il suo esordio del rock e nel prog, e lo fa con una delle band del beat tedesco che è alla ricerca di un nuovo sound ed un nuovo spazio musicale di aprire alla colonizzazione

 

AIR CONDITIONING

 

Nel 1969, a Londra, non c’erano soltanto hippies, teddy boys e beatniks. C’era di tutto, ed una delle scene più attive era quella del folk, che soffriva di enormi complessi di inferiorità paragonandosi al grande successo commerciale delle band, magari anche tecnicamente molto rozze, che facevano il sound che andava per la maggiore – con la grande eccezione dei Fairport Convention di Sandy Denny, su cui tornerò in un’altra scheda. Questi musicisti suonavano, da soli o in jam sessions, in alcuni bar di periferia che si erano specializzati in quel genere, di modo che l’intera scena si incontrava spesso per suonare, provare strade nuove, discutere.

“Air conditioning”, 1970

Una di queste band si chiamava Sisyphus, ed aveva scelto quel nome perché cercava di ottenere una sintesi tra il folk, il jazz-rock e la musica prog di Canterbury. Come mettere insieme Robert Fripp, John Denver e Herbie Hancock. Infatti non riusciva. Avevano una cantante tedesca, Sonja Kristina, che era rimasta a Londra dopo aver avuto un contratto di due anni per recitare in “Hair”, e lei conosceva Francis Monkman (che negli anni successivi suonerà con Elton John, con gli Sky di Herbie Flowers, con Al Stewart e con il super-gruppo jazz chiamato 801. Francis aveva affittato uno studio per provare alcune canzoni estremamente poco armoniche insieme a Darryl Way, che si era appena laureato al conservatorio.

I tre ascoltarono i Gong ed i Soft Machine e decisero che la loro idea fosse estremamente divergente, e che comunque volevano un sound che fosse smaccatamente folk, con cui caratterizzare la loro ricerca sperimentale. E presero Stewart Copeland (che poi andrà nei Police) alla batteria e Tony Reeves al basso (che ha suonato veramente con tutti i grandi, da John Mayall ai Colosseum, dai Fairport Convention a Chubby Checker, dai Greenslade a Chris DeBurgh), il che cominciò a dare una forma alle idee, a far nascere brani da singoli riff ed armonie. Ma il contratto lo trovarono solo l’anno successivo, dopo che avevano iniziato a suonare in pubblico.

Lo trovarono, perché avevano risolto il problema principale, quello del sound folk: con il violino. Avevano sentito Jean-Luc Ponty ed il suo violino elettrico, così lontano dallo strumento country degli americani ed avevano capito che quella fosse la chiave che mancava. Dopo una serie di audizioni venne scelto Edwin Jobson, che già allora, prima di divenire uno dei leader dei Roxy Music, era probabilmente il miglior violinista rock, insieme a Mauro Pagani della PFM, che circolasse in Europa. Pochi mesi dopo usciva il primo disco dei Curved Air, che era uno dei primi picture disk (ovvero: la copertina era dipinta sul vinile, non era contenuta nel cartone), e che adoro, anche perché ci percepisco tutta una serie di accenni al sound che poi, pochi mesi dopo, divenne quello della PFM, che nel giro di due o tre anni li oscurò completamente.

A volte accade che una band di valore si sciolga solo perché non arriva il successo discografico, e così è andata anche per i Curved Air. Ma quando suonarono un concerto di “reunion”, nel 2008, furono sconvolti nel vedere quante migliaia di persone li amava, fosse disposto a pagare un biglietto “pesante” e far la fila per ore per avere la grande occasione per vedere un’ultima volta dal vivo i nonni del prog.

 

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CAT: Musica

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