Caro Matteo, oltre le mamme c’è di più

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8 Maggio 2017

Ieri l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico ci ha regalato un viaggio indietro nel tempo quando il neo-proclamato segretario Matteo Renzi ha elencato le tre parole chiave che ha scritto sul foglio bianco (cit) del nuovo mandato: lavoro, casa, mamma.

Sì proprio mamma, non donna, mamma.

Io, che sono figlia degli anni 70 e sono una mamma, crescendo già sapevo che il diventare madre era solo una delle opzioni che avevo davanti. Eppure nel 2017 il leader del Partito Democratico per parlare del genere caratterizzato dai cromosomi con tutte le gambette utilizza un sostantivo che ormai nemmeno i parroci durante le omelie.

Da non crederci, decenni di femminismo buttati al macero e la donna ridotta alla sua sola funzione riproduttiva.

Come se non ci fossero altri modi per mettere un apostrofo rosa nel discorso programmatico.

Come se l’essere madre fosse per forza un requisito di merito per fare politica o essere oggetto dell’azione politica: “Abbiamo portato le mamme a occuparsi di politica. Ora la politica si occupi di loro”.

Come se all’inizio di quest’anno non ci fosse stata un manifestazione mondiale che ha riportato alla ribalta il ruolo delle donne, non delle mamme, in politica e nel mondo del lavoro.

Dubito che sia stato uno scivolone inconsapevole, credo che la scelta sia stata ben ponderata, ed è l’ennesima riprova (tra le più recenti il decreto Minniti o la legittima difesa) che Renzi non si rivolge più alla constituency che ha dato vita al Partito Democratico ma a quel calderone informe di moderati più o meno clericali che erano la constituency della Democrazia Cristiana senza dimenticare qualche strizzatina d’occhio anche un po’ più a destra. Perché anche la parola chiave “casa” a ben vedere (“Casa è anche legittima difesa”) è un richiamo al privato e ai muri. Non proprio la parola chiave della società accogliente e inclusiva che la sinistra-sharing moderna vorrebbe costruire.

TAG: assemblea nazionale pd, mamma, mamme, Matteo Renzi
CAT: Partiti e politici

Un commento

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  1. andrea-favilli 3 anni fa

    Perdonami Michela (scusa se ti do del tu, ma sono del ’72, quindi più o meno un tuo coetaneo), ho letto con grande interesse il tuo articolo ma non riesco a capire se sono ritardato io o mi sono perso qualcosa.
    Sono da poco (5 anni) diventato padre in una coppia di fatto, in un paese con una legislazione pseudo-medievale che vede le coppie di fatto ancora come un oggetto strano. Soprattutto in caso di separazioni dove purtroppo la figura del padre è ancora notevolmente penalizzata (alla faccia della tanto invocata parità dei sessi…).
    La politica (volutamente con la minuscola) finora si è occupata di noi poco e male. Non riesco a capire cosa trovi di offensivo nel fatto che voglia occuparsi di te anche come mamma. Le donne (ma anche gli uomini) nella loro vita hanno anche la possibilità di procreare, che può essere esercitata o no (e questo è un sacrosanto diritto), ma quando viene esercitata è innegabile – credo e spero – che ti apra un mondo totalmente differente a quello che vivevi da persona senza figli. Quella vita che hai desiderato e voluto (spero), portata in grembo per nove mesi tra mille problemi, e poi donato al mondo per la gioia di tutti ma soprattutto per la sua, credo che un po’ te la cambi la vita rispetto a prima. E in quanto essere umano sotto la tua tutela dovrebbe essere garantito, in uno Stato che voglia chiamarsi civile, da tutta una serie di diritti e doveri nei suoi confronti.
    Ebbene, che la politica si occupi anche delle mamme (e speriamo anche dei babbi e dei figlioli) rispetto al passato lo trovo un bel passo avanti (e ci voleva poco). Soprattutto considerato come la famiglia fino ad oggi è stata citata spesso a sproposito dai nostri politici di qualsiasi estrazione (Destra e Sinistra oggigiorno purtroppo sono facce della stessa medaglia) per estorcere i voti di un certo elettorato, salvo poi abbandonarla nella tempesta della vita con politiche che se non la agevolano affatto spesso la svantaggiano esponendola a numerose conseguenze indesiderate ed indesiderabili all’interno della coppia-famiglia.
    Se poi mi dici che continua a farlo poco e male nonostante le promesse e quindi rimani diffidente, beh…Renzi qui in Toscana non è mai stato famoso per mantenere le sue promesse, anzi, sicché non posso far altro che darti ragione. Ma che la politica – finalmente – mostri un po’ di sensibilità nei confronti delle mamme e della famiglia, se si trattasse di interesse sincero accompagnato da competenza e buona volontà, rispetto al passato possiamo considerarlo un passo in avanti. O no?

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