La Lega e Casapound sono la stessa cosa, inutile chiedere a Salvini di rompere

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20 Gennaio 2015

I recenti fatti di Cremona hanno riportato al centro dell’attenzione mediatica CasaPound Italia, facendo parlare anche della controversa alleanza tra la formazione neofascista e la Lega di Salvini.

Caso mai vi fosse ancora qualche dubbio, quanto avvenuto domenica (un militante del centro sociale Dordoni è stato preso a sprangate e ridotto in coma farmacologico da un gruppo di militanti della sede locale di Cpi, sostenuti da militanti di estrema destra arrivati da Parma e Brescia) ha ricordato a tutti qual è la vera natura del movimento.

Sempre dei militanti di CasaPound furono autori, lo scorso novembre, di un’altra aggressione squadrista ai danni dei supporter della Ardita Roma. Tanti altri episodi che hanno visto esponenti dello stesso movimento nelle vesti di squadristi potrebbero essere elencati qui a riprova dello stesso concetto. Così come si potrebbe analizzare la propaganda di questo movimento, ideologicamente molto precisa, e senza spazio per fraintendimenti.  

A fronte di tutto ciò, sono interessanti alcuni interventi delle ultime ore, in cui si auspica un intervento di Salvini, e magari una presa di distanze dello stesso leader leghista nei confronti dei suoi nuovi alleati.

Su questo giornale Andrea Signorelli chiede a Salvini di “rompere, prima che ci scappi il morto”:

“Va bene la convenienza politica, capiamo anche l’importanza di avere un’avanguardia profondamente inserita nel tessuto sociale che possa spianare la strada alla discesa della Lega Nord in Lazio (nella versione “Noi con Salvini”); ma che un partito che è stato anche al governo e il cui segretario è tutti i santi giorni in tv a raccontarci la sua versione della storia sia legato a un movimento che si rende protagonista di scontri a colpi di spranghe e bastoni, questo no, non si può capire e tanto meno accettare”. 

Lo stesso appunto lo ha sollevato, sempre ieri, il responsabile sicurezza del Pd, Emanuele Fiano, nell’ambito di un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro dell’Interno Angelino Alfano:

“La natura violenta dei comportamenti che vedono protagonisti gli squadristi di  CasaPound conferma quanto sia inaccettabile l’alleanza politica tra la Lega di Salvini e questo ben noto movimento neofascista”.

Ecco, se è vero che questa alleanza non si può accettare, certo non si può “non capire”.

Chi lo fa commette l’errore di lasciarsi condizionare, magari inconsciamente, da un’immagine oramai antica della Lega, che pure avendo in sé i germi di quella attuale, se ne differenziava in maniera sensibile. Quello di Bossi era un altro partito, fortemente localistico, nel seguito e nelle rivendicazioni, e il cui obiettivo massimo (almeno propagandisticamente) era quello della “secessione”.

La svolta data nell’ultimo anno da Salvini, e consacrata con l’alleanza con i francesi del Front National, è stata netta, e ha fatto la fortuna di un movimento che rischiava di scomparire. Oggi non si parla più di Padania, ma di “no all’euro” e di “stop all’invasione” degli immigrati.  Guarda caso le stesse parole d’ordine che da tempo porta scandiscono quelli di CasaPound.

La sovrapposizione (ancora più che alleanza) tra i due movimenti è evidente anche se si vanno a vedere chi sono i sostenitori leghisti nel Mezzogiorno: la spina dorsale di “Noi con Salvini”, il nuovo partito creato dal leader milanese per estendere il proprio consenso in tutta la penisola, è costituita in larga parte da esponenti di estrema destra e, in particolare, proprio da militanti di CasaPound.

Lo stesso discorso vale per Roma, dove il lavoro meticoloso sul territorio portato avanti da Borghezio a partire dalle elezioni europee del maggio scorso ha dato ottimi frutti, fino a far nascere l’ipotesi di creare una forza politica comune per conquistare la Capitale.   

Di fatto, a qualcuno sfugge che senza l’alleanza con i neofascisti di Casapound, e senza la condivisione degli stessi “programmi” e delle stesse strumentalizzazioni politiche, oggi Salvini non sarebbe più l’astro nascente della destra italiana, in grado di arrivare a contendere la leadership dell’opposizione a Forza Italia. Allo stesso modo, la Lega stessa non esisterebbe più, o sarebbe quanto meno ridotta a un ruolo marginale nel panorama politico italiano.

A chi chiede a Salvini di dissociarsi una volta per tutte da Casapound bisogna rispondere che questo oggi non è possibile. Per il semplice fatto che oggi la Lega di Salvini e Casapound sono la stessa identica cosa.

@carlomariamiele

TAG: casa pound, Cremona, dordoni, emanuele fiano, fascismo, mario borghezio, matteo salvini, noi con salvini
CAT: Partiti e politici

2 Commenti

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  1. andrea-signorelli 6 anni fa

    Guarda, paradossalmente (nel senso che l’altro post l’ho scritto io) sono molto d’accordo con te. Mi spiego: la Lega è ormai un partito di estrema destra, come Casa Pound. I loro legami anche elettorali li conosciamo ormai bene. Cosa li differenzia allora? Fino a oggi il fatto che i militanti leghisti, che io sappia, non vanno in giro a spaccare teste. Una differenza non da poco. Nel momento in cui però nessuno nella Lega dice “beh” davanti alle scene di cui CP si rende protagonista, allora sono davvero la stessa cosa, in tutto e per tutto. Non ho molta simpatia per la Lega, nemmeno per quella dei tempi di Bossi, ma speravo che fosse un partito democratico, almeno a parole. Non è così.

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    1. carlomm77 6 anni fa

      Certo, la differenza, nei fatti, ancora esiste. Ad esempio la Lega fa (e ha sempre fatto) un uso esclusivamente verbale della violenza (non meno pericoloso), senza però mai arrivare a praticarla. Cosa diversa per CPI. La mia insomma è una voluta forzatura. Con questo intendo dire è che oramai la Lega non può fare a meno di Casapound, perché giocano sugli stessi umori, usano le stesse parole d’ordine, solleticano lo stesso elettorato. Se Salvini iniziasse a fare dei “distinguo”, a moderarsi in qualche modo, allora non avrebbe più alcuna prospettiva, politicamente parlando. E ciò vale per tutti i partiti del suo stampo.

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