Draghi e Monti, un confronto che non tiene

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7 Febbraio 2021

“La carne non smetteva di essere servita. Gli spaghetti nel brodo di pecora arrivavano da vassoi portati a mano da tutti. Camerieri volontari, cuochi volontari, tutto il paese serviva volontario alla festa di nozze. Gli sposi erano giovani. Erano belli. Avevano amici giovani. E sapevano ballare all’uso antico, volando nell’aria. Ed era il 2012, l’anno in cui si sarebbe dovuto finire il mondo.”

 

È arrivato il salvatore della patria, è arrivato Mario Draghi, già battezzato super Mario, colui che, interpellato da Mattarella come figura autorevole, uomo super partes al di fuori dei giochi politici, ha tolto dall’impiccio la difficile situazione del governo italiano, impantanato tra ricerca di responsabili e sabotatori.

Sul carro del vincitore pare ci siano saliti quasi tutti, tranne Fratelli d’Italia per cui la vi maestra sarebbe ancora le elezioni dal momento che manca, secondo la Meloni, una condivisa base programmatica.

Il paragone con l’impopolare governo tecnico che dieci anni fa salvò l’Italia dalla crisi politica e soprattutto economica viene spesso riproposto in questi giorni. Un paragone che tiene poco, a dire il vero, perché allora l’ombra dell’austerity aleggiava sull’intera Europa, la rigida disciplina fiscale, da cui scaturì l’emblematica crisi del debito greco, portò all’approvazione di riforme impopolari, le famigerate riforme lacrime e sangue per sottrarre l’Italia dalla bancarotta.

Sebbene in un periodo di recessione economica, nel pieno di una grave crisi pandemica, il compito di Draghi sarà quello di gestire e spendere bene fondi che l’Europa ha messo a disposizione affinché si possa ripartire.

Dieci anni fa, i politici vennero meno perché fare parte di quel governo significava esporsi personalmente, e mettere la faccia su misuri impopolari avrebbe svuotato di consenso le proprie carriere istituzionali. Oltre alla grande personalità carismatica e alla fiducia internazionale di cui gode Draghi, ciò che spinge a fare parte di questa squadra di governo, al contrario, è la convenienza di ogni partito vista la possibilità di incidere sulla ripartenza del sistema Italia.

Draghi si è già confrontato coi sindacati cogliendo l’opportunità che l’Europa ha messo a disposizione con il Next Generation Eu, fondo da spendere per dare un futuro alle nuove generazioni. Necessario e urgente il coinvolgimento del mondo del lavoro e un dialogo con le parti sociali iniettando nuova fiducia nelle persone.

 

TAG: politica
CAT: Partiti e politici

Un commento

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  1. cyrana56 6 mesi fa

    Mi sa che lei ancora conserva qualche ingenuità… il recovery plan di Conte non piaceva a bruxelles perché non conteneva LE RIFORME! ma non quelle positive per i cittadini, le uniche menzionate da chi dovrebbe informarci, bensì quelle tenute nascoste, in odore di austerity, es quella del catasto = più tasse sulla casa, o quella delle pensione = via quota 100 e mi aspetto anche qualche sforbiciatina, speriamo non a quelle delle fasce deboli ma diversamente da lei, illusioni non me ne faccio più. Conte probabilmente si riservava di discuterne in UE e tentare di mitigarle o forse tentava di lasciarle proprio fuori, e per questo ci hanno commissariato: Draghi le applicherà integralmente come richiesto senza batter ciglio.

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