Di Maio non piace molto agli elettori 5 stelle

24 Settembre 2017

Luigi Di Maio è dunque il candidato-premier per il Movimento 5 stelle, attraverso primarie non proprio “democratiche” dal punto di vista dell’offerta, senza cioè avversari che potessero in qualche modo dargli un po’ di filo da torcere. Non che quelle del Pd o del centro-sinistra, nel tempo, siano mai state realmente competitive: Prodi nel 2005 non aveva grossi avversari, così come Veltroni nel 2007 o Renzi nel 2013 e nel 2017.

In fin dei conti, le uniche primarie nazionali dove la competizione era un po’ serrata sono state quelle che vedevano in lizza Bersani e Renzi, nel 2012, dove si finì addirittura al ballottaggio per decidere il vincitore, il candidato premier del centro-sinistra. Dunque, stracciarsi le vesti per questa ovvia incoronazione di Di Maio mi pare un pochino forzato.

Piuttosto, è la scarsa numerosità dei votanti che desta qualche perplessità; appare a prima vista, quanto meno, un segnale di mancanza di entusiasmo degli iscritti pentastellati nei suoi confronti, e (forse) un monito fatto giungere a Beppe Grillo di non condivisione del merito e del metodo adottato per questa scelta.

Ma sarà poi davvero così, o non sarà invece che i militanti e, ancor di più, gli elettori dei 5 stelle hanno un rapporto con i propri leader leggermente diverso da quello che si instaura nelle altre forze politiche?

In genere, per tutti i partiti, l’apprezzamento per il capo o il segretario o il presidente, insomma per il proprio leader indiscusso, è appunto indiscusso, tranne per alcuni casi isolati (come capitò ad esempio a Bersani, che non era amatissimo dagli elettori Pd quando era segretario). Solitamente, il grado di fiducia è significativamente superiore all’80% dell’elettorato di quel partito, con punte quasi plebiscitarie oggi per Salvini o Meloni e, un tempo, per Berlusconi o Veltroni.

Gli elettori 5 stelle, al contrario, non stravedono per Grillo, per Di Maio o per Di Battista, né l’hanno mai fatto, nemmeno per lo stesso fondatore del Movimento nei tempi migliori. Il tasso di apprezzamento, la quota cioè di voti positivi, è sempre restato compreso tra il 60% ed il 70%, con punte anche inferiori in alcuni momenti della loro storia recente. Di Battista è oggi amato solo dal 57% degli elettori pentastellati. Il che significa, di converso, che i leader 5 stelle non piacciono ad una quota superiore al 30% e vicina al 40% di chi comunque vota per il Movimento.

Che significato dare a questi numeri, dunque? Visti da un certa ottica, si potrebbe affermare che la fiducia che gli elettori ripongono nei maggiori rappresentanti del M5s sia bassa perché il movimento non si riconosce in un leader, ma si riconosce soprattutto nel movimento stesso, che non deve replicare gli errori delle altre forze politiche, in cui solo il leader detta la linea, e a questa ci si deve adeguare.

Visti da un’altra ottica, al contrario, si potrebbe ipotizzare che quegli elettori siano in cerca di un leader più credibile, che possa dar segno di competenza, capacità e appeal che quelli attuali non hanno, per poter divenire buoni governanti del paese. E la scarsa partecipazione degli iscritti sarebbe in questo caso paradigmatica di una insofferenza di base per un capitale umano giudicato non (ancora) all’altezza di quel compito così arduo.

TAG: di maio, Grillo, movimento 5 stelle
CAT: Partiti e politici

2 Commenti

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  1. cantelmo19 3 anni fa

    Finalmente un articolo che analizza eventuali defezioni, anziché sparare fango come fanno i giornalisti mercenari di sistema e persino qualcuno qui sopra, usando un tono alquanto polemico ed energie che andrebbero invece impiegate contro la vecchia classe politica. Sono un elettore del movimento cinque stelle e spero di poter dare un contributo all’obbiettivo di analisi che il presente articolo si pone. MI allaccio alla riflessione sulle primarie in concordia con l’osservazione per cui le classiche primarie del PD non sono state più competitive delle “nostre” : specialmente le ultime palesavano la vittoria di renzi nonostante la disfatta del referendum. Forse il punto di questi giorni è la mancanza di gara all’interno del movimento, non già di democrazia in quanto Luigi Di Maio non era il solo candidato ma senz’altro è quello più noto insieme a Di Battista e poi di Fico. Io personalmente fra i 3 , preferisco Alessandro Di Battista ma ahinoi , non ha voluto candidarsi e sotto certi aspetti, è meglio che vi abbia rinunziato. Luigi Di Maio credo sia molto gradito a noi elettori pentastellati , anche per via del carisma non indifferente: forse per noi rivoluzionari, Di Battista resterà il migliore ma Di Maio è comunque un valido esponente. Beppe Grillo, dal mio punto di vista è la sostanza che incarna lo spirito battagliero del Movimento di cui Casaleggio è anima. L’elettore storico, nato sotto la bandiera a 5 stelle, non può che amare l’energico ambientalista genovese, voce e sostanza del movimento che ha riempito le piazze del Paese come non succedeva da anni. Chi era in piazza maggiore sotto la torre d’arengo (fisicamente o col pensiero) 10 anni fa, sa che non ci sarebbe stato il movimento senza Beppe: al limite può esser diverso per tutte quelle persone che si son affacciate negli anni successivi; comunque sia credo che anche per gli ultimi arrivati, Grillo sia un faro o un punto di riferimento. Naturalmente le funzioni di garanzia e di controllo, han lasciato il campo ai giovani esordienti , divenuti poi i protagonisti del Movimento e la democrazia dal basso non poteva che incontrar ostacoli di realizzazione. Le idee magnifiche devono scontrarsi con il muro della realtà: era necessario questo percorso per tradurre sul piano concreto la volontà popolare; a me non piace particolarmente il sistema virtuale o meglio prediligerei un binomio complementare di incontri fisici e assemblee dal vivo o altri ritrovi come quelli dei primi anni, con la parte finale su internet. Riassumendo ….più piazza meno web…..
    Il capitale umano porta con se chiaramente il peso della mancata esperienza e delle difficoltà organizzative ma ritengo che il movimento medesimo soffra la carenza di partecipazione popolare che invece è presente ad esempio in Svezia, ove le persone non sono semplici elettori ma diretti partecipanti della vita politica. Ecco personalmente, io consiglio la presenza attiva a tutti coloro che come il sottoscritto, credono nel movimento e nella causa sociale. Non lasciamo il movimento in balia di se stesso e dei suoi problemi , bensì sosteniamolo e non dividiamoci come sempre succede in italia.

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  2. brunoge 3 anni fa

    SOLITO ARTICOLO FARLOCCO DA PDIOTA !

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