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Partiti e politici

Le pagelle ai partiti per il 2021: il Movimento 5 stelle

di Paolo Natale
28 Dicembre 2021

Prima puntata della valutazione dell’operato delle principali forze politiche e dei loro leader nel corso dell’anno che sta per chiudersi. Un 2021 piuttosto drammatico sia per la politica che, ovviamente, per i problemi socio-sanitari, come noto non particolarmente migliorati dall’anno precedente.
La crisi della politica, già plasticamente evidente dal dopo elezioni 2018, con i due governi-Conte in rapida successione, con maggioranze completamente differenti, si è poi mostrata in maniera limpida già al primo mese, verso metà gennaio. Conte sfiduciato da Italia Viva. L’impossibilità di formare un nuovo governo senza l’appoggio dei renziani. La scelta di Mattarella di affidare l’esecutivo ad un “papa straniero” con il sostegno di quasi tutte le forze politiche presenti in Parlamento.
Un Governo di larghe intese ovvero di unità nazionale anti-Covid per gestire i fondi europei. Draghi come garante di quanto i partiti non riuscivano a realizzare per conto proprio. Insomma: una figura incresciosa dei partiti, incapaci di accordarsi nemmeno in circostanze così drammatiche come la grave emergenza sanitaria. Una situazione e un comportamento, se si vuole, ancora peggiori di quanto era capitato nel 2013, quando andarono tutti a Canossa da Napolitano per implorarlo di restare su Colle ancora un po’, per garantire le più urgenti riforme per il Paese (che, peraltro, non arrivarono neppure).
Con queste premesse, è quasi automatico arrivare ad un giudizio negativo per tutte le forze politiche, imbrigliate a volte in assurdi veti incrociati che non hanno permesso, per tutta la prima parte di legislatura, alcuna azione politica dotata di senso in una prospettiva almeno di medio raggio. Ma vediamo allora, accanto alla sconfortante visione d’insieme, come si sono comportati i singoli partiti e come ne escono da questo annus horribilis.

Movimento 5 stelle: voto 5 (come le sue stelle).
La creatura di Grillo e Casaleggio è certamente la forza politica che è uscita peggio dagli accadimenti di questi ultimi 12 mesi. Per tre anni e due governi sono stati al centro dell’attenzione e sotto tutti i riflettori, in particolare la loro punta di diamante Giuseppe Conte, campione di giravolte ardite ma anche di forti prese di posizione contro gli ex-alleati, e capace di rassicurare molti italiani nelle diverse comunicazioni-video durante i primi mesi di pandemia.
Ma da febbraio in poi il loro ruolo e la loro azione politica si è lentamente sfilacciato: diversi pentastellati sono usciti dal gruppo parlamentare per pesanti dissapori con le scelte degli alleati (prima con la destra, poi con la sinistra, infine a braccetto con l’intero establishment), la linea politica del M5s appare oggi piuttosto incerta e nebulosa. A metà strada tra partito e movimento, dichiarando comunque di non rinunciare all’anima originaria seppur con modalità inedite e particolarmente incerte, con un’alleanza prospettica con la coalizione progressista, ma con forme e scelte ancora da chiarire.
Insomma, i 5 stelle sono la forza politica oggi messa peggio: oltre ad aver già perduto almeno la metà del suo elettorato delle ultime elezioni politiche, con la prospettiva di perdere ancora consensi, dovrà per forza di cosa chiarire e chiarirsi la propria proposta politica per poter sopravvivere degnamente il periodo che ci separa dalle prossime consultazioni, e sperare che siano il più lontano possibile.

*Università degli Studi di Milano

movimento 5 stelle
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