In cerca di una destra affidabile

5 Agosto 2020

Un paio di giorni fa, su Repubblica del 3 agosto, Ilvo Diamanti ha puntualizzato ciò che da diverse settimane sta accadendo negli orientamenti di voto degli italiani: una costante crescita dei consensi per Fratelli d’Italia ed un parallelo (correlato) declino di quelli per la Lega. Un trend iniziato in sordina nel settembre dello scorso anno, poco dopo la nascita del nuovo governo giallo-rosso, ma che giorno dopo giorno ha visto il partito di Salvini perdere costantemente voti (virtuali), fino all’attuale 10% in meno delle ultime europee del 2019, quando raggiunse lo storico risultato del 34% dei voti validi. Visto il contemporaneo quasi identico incremento del partito di Giorgia Meloni (dal 6% al 16%), non è difficile ipotizzare – come confermano peraltro numerose analisi dei flussi di voto – che siano proprio gli ex-elettori leghisti dello scorso anno a guardare ora con maggior interesse a Fratelli d’Italia, dichiarandone la loro nuova affiliazione. Ma è probabilmente errato pensare a questi elettori come realmente ex-leghisti. E ne vedremo presto il motivo.

È ormai risaputo che viviamo in un clima di elevata volatilità elettorale, governata spesso da mere emozioni, come ben sottolinea Luigi di Gregorio nel suo Demopatia, non certo da argomentazioni razionali e scelte di voto ponderate. Ma questa specificità ha un importante caveat: si adatta molto più facilmente all’elettorato di centro-destra che non a quello di centro-sinistra. Quest’ultimo infatti, come si vede dall’andamento dei consensi per il Partito Democratico, rimane abbastanza stabile negli ultimi anni, intorno al 20%, senza particolari fluttuazioni né quando era all’opposizione né da quando è ora al governo. Viceversa, chi si dichiara di destra o di centro-destra pare avere da qualche anno un travaglio interiore ben più accentuato nella decisione di quale partito votare, soprattutto da quando è venuto a mancare politicamente il suo vero faro, Silvio Berlusconi.

Ripercorrendo la storia dei consensi per quest’area, nel nuovo millennio, possiamo notare che la sua quota di voti è rimasta stabile (poco meno del 50%) dal 2001 al 2008, premiando Forza Italia, poi PdL, con percentuali sempre simili, così come per i suoi partiti satelliti. Ma la fine politica dello stesso Berlusconi, dal 2011 in poi, ha dato il via ad una significativa crisi del centro-destra, ridotto al 30% nel 2013. Una quota cospicua di quell’elettorato si è rivolta allora al Movimento 5 stelle, e lo stesso è accaduto nel 2018. Si è contemporaneamente assistito, in quell’anno, ad un primo importante incremento della Lega di Salvini, grazie al passaggio dei delusi di Forza Italia.
Ma dalla crisi berlusconiana in poi, non sembra esserci pace per l’elettore medio della destra: dopo aver scelto il M5s nel 2013 e 2018, si è quasi subito pentito di quella scelta, e nel 2019 ha cercato un approdo nello stesso Salvini. Deluso anche da Salvini, da qualche mese sta sperimentando una nuova strada, quella di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Un percorso che trae linfa non già, come ipotizza lo stesso Diamanti, dalla percezione che la vera destra sia quella storicamente connotata dal partito della Meloni, quanto dal fatto che quegli elettori non trovano soddisfacenti nessuna delle proposte delle diverse forze politiche e, con diverse modulazioni “emozionali”, cercano qualcuno che meglio rappresenti le loro istanze.
In cerca di un approdo soddisfacente, hanno provato in un primo momento con Grillo, sono poi passati con Salvini e ora ritentano con Meloni. Poi magari sarà la volta di Zaia. Ma un nuovo Berlusconi, con una proposta politica, forse discutibile per alcuni, ma convincente e affidabile per gli elettori di centro-destra, ancora deve nascere.

Università degli Studi di Milano

TAG: berlusconi, centro-destra, giorgia meloni, salvini
CAT: Partiti e politici

Un commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. evoque 2 mesi fa

    Mi piacerebbe sapere perché ci si ostini a chiamare destra o peggio ancora centro-destra questa accozzaglia di ignoranti; del resto già Montanelli la chiamava destra patacca.Questa è destra reazionaria: grossolana, volgare e e violenta nel linguaggio, senza alcun programma che non sia quello di aizzare i poveretti che si fanno infinocchiare: prima contro i COMUNISTI, poi contro la UE, MERKEL e MACRON, poi ancora contro i NEGRI. Ma di programmi neanche l’ombra. E con la testa voltata indietro al ventennio. Pare però che l’infinocchiamento non terminerà tanto presto: se non sono bastati due decenni abbondanti di un mistificatore intrallazzatore frodatore come Berlusconi per aprire loro gli occhi…

    Rispondi 0 0
CARICAMENTO...