Il manuale dei politici per perdere consensi

30 Agosto 2016

Sappiamo ormai da decenni che il livello dei consensi della politica, dei partiti e di molti politici è soltanto di poco superiore a quello degli zingari, in particolar modo nel nostro paese. Ciononostante, quel mondo tenta in tutti i modi, in tutte le occasioni, di abbassare ancor di più quel livello, di precipitare sotto la soglia del 10%, che da molti analisti viene considerata la soglia del disprezzo.

Quasi nessuno riesce a sfuggire alla voglia insana di raccontare la propria opinione su tutto, di regalarci dichiarazioni che a volte fanno accapponare la pelle. Non fa ovviamente eccezione la tragedia del terremoto, in cui molti si sono inseriti con la leggerezza dei carrarmati nelle più insensate polemiche.

Con la crescita d’importanza poi del web, negli ultimi anni, nemmeno il filtro degli addetti stampa, dei portavoce, degli organi giornalistici di riferimento di ogni partito riesce a metter un freno a questa volontà di intervenire. “A colpi di tweet”, titolava un bel libro Sara Bentivegna, nel tentativo di mettere in guardia chi vuole fare politica in prima persona dai rischi insiti nel mezzo, nel tentativo di rendere più consapevoli tutti noi, ma soprattutto i politici, dei disastri che si possono combinare lasciando senza freni la propria tastiera.

Twitter, Facebook, Instagram e tutti gli altri social che popolano ormai una parte del mondo hanno generato e sviluppato un’io ipertrofico, una paura, un senso di vuoto che assale l’uomo pubblico se non interviene rapidamente in tutto ciò che sta accadendo, se non è presente con il proprio piccolo pensiero nel dibattito collettivo. Come se tutti noi ci domandassimo costantemente: ma cosa penserà davvero Di Battista delle colpe del terremoto, quale sentimento alberga nella mente di Renzi, o di Salvini, o di Speranza, sul dramma di chi ha perso la casa? E quale sarà la reazione di Di Maio alle lacrime della signora Renzi? O alla nomina di Errani come commissario?

Ma chi è realmente interessato a questi dibattiti? viene da chiedersi, per chi è veramente efficace la pubblicazione di quel piccolo pensiero, di quella felice o infelice dichiarazione? Sui social se ne discute parecchio; pare quasi che non ci sia altro di cui parlare, per cui insultarsi, per prendere posizione a favore o contro quella frase, quella esternazione.

Sarà efficace tutto questo cicaleccio? Un po’ serve, certo. Serve a rinsaldare la propria adesione a quelli che già sono vicini al Pd, o alla Lega, o ai 5 stelle. Tutti costoro intervengono, amplificando in positivo o in negativo quei brevi messaggi che giungono dai protagonisti più in vista della vita politica.

Ma per gli altri, per i cittadini “normali”, tutto questo non fa che aumentare la loro distanza dal mondo partitico. Sappiamo che oggi i 5 stelle sono in testa nei consensi degli elettori, seguiti dal Pd. Quanti sono però questi consensi? Quanti sono gli italiani che non esprimono un proprio orientamento di voto ormai da qualche anno? Siamo vicini al 50%, una buona metà di potenziali elettori che non vogliono dichiararsi, che si sentono lontani da tutti, anche dai 5 stelle.

E queste dichiarazioni, queste prese di posizione, questi messaggi a volte fuori luogo, in un momento di così grande tristezza per il paese, non fanno che accrescere la loro lontananza, non producono che un progressivo incremento nella distanza tra il paese reale e quello politico. Se ne renderanno conto anche loro, prima o poi?

TAG: rete, terremoto
CAT: Partiti e politici

2 Commenti

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. valt39 4 anni fa
    sono in parte d'accordo. Si potrebbero usare meglio anche questi strumenti (twitter, facebook,etc.) con + stile e sobrietà. Se invece si usano come i "webeti" non c'è speranza. Oggi prevale l'odio e la rabbia nei commenti. Sarà sempre così?
    Rispondi 0 0
  2. evoque 4 anni fa
    Ma le dichiarazioni dei politici tramite FB, Twitter... servono molto spesso per costruirci sopra quelle oscene trasmissioni di presunto e sedicente approfondimento politico chiamate talk show. Che sulla 7 vanno in onda dall'alba a notte fonda. Quasi tutti i giorni. Sempre con le stesse facce di quegli stessi ospiti che saltellano da una trasmissione all'altra a dispensare le loro perle di saggezza tuttologiche. Quindi quelle dichiarazioni sono funzionali al mantenimento di questo sistema informativo decisamente ributtante, per me. E se queste parodie di trasmissioni di informazione vanno ancora in onda, e soprattutto in così gran numero, significa che conservano un loro pubblico. Quindi: dichiarazione del politico, trasmissione connessa, pubblico. E il cerchio è chiuso.
    Rispondi 0 0
CARICAMENTO...