Crisi di governo: Draghi investito di grandi responsabilità

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3 Febbraio 2021

“La pena che i buoni devono scontare per l’indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi.”

Terminata la missione di esplorazione di Fico che ha visto partiti arroccati a difendere le proprie posizione, l’incapacità di giungere a trattive, il predominare di strumentalizzazioni continue, l’impossibilità di creare una maggioranza e quindi la condizione di una terza legislatura di Conte, Mattarella, con toni amari che rivelava una forte disillusione, ha conferito a Draghi l’incarico della formazione di un nuovo governo.

Mattarella ha inquadrato il difficile momento politico nel difficile momento storico in cui una pandemia ha visto l’Italia fare la conta giornaliera del numero dei morti, una crisi economica senza precedenti, con ristori che arrivano in ritardo, un probabile termine del blocco dei licenziamenti a fine marzo, una scuola che ha dovuto fare i conti con le critiche, considerata l’unica in Europa a essere chiusa per troppo tempo e in generale con riforme che non si sono realizzate.

Ha espresso una ferma condanna nell’andare al voto in questo momento perché i tempi delle consultazioni, e organizzazione della nuova macchina statale sforerebbe quelli entro i quali è necessario mostrare all’Europa di essere capaci di progetti necessari all’accesso al recovery plan che vincolerà l’Italia per i prossimi sei anni, la cui bozza inviata all’Unione Europea dovrà essere ridiscussa. Affidare ad una personalità di alto profilo come quella dell’ex presidente della BCE la formazione di un governo istituzionale, con l’obiettivo di creare una grande maggioranza parlamentare, significa affidare un parlamento che va rimesso in ordine, capace di fornire risposte all’altezza della situazione.

Se Renzi è imputabile di egocentrico tatticismo, Toninelli, ormai solito a sberleffi, neanche questa volta si è sottratto alla figuraccia, ha espresso, infatti, la sua avversione a votare Draghi, chiamando in causa lo sforzo immane svolto in questi giorni per risollevare la situazione. Facendosi scudo dietro la sbandierata onestà che caratterizza il movimento, espressione politica della voce della gente comune nei luoghi di potere, afferma che votare l’estabilishment sarebbe un tradimento alla natura costitutiva del partito.

Al di là di giochi di potere, di tutela di interessi personali, di posizioni rigide alle linee di partito, bisognerebbe riproporre un’idea di politica ispirandosi ai Kuros greci, che tenevano le mani serrate, perché un vero rinascimento deriva dal connubio di un’estetica indissolubilmente legata ad un’idea etica di politica, capace di abbandonare atteggiamenti egolatrici e tattici e idonea a rendersi servizio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAG: politica
CAT: Partiti e politici

Un commento

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  1. beniamino-tiburzio 2 mesi fa

    L’incapacità dei parlamentari eletti con il voto del ’18 sembra archiviata. Se essi non si acconceranno ad approvare il Governo Draghi accetteranno la patente, oltre che di incapaci, di autolesionisti.

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