La musica bisestile. Giorno 257. Silvio Rodriguez

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11 gennaio 2019

Tutto il pathos e l’autocompiacimento della rivoluzione cubana in un cantautore che ancora oggi riunisce milioni di cuori dei sudamericani

UNICORNIO

 

In Sudamerica è un eroe, qui non lo conosce nessuno. Prima della rivoluzione, la sua era una famiglia de L’Avana di socialisti, padre agricoltore e madre parrucchiera, e figlio che, piccolissimo, aveva iniziato ad appassionarsi per la “trova”, la musica popolare cubana, e quindi, a prescindere dalla presa del potere da parte di Castro e compagni, lui suonava il piano nei bar, canzoni d’amore e di tradizione contadina. Non durò a lungo, perché venne chiamato a servire per quattro anni nell’Esercito.

“Unicornio”, 1982

In quel periodo lui è stato costretto ad imparare la chitarra, ed ha continuato a cantare, iniziando a scrivere canzoni sognanti, piene di metafore, ed a costruirsi l’immagine di poeta socialista. Il regime lo chiama in TV, dove lui dà lezioni di chitarra ed insegna canzoni rivoluzionarie, molte delle quali dedicate ai bambini. Fidel Castro lo stima al punto da offrirgli un posto da ministro della cultura, che Rodriguez rifiuta, preferendo insegnare nelle scuole e registrare insieme ai suoi amici, che costituiscono la scuola della Nueva Trova, e per oltre 30 anni dominano la scena culturale cubana.

Ma Silvio Rodruguez non si ferma ai confini, perché le sue poesie e metafore d’amore (come questa dell’unicorno azzurro, che dà il titolo ad una famosa canzone ed all’album) e per le sue canzoni politiche, la più famosa delle quali, “Canción urgente para Nicaragua”, diventerà un inno conosciuto in tutto il Sudamerica di lingua spagnola. Sarà anche Silvio Rodriguez l’artista che porterà il grande inno di un altro cubano, Carlos Puebla, ad essere una ballata famosa in tutto il mondo: “Comandante Che Guevara”.

Silvio Rodriguez con le truppe cubane in Angola nel 1975

Ancora oggi, quando Silvio Rodriguez sale sul palco, generalmente solo lui e la sua chitarra, davanti al palco ci sono decine di migliaia di persone, la maggior parte delle quali con il pugno alzato, che partecipano ad un grande rito di commozione collettiva. Giacché il socialismo di cui canta Rodriguez non ha nulla a che vedere con il regime castrista, con l’Unione Sovietica o chissà cos’altro, ma è una manifestazione romantica di una visione della vita che, nella realtà, non trova nessuna applicazione, e nemmeno la cerca. Anche per questo motivo, ad esempio, il pubblico degli Inti-Illimani (che sono una band fortemente caratterizzata politicamente) non amano molto Rodriguez, considerato non troppo “severo”. Ma io non sono qui a distribuire voti scolastici al pragmatismo politico, a me importa solo di darvi la possibilità di aver incontrato, almeno una volta, uno dei più grandi cantautori del 20° secolo, uno che ha lasciato un’impronta indelebile sulla cultura di lingua spagnola.

 

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CAT: Musica

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