La legge elettorale più conveniente per il M5S era l’Italicum di Matteo Renzi

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13 Ottobre 2017

«Una montagna di letame democratico fatto da questi quattro miserabili», queste le sobrie parole del grillino Danilo Toninelli, una delle “punte di diamante” del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, nonché membro della Commissione Affari Costituzionali. Una dichiarazione in linea con il racconto che il partito della Casaleggio Associati sta ripetendo ossessivamente tramite i suoi eletti, che sostengono in coro che il cosiddetto “Rosatellum 2.0”, approvato ieri con 375 sì dall’aula di Montecitorio (molti di più di quelli sperati), sia di fatto una legge pensata per impedire al Movimento 5 Stelle di vincere le prossime elezioni, permettendo agli altri partiti di coalizzarsi. Una visione assai limitata e (tanto per cambiare) “grillinocentrica” di una legge che certo ha tanti limiti ma è figlia dell’attuale situazione politica, dello stato dei partiti (compreso il M5S) e dei flussi elettorali ormai in continua evoluzione. Tuttavia, una legge che avrebbe reso possibile un governo “a cinque stelle” era stata fatta ed era l’Italicum dell’odiato Matteo Renzi, ma andiamo per ordine.

In Italia e in molte democrazie europee il bipolarismo (più o meno forzato su coalizioni di partiti) ha da tempo ceduto il passo alla frammentazione. Con il declino di Berlusconi – leader che ha polarizzato la politica italiana per tutta la Seconda Repubblica – il comportamento dell’elettorato è mutato radicalmente, favorendo l’exploit di soggetti populisti come il Movimento 5 Stelle e la Lega di Salvini, partiti che fino a dieci anni fa sarebbero stati schiacciati (o inglobati) dal “populismo di governo” dell’ex Cavaliere.

Va da sé che ogni legge elettorale nettamente maggioritaria sarebbe oggi una forzatura che non rispecchierebbe le reali esigenze degli elettori. Ma con un elettorato frammentato è totalmente impossibile impedire accordi pre e post elettorali per formare i futuri governi. Questo rende anche inutile oggi esercitarsi nel “toto premier”, perché tutti i sedicenti “candidati premier” altro non sono che la prima scelta di partiti che poi dovranno mediare tra loro per scegliere un nome condiviso.

Di tutti i tentativi fatti negli ultimi anni per dare al paese una legge elettorale post-porcellum, l’Italicum è stato l’unico che ha cercato di raggirare la frammentazione attraverso l’introduzione del doppio turno. Lo faceva in modo assai spregiudicato, perché con molta probabilità avrebbe assegnato la maggioranza dei seggi a una forza minoritaria. Il provvedimento era però “incastonato” nel pacchetto di riforme costituzionali bocciate dal referendum del 4 dicembre 2016 ed è così naufragato con esse. La successiva bocciatura della Consulta è stata quindi una logica conseguenza della vittoria del no.

Fa quindi un po’ sorridere vedere oggi il Movimento 5 Stelle sbraitare per una legge che (a loro dire) sarebbe studiata per non farli vincere, dopo che con la loro “strategia del no” (pianificata nelle stanze della Casaleggio Associati) hanno combattuto come dei leoni (da tastiera) contro delle riforme e contro una legge che avrebbe permesso loro di andare al governo (magari con un misero 24%) polarizzando il “voto contro il potere costituito” al secondo turno, come ad esempio è accaduto a Roma. L’impressione è che il partito animato dal comicoleader genovese non sia realmente interessato a governare il paese (non sarebbe la prima volta che accade nella storia d’Italia), ma che voglia continuare a giocare il ruolo dell’anti-sistema, attraendo consensi e redditizi click nell’anarchia della rete, il non luogo dove non esistono leggi elettorali e dove i voti sono virtuali e facilmente hackerabili…

TAG: casaleggio associati, Danilo Toninelli, italicum, movimento 5 stelle, partito democratico, rosatellum
CAT: Partiti e politici

4 Commenti

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  1. silvia-bianchi 3 anni fa

    Andando a leggersi le motivazioni della sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha cancellato il ballottaggio nazionale dall’Italicum, si capisce chiaramente che la bocciatura non è stata conseguenza della mancata riforma costituzionale e del permanere del bicameralismo perfetto: anche in vigenza della riforma Renzi-Boschi il secondo turno sarebbe stato illegittimo, a causa della possibile sproporzione tra i voti ottenuti dalla lista vincitrice al primo turno e i seggi ottenuti (“una lista può accedervi (al premio di maggioranza) anche avendo conseguito, al primo turno, un consenso esiguo e ciononostante ottenere il premio, vedendo più che raddoppiati i seggi che avrebbe conseguito sulla base dei voti ottenuti al primo turno. (…) Il legittimo perseguimento dell’obbiettivo della stabilità di governo, di sicuro interesse costituzionale, (…) non può giustificare uno sproporzionato sacrificio dei principi costituzionali di rappresentatività e di uguaglianza del voto, trasformando artificialmente una lista che vanta un consenso limitato, ed in ipotesi anche esiguo, in maggioranza assoluta»).
    Dunque il referendum del 4 dicembre non c’entra nulla: l’Italicum, la legge che poteva favorire il M5S con il meccanismo del “chi prende un voto in più degli altri vince la maggioranza”, sarebbe stato corretto dalla Consulta anche se avesse vinto il sì. La difficoltà di avere una maggioranza parlamentare coerente e coesa non dipende dal meccanismo elettorale, ma dalla frammentazione del quadro politico

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  2. marco-baudino 3 anni fa

    E quindi?? Che soluzioni ci sono, di fronte a scelte che si allontanano sempre più da una vera rappresentanza reale del popolo. E invece alimentano la possibilità di pochi prescelti di governare non per il popolo… La riforma che sta passando e’ il contrario esatto di quello che dovrebbe essere, ritornando a prospettare situazioni per cui il sistema del pentapartito di democristiansocialista memoria, con tutti i suoi difetti e le sue conseguenze legate a compromessi contorti tra le parti per tenere uniti i governi con lo sputo, era un capolavoro, al confronto di quello che ci aspetta. E almeno allora esistevano dei politici professionisti, non i dilettanti allo sbaraglio di oggi per cui SONO SERIAMENTE PREOCCUPATO! Da Italiano signor nessuno che sono, tra altri 60 milioni di Italiani almeno sempre più disorientati (divide et impera?). Addio democrazia! Davvero, senza pretese di voler essere qualcuno o qualcosa in ciò che qui scrivo, non sono nessuno! Anzi, scusatemi l’intervento, magari populista….

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  3. marco-baudino 3 anni fa

    PS: Caro Signor Salamida, le suggerisco di leggere attentamente quanto scrive il signor Pompeo Maritati, in un articolo oggi in immediata sequenza al suo. Una disamina chiara e purtroppo reale della situazione a cui siamo destinati!! E prenda spunto… C’è sempre da imparare nella vita, a maggior ragione se il suo mestiere e’ giornalista che esprime opinioni, le pubblica e diventano quindi disponibili, anche a critiche, quando capita di leggerle.

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  4. evoque 3 anni fa

    Dice bene, Salamida. Il M5s non ha alcuna intenzione di governare questo Paese (e meno male!), diversamente non si spiegherebbe la designazione di un nullafacente, nullastudente come Di Maio alla candidatura di presidente del consiglio. Del resto nemmeno a Roma avrebbero voluto vincere. Loro (Casaleggio e Grillo) lo sanno, ma anche noi (noi che non siamo degli invasati) lo sappiamo, e bene.

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