VeneziAcustica / San Marco #2 dialogo con roberto calabretto

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2 Aprile 2020

A.L

Dunque, abbiamo ascoltato qualche frammento da Venezia piange di Giovanni Dinello, con cui abbiamo appena parlato, del gruppo VERV.

E ora stiamo ascoltando Deus in adiutorium, salmo a sei voci del compositore Costanzo Porta. Anch’esso lombardo: è nato nel 1528 a Cremona e morto a Padova nel 1601, ha vissuto però a lungo a Venezia e si è formato musicalmente con il maestro di cappella e compositore Adrian Willaert, che si dice abbia fondato la scuola veneziana.

Lo stiamo ascoltando dalle voci dell’ensemble Speculum Musicae condotto da Marina Malavasi, e questa edizione che si può trovare su CD è stata commissionata e stampata dalla Fondazione Ugo e Olga Levi per gli Studi Musicali a cui mi sto avvicinando con un po’ di fiatone perchè sono nettamente in ritardo!

Per chi conosce un po’ Venezia la Fondazione Ugo e Olga Levi si trova esattamente di fronte all’Accademia, dall’altra parte del Canal Grande, ed è un palazzo meraviglioso sul canale. Stiamo per parlare con il nuovo presidente del comitato scientifico: Roberto Calabretto.

Di che cosa si occupa esattamente la Fondazione e dove sono le analogie o le differenze con la Fondazione Giorgio Cini?

Roberto Calabretto – presidente del comitato scientifico della Fondazione Ugo e Olga Levi

ROBERTO  CALABRETTO

Questa Fondazione ha avuto una storia abbastanza lunga. In primis si occupava di musica tra Medioevo e Rinascimento, questa era la sua prima vocazione anche grazie al contributo di chi si è succeduto prima di me in questo ruolo: il professor Giulio Cattin, un grandissimo studioso di canto gregoriano, il professor Lovato, e Luisa Zanoncelli che ha studiato molto la teoria musicale greca. Sicuramente ha mantenuto una forte vocazione per questi studi ma nel corso del tempo si sono sovrapposti anche altri interessi. Sono passati ad esempio molti etnomusicologi, è stato acquisito il fondo di Starace, etnomusicologo giuliano, con tutti i suoi nastri e le sue documentazioni, ma abbiamo avuto anche Roberto Leydi, Febo Guizzi e così via. Così accanto al nucleo originale, che si è mantenuto nel corso del tempo, si sono sviluppate altre aree circostanti come l’etnomusicologia e, circa dieci anni fa quando ho cominciato anch’io a collaborare con la Fondazione, anche un’area dedicata alla musica per film. Infatti nei primi convegni invitavo Sergio Miceli che è rimasto molto affascinato dall’ambiente, motivo per cui quando è mancato ci ha lasciato tutto il suo archivio personale. La Fondazione si pone innanzitutto come un grande luogo di studio, ha una biblioteca con tutti i suoi fondi, ma allo stesso tempo c’è un’altra idea che a me piace particolarmente e che si basa sul fatto che questa era la casa di due persone che praticavano musica: Ugo e Olga Levi.

A.L

In che periodo storico le collochiamo?

R.C

Nel corso del Novecento, lui è morto negli anni 70.

A.L

Ma erano di Venezia o venivano da fuori?

R.C

No erano di Venezia, erano ebrei chiaramente ma hanno sempre vissuto qui.

{ Musica }

Penso che l’archivio sia un grande luogo di studio ovviamente, ma un archivio musicale dev’essere anche il volano per fare musica. Quindi mi piace molto pensare che i fondi qui depositati con tremila sfaccettature e caratteristiche possano essere uno stimolo propulsivo per fare concretamente la musica. È un’idea che non ho avuto solo io, l’hanno animata molti altri per non parlare di Giovanni Morelli che, per primo, quando fece arrivare gli archivi del Novecento italiano fece partire una grandissima azione di produzione concertistica, dialogando con i vari enti come La Fenicie perchè le musiche di questi compositori venissero conosciute. Quindi io sposo tantissimo quest’idea, in modo che l’archivio diventi soprattutto un luogo fertile e vitale intorno al quale far crescere delle nuove proposte concertistiche. Allo stesso tempo mi piacerebbe che in questi luoghi si potessero creare delle piccole forme di quella che i tedeschi chiamano “hausmusik”: un piccolo complesso cameristico o anche un singolo solista che in una dimensione “domestica”, “salottiera”, recuperi la specificità di questa famiglia, che praticava la musica in questi termini, e faccia risuonare un po’ in queste sale le note musicali. Mantenendo a fianco qualche proposta concertistica che si può fare tranquillamente nel territorio e, perchè no, esportare nelle realtà limitrofe: quando fai una produzione di musica poco ascoltata perchè non renderlo fruibile anche in altri contesti?

