C’è un combinato nascosto: se vince il sì, la costituzione non cambia più

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29 Novembre 2016

Molti sostenitori del Sì riconoscono alcune (chi più, chi meno) imperfezioni e incongruenze della riforma ma sostengono, per convincere i titubanti, che poi se qualcosa in effetti funzionerà male si potrà sempre porvi rimedio in un momento successivo.

L’articolo 138 della Costituzione però non verrà modificato e continuerà a regolare l’iter di approvazione delle modifiche alla carta. Esso è concepito per cambiare la Costituzione di un sistema bicamerale perfetto. Dove le camere hanno le stesse funzioni, sono legate allo stesso modo all’esecutivo, hanno elettorati attivo e passivo pressoché coincidenti e siano soprattutto elette contemporaneamente.

Le maggioranze necessarie per apportare modifiche alla Costituzione sono, come abbiamo visto negli anni, molto difficili da raggiungere e possono diventare quasi impossibili con il nuovo Senato che sarebbe introdotto se passasse la riforma.

È altamente probabile che le due camere si trovino ad avere maggioranze diverse che potrebbero addirittura variare tra la prima e la seconda lettura, visto che il Senato non “scade” mai. La convergenza tra le due camere è quindi tutto fuorché garantita. Il Senato inoltre non ha rapporto fiduciario con l’esecutivo e quindi il governo avrebbe uno strumento in meno per “convincere” il senato a votare in un certo modo.

Siamo abituati a pensare, e la campagna elettorale del Sì lo ha spesso sottolineato, al rapporto fiduciario come a un guinzaglio all’esecutivo ma in realtà è un legame bidirezionale e in sua assenza il governo perderebbe quello che gli scienziati politici chiamano il dissolution power e che è uno strumento che può servire a “disciplinare” un ramo del parlamento. Ramo del parlamento che anche con la riforma mantiene un potere legislativo significativo su molte materie importanti oltre alle leggi Costituzionali e spesso controverse, come la legge elettorale.

Immaginiamo, ad esempio, un Senato con una maggioranza di partiti antieuropeisti chiamato a pronunciarsi sulla ratifica di un trattato dell’Unione Europea: può rifiutarsi ad libitum e il governo non ha nessuno strumento istituzionale per sbloccare la situazione. Non può minacciare il termine anticipato della legislatura, perché appunto i senatori scadono solo al termine delle rispettive legislature regionali.

Tutto questo potrebbe succedere con buona pace di chi elogia la riforma per l’eliminazione del doppio voto di fiducia perché toglierebbe di mezzo un veto player. In realtà avremmo creato un veto player ancora più potente e slegato dal governo che potrebbe mettere un bel bastone tra le ruote, altro che sabbia negli ingranaggi.

Questo è vero per tutte le future leggi bicamerali ma tanto più vero per le future modifiche costituzionali.

Pensateci quindi bene, di questa riforma dovete essere molto convinti perché d’ora in avanti sarà molto più difficile cambiare la costituzione e rimediare ad eventuali pasticci.

TAG: costituzione, referendum 4 dicembre, Riforma costituzionale
CAT: Partiti e politici

12 Commenti

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  1. silvia-bianchi 4 anni fa

    domanda da ignorante: ma le “leggi che autorizzano la ratifica dei trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea” sono le leggi di ratifica di tutti i trattati europei o soltanto di quelli che riguardano lo stare o no nell’UE?

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  2. andrea-bosio 4 anni fa

    Non solo i trattati europei, ma anche tutte le leggi di attuazione delle direttive europee saranno competenza di bicameralismo paritario.

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  3. giuseppe-d-alessio 4 anni fa

    questo articolo vale allo stesso modo di quelli che dicono che se vince il no crollera` leconomia mondiale. scenari assurdi.

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  4. tommaso-pugliese 4 anni fa

    Mi perdoni, sta davvero dicendo che il problema in caso di vittoria del sì sarà che le leggi di revisione costituzionale dovranno essere discusse con gli stessi limiti e le stesse regole di quanto accade attualmente con TUTTE le leggi per via del bicameralismo paritario?

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  5. barone-barolo 4 anni fa

    No, Andrea: le leggi di attuazione delle direttive europee sono a prevalenza della Camera.
    Le leggi bicamerali sono quelle di ratifica dei trattati UE e la Legge 234/2012 (controlla il titolo: è precisamente quella menzionata nella riforma costituzionale), che regola aspetti ordinamentali dell’appartenenza all’Unione Europea.

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  6. moris67 4 anni fa

    Ma decidetevi, prima lamentate che questa riforma é fatta da una maggioranza, che é divisiva, che non ha tenuto conto dei rilievi delle opposizioni e poi vi lamentate anche che in futuro ciò non sarà più possibile. Decidetevi!

