Il No non è un partito, il Pd sì: è troppo chiedergli di fare politica?

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5 Dicembre 2016

Errare è umano. Che Renzi abbia voluto usare il referendum costituzionale per legittimare se stesso e il proprio governo è più comprensibile, vista la genesi del suo esecutivo e l’importanza da lui attribuita alla riforma, molto oltre il merito della riforma stessa.
Perseverare, però, nell’attribuire al fronte del NO una soggettività politica, è non solo diabolico, ma anche pericoloso, per tutti. Io che ho votato un personalissimo NO l’ho fatto per ragioni di merito in buona parte opposte a quelle di un’accozzaglia che era effettivamente tale. La natura stessa del referendum è questa: unisce ragioni e obiettivi diversi su un’alternativa secca. Questo è, ma non altro.

Secondo Renzi spetterebbe ora al fronte del no mettersi d’accordo su una legge elettorale. Non è così. Il no non era un partito, anche se lui ha fatto di tutto per farcelo diventare. Che Renzi a questo punto faccia un passo indietro, visto il significato da lui stesso attribuito al referendum, è un atto coerente, che Renzi sta compiendo con dignità e senso delle istituzioni. Ma questo vale per Renzi. Dire invece “io c’ho provato, mi avete detto no, adesso fatela voi la riforma” sarebbe una reazione puerile.
Renzi non è un partito. Il Pd, invece, è il partito di maggioranza relativa. Il Pd deve innanzitutto scegliere se restare attaccato al proporzionale con premio di maggioranza (che sia al partito o alla coalizione può interessare i partiti più che gli elettori) oppure proporre l’uninominale di collegio, nella direzione dell’accordo con Cuperlo. E magari oltre. A proposito di impegni, c’è anche quello preso in extremis con Radicali italiani per la realizzazione di un referendum act che potenzi gli strumenti di iniziativa popolare e referendaria.
Certo, sono impegni assunti nella prospettiva della vittoria del sì. Ma ora è responsabilità del Pd decidere se il contenuto di quegli impegni è comunque da difendere, oppure se abbandonarsi a una sorta di vittimismo istituzionale e consegnare il pallino della proposta a un partito che non esiste, facendo persino come se avesse il 60% dei voti.

TAG: Matteo Renzi
CAT: Partiti e politici

2 Commenti

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  1. sspag00 4 anni fa

    E’ una giusta considerazione.
    Personalmente credo che il Renzi se ne torni a casa con il suo pallone pur di non dar soddisfazione agli avversari di continuare a giocare insieme ma spero in un aiuto da parte dei suoi colleghi di partito, quelli per lo meno meni puerili e ‘tifosi’ di una squadra da riformare, forti dell’esperienza avuta. Spero che la forte sconfitta faccia assumere ai giovanotti del PD un’aria piu’ matura, meno fans e piu’ collaboratori, sarebbe auspicabile.

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  2. storno 4 anni fa

    Il fronte del NO ha data l’imostazione che ha dato al referendum si è assunta la responsabilità, oltre che della bocciatura della riforma, anche della caduta del governo e, quindi, delle sue conseguenze (negative o positive)
    La responsabilità di far formare un nuovo governo è di Mattarella, se ci riesce, bene. Se non ci riesce si va ad elezioni.

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