A.L

E poi la grande assenza della musica da camera fruita in questo periodo storico non è altro che l’assenza della camera. Perché sentirla alla Fenice o alla Scala ti fa perdere il contatto con lo strumento e con l’interprete, cosa che dava al pubblico la possibilità di interagire, di fare delle domande sulla genesi di un passaggio, di chiedere un bis. E questo tipo di musica è stata composta anche per creare questa relazione!

R.C

Infatti la Fondazione deve restare un grande luogo di studio, di confronto, di convegni e di riflessione musicologica, ma accanto a queste cose è importante che venga praticata la musica concretamente, un po’ nello spirito e nel rispetto di quella che era la tradizione di questa famiglia, che esercitava il piacere della musica anche all’interno delle mura domestiche. E in effetti c’è già un segmento delle attività della Levi che prevede anche esecuzioni musicali: la più importante è il Concerto delle Ceneri dove di anno in anno si propone un repertorio di musica sacra, e ha una tradizione piuttosto consolidata, però mi piacerebbe potenziare questi aspetti dialogando anche con le altre realtà della città di Venezia.

{ Musica }

A.L

Non so voi ma personalmente sono incantato da questo salmo a sei voci cinquecentesco del Maestro Costanzo Porta perchè, almeno su di me, produce una sorta di effetto ipnotico nel suo costante intreccio di echi e riverberi che mi sembra di una modernità assoluta.

Ma ora dopo questo interessante dialogo con Roberto Calabretto, presidente del comitato scientifico della Fondazione Ugo e Olga Levi, mi sa che devo tornare a San Marco…

{ Promenade acustica }

Sono di nuovo on the road e a Venezia è così, ci si conosce tutti: ho appena incontrato il mio amico Massimo, ma non Massimo Cacciari per fortuna, in questo momento ho il “terrore” di incontrarlo perchè se mi dovesse sentire sarebbe un dramma: sto per citarvi una frase estrapolata da Ecce Homo di Nietzsche, di cui però non ho assolutamente verificato la fonte, l’ho trovata in rete e magari non è stata neanche tradotta in modo corretto. Però ve la leggo lo stesso perchè è talmente bella…

Se dovessi cercare una parola che sostituisce “musica” potrei pensare soltanto a Venezia.

(Nietzsche, Ecce Homo)

{ Squilla il telefono }

E per chiudere questa puntata sul sestiere di San Marco pongo una domanda tutt’altro che acustica al giornalista e critico cinematografico Roberto Ellero.

Roberto Ellero – critico cinematografico

A.L

Dimmi un titolo cinematografico che ti viene in mente su San Marco!

ROBERTO ELLERO

Un titolo a cui sono molto affezionato, anche se è stato poco visto, è Chi lavora è perduto, il film d’esordio di Tinto Brass. Un film autobiografico dove c’è questo personaggio: Bonifacio B., alter ego del regista, che gira per Venezia. Il suo problema è accettare o no il posto di lavoro alle AG in Piazza San Marco, ed è poi  lì che finisce perchè, siccome è un disegnatore, immagina di disegnare AG (la sigla dell’azienda) sul pavimento di Piazza San Marco attraverso il raggruppamento dei colombi che mangiano il grano. È un’immagine un po’ irriverente (così come lo è il film) che però diventerà poi di grande successo quando una bevanda americana molto famosa farà girare nel mondo la fotografia della piazza con la scritta del suo brand: Coca Cola, formata allo stesso modo. Quindi si stratta di un film su una Venezia cerniera tra il passato e il futuro. Se vogliamo è la rappresentazione di una Piazza San Marco ancora dei veneziani ma già in mano ai turisti e mercificata, grazie a quella scritta, che la renderà familiare nei bar di tutto il mondo.

A.L

Grazie mille. Sono felicissimo di questo contributo e ci sentiamo per la prossima!

R.E

Alla prossima!

{ Musica }

E, sulla colonna sonora di Piero Piccioni composta per Chi lavora è perduto, primo film di Tinto Brass, vi saluto. Ringrazio tutti i miei ospiti e soprattutto Giada Viviani co-curatrice di questo programma.

Potete trovare tutte le informazioni sulle musiche trasmesse, oppure riascoltare e scaricare le puntate sul sito di Radio 3 o con l’app RaiPlay Radio.

VeneziAcustica Rai3

Tanti cari saluti da Venezia e alla prossima da Andrea Liberovici! Ciao!

TAG: Andrea Liberovici, Musica, radio3, radio3suite, Roberto Calabretto, Roberto Ellero, venezia, veneziacustica, Verv
CAT: Musica

Un commento

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  1. dionysos41 3 mesi fa
    E' una Venezia di cui non si parla. E di cui un Alberto Angela non sa niente. Ma meno male, se no chi sa che cosa ci sarebbe toccato di sentire.
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