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  7. silvia-bianchi 4 anni fa

    il problema è che tutte le leggi di competenza bicamerale (quelle di revisione costituzionale, quelle elettorali, quelle di ordinamento, quelle di ratifica dei trattati UE ecc.) andranno votate da due Camere nelle quali la maggioranza sarà quasi certamente diversa (la Camera avrà la maggioranza politica frutto delle elezioni, il Senato rispecchierà la situazione politica delle varie Regioni in momenti diversi della legislatura).
    Se la maggioranza del Senato vorrà essere ostile a quella di governo, potrà bocciare tutte le leggi bicamerali approvate dalla Camera: non ci sarà alcun modo per indurla a fare diversamente, perché non si potrà mettere la questione di fiducia (dato che il Senato non vota più la fiducia al governo), né sciogliere il Senato (un potere che con la riforma verrà sottratto al Capo dello Stato)…
    Potrebbero quindi verificarsi situazioni di impasse insuperabili o comunque crearsi serissime difficoltà a “condurre in porto” tutte le leggi di competenza bicamerale: in particolare quelle costituzionali, che richiedono una doppia lettura (secondo quanto previsto dall’art.138, che non viene modificato dalla riforma)

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  8. silvia-bianchi 4 anni fa

    assurdi o meno, una Costituzione è come una casa: quando la si progetta bisogna renderla resistente alle situazioni peggiori, non accontentarsi che resti in piedi in situazioni normali…

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  9. vincesko 4 anni fa

    Segnalo volentieri: Scarpinato: “La riforma Renzi è oligarchica e antipopolare” di Roberto Scarpinato* – (24 novembre 2016) Il mio dissenso nei confronti della riforma costituzionale è dovuto a vari motivi che, per ragioni di tempo, potrò esplicare solo in piccola parte. In primo luogo perché questa riforma non è affatto una revisione della Costituzione vigente, cioè un aggiustamento di alcuni meccanismi della macchina statale per renderla più funzionale, ma con i suoi 47 articoli su 139 introduce una diversa Costituzione, alternativa e antagonista nel suo disegno globale a quella vigente, mutando in profondità l’organizzazione dello Stato, i rapporti tra i poteri ed il rapporto tra il potere ed i cittadini. Una diversa Costituzione che modificando il modo in cui il potere è organizzato, ha inevitabili e rilevanti ricadute sui diritti politici e sociali dei cittadini, garantiti nella prima parte della Costituzione. […] Tramite questi e molti altri sofisticati meccanismi che per ragioni di tempo non posso spiegare, si pongono così a mio parere le premesse per una transizione occulta da un repubblica parlamentare imperniata sulla sovranità popolare, sulla centralità del Parlamento e sulla separazione dei poteri, ad un regime oligarchico nel quale il potere reale si concentra nelle mani di una oligarchia che occupa il cuore nevralgico dello stato.
    http://temi.repubblica.it/micromega-online/scarpinato-%e2%80%9ctutte-le-ragioni-per-votare-no-a-una-riforma-oligarchica-e-antipopolare%e2%80%9d/

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  10. vincesko 4 anni fa

    Segnalo volentieri: Gustavo Zagrebelsky: “Costituzione indifesa come a Weimar. Fermiamo gli apprendisti stregoni” «Parlamento illegittimo, non poteva cambiare la Carta. Ma i garanti tacciono Mourinho direbbe: riforma zero tituli. Col proporzionale torna la politica» GIUSEPPE SALVAGGIULO – 29/11/2016 […] La riforma non tocca i principi, la prima parte della Carta. «Davvero si tratta solo di efficienza dell’esecutivo e non anche di partecipazione di coloro che a quei principi sono interessati? A proposito: a me pare che sia stato violato proprio l’articolo 1». In che modo? «La riforma è stata approvata da un Parlamento eletto con una legge incostituzionale. Fatto senza precedenti». Però la sentenza della Consulta sul Porcellum dice che il Parlamento resta in carica. «La prima parte della sentenza dice che la legge è incostituzionale perché ha rotto il rapporto di rappresentanza democratica tra elettori ed eletti. La seconda che, per il principio di continuità dello Stato, il Parlamento non decade automaticamente. Bisognava superare il più presto possibile la contraddizione. Invece il famigerato Porcellum, che tutti aborrono a parole, non è affatto estinto: vive e combatte insieme a noi perché il Parlamento che abbiamo è ancora quello lì. La riforma costituzionale è stata approvata con i voti determinanti degli eletti col premio di maggioranza dichiarato incostituzionale. Ma i garanti della Costituzione fanno finta di niente e tacciono». Chi sono i garanti? «Dal presidente della Repubblica ai singoli cittadini. La Repubblica di Weimar, nella Germania degli Anni 30, implose anche per l’assenza di un “partito della Costituzione” che la difendesse oltre gli interessi contingenti dei partiti. Oggi accade lo stesso». Perché è violato l’articolo 1? «L’articolo 1 dice che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Ebbene, questo Parlamento non è stato eletto secondo le forme ammesse dalla Costituzione. C’è stata un’usurpazione della sovranità popolare. La riforma è viziata ex defectu tituli». Professore, così diamo nuovo materiale a Crozza. «Allora citiamo Mourinho: è una riforma “zero tituli”».
    http://www.lastampa.it/2016/11/29/italia/politica/gustavo-zagrebelsky-costituzione-indifesa-come-a-weimar-fermiamo-gli-apprendisti-stregoni-QmYOxUHupZCaNFAlbY5rYI/pagina.html

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