La musica bisestile. Giorno 258. Ska-P

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11 gennaio 2019

L’ultima grande band di sinistra europea, i gignati dello ska-punk spagnolo degli Ska-P che, da oltre un quarto di secolo incendiano l’anima ed il cuore dei ragazzi di mezzo mondo – altro che quel millantatore di Manu Chao…

EL VALS DEL OBRERO

 

Mia figlia Valentina ed io abbiamo alcuni amori in comune, come è giusto che sia. Cose che ci uniscono, a volte ricordi, a volte opinioni, a volte sentimenti, e poi la reciproca appartenenza che ci è stata regalata dal fatto di essere naturalmente così vicini, e di sapere che su alcune cose non c’è bisogno di sprecare parole, perché sappiamo entrambi fin troppo bene cosa vediamo, cosa sentiamo, cosa amiamo, quali limiti abbia e quale estensione una cosa occupi nel nostro cuore.

“El vals del obrero”, 1996

Ora che lei è due volte mamma, tutte le ferite che le ho involontariamente inferto quando era una piccina sono guarite, soprattutto grazie alla sua straordinaria intelligenza empatica ed al suo sorriso timido, quando una cosa ci accomuna talmente tanto da essere imbarazzante. Ho imparato ad amare perché c’è lei. Ho dovuto conquistare questo traguardo millimetro dopo millimetro, finché è divenuto un oceano, ed un grande rispetto reciproco, perché un oceano ha bisogno di spazio, anche se quasi nessuno sembra saperlo. Sicché abbiamo il nostro ritmo, i nostri riti, le nostre smargiassate, le nostre piccole bugie ed immense verità. Ed abbiamo “El Valz del Obrero”.

Non è la Verità, non è la Certezza, non è che il battito feroce del nostro cuore, pieno di rabbia romantica per un mondo che va al contrario di come dovrebbe andare. È uno ska indiavolato, che quando lo suonano dal vivo in Italia, il pubblico, alla fine, canta “Bella ciao”, per far capire che ha capito. La band madrilena, il cui nome Ska-P, è un gioco di parole tra ska-punk e la fuga, lo ha scritto quasi un quarto di secolo fa, quando il Gatto Lopez, il simbolo della band, ha capito che “Resistencia” ed “Intifada” non erano cazzate come quelle di Manu Chao, non sono espressioni di lotte tra paesi divisi da controversie religiose, ma il segno che, una volta ancora, l’unico freno alla distruzione della società è il grido, l’abbracciarsi, il cantare insieme, il ripetersi che siamo tutti diversi, ma amiamo le stesse cose, perché ne siamo parte.

“Nosotros somos la revoluccion, sì señor, somos la revoluccion”. Perché vediamo la vita che fugge, le umiliazioni che crescono, l’appartenenza negata, la comunità affettiva sostituita dal populismo ignorante ed egoista. Gli Ska-P sono gli eroi di questo, e di altro, perché in Sudamerica sono anche la rivolta contro l’orrore della violenza cieca, barbarica e folle degli Stati Uniti, e dei regimi che loro hanno creato e che controllano, con la morte e la corruzione, ben al di là delle apparenti democrazie. In Italia hanno una band di fratelli, i CCCP, che poi si chiameranno CSI Consorzio Suonatori Indipendenti. Mi guadagno qualche nemico, ma a me questa band non hai emozionato, mi sembra un inutile compromesso tra Guccini e Ligabue, peraltro con testi scadenti. Pulpul, invece, il cantante di Ska-P, scrive testi semplici ed iconici, ed ha una sezione di fiati che vale quella dei Madness, il che dà un grande spessore anche alla loro musica. Per questo motivo, amiche ed amici (compagni, oramai, non ha più senso dirlo, è patetico), guardate su Youtube, se avete tempo, le canzoni che vi propongo io qui, ma con un pubblico davanti. Amerete la Spagna, popolo fiero e ribelle, nos hermanos.

 

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CAT: Musica

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