Le pagelle 2022, le prospettive 2023: Le opposizioni

31 Dicembre 2022

Appuntamento di fine d’anno con le consuete valutazioni dell’operato delle principali forze politiche e dei loro leader nel corso dell’anno che sta per chiudersi. Un 2022 se vogliamo ancora più drammatico di quello precedente, con l’invasione dell’Ucraina ed una guerra che sembra farci ritornare indietro di un secolo, in aggiunta ai precedenti problemi socio-sanitari, per fortuna meno gravi del biennio pandemico (ma in attesa delle possibili conseguenze “cinesi”) e, infine, di una crisi politica risoltasi come sappiamo con un governo finalmente nato dal voto popolare – forse l’unica nota positiva di questo periodo.
Un Governo che può piacere o non piacere ma che, dopo 11 anni esatti di esecutivi di larghe intese o di unità nazionale o di protagonisti fino a poco tempo prima fieri antagonisti, tenta di ridare un senso un po’ più compiuto ad una democrazia basata sulle scelte degli elettori e non (soltanto) dei politici.
Il giudizio sui partiti è in questa occasione più difficoltoso del solito, dal momento che questo è stato un anno caratterizzato da almeno tre fasi chiaramente differenti, nelle quali le forze politiche hanno giocato su piani e con fini non riconducibili alle medesime logiche: la prima fase, fino a luglio, legata al governo di unità nazionale (con la defezione soltanto di Fratelli d’Italia e Sinistra Italiana); la seconda, durata un paio di mesi, di campagna elettorale; la terza infine demarcata dalla nascita del governo Meloni, con Forza Italia e Lega come principali partner.
I ruoli di governo e di opposizione non sono sempre stati dunque univoci, con forse l’unica eccezione rappresentata da Forza Italia e Lega che, si potrebbe dire, sono stati costantemente in prima linea, protagonisti in tutte le tre fasi anche se non come reali primattori. Se prendiamo in considerazione la terza fase, l’attuale opposizione vede come principali interpreti Pd, M5s e il duo Azione-Italia Viva. Ecco i giudizi su di loro.

Partito Democratico: voto 4.
Forse l’anno peggiore per il Pd, dalla sua nascita quindici anni orsono ad oggi. Aveva iniziato, se non con il vento in poppa, certamente come la forza politica che più nutriva rosee aspettative per il 2022: reduce dalla precedente buona esperienza di governo con i pentastellati, in procinto di formare con loro un’alleanza stabile per contrastare con qualche speranza di successo la coalizione di destra (il cosiddetto campo largo), fin dai primi mesi dell’anno la situazione si capovolge lentamente ma in maniera irreversibile. Le fasi della inarrestabile caduta sono note: il pasticcio della Presidenza della Repubblica, il progressivo e crescente malessere nei confronti del M5s, la fine del governo Draghi, le mancate alleanze elettorali, il risultato non certo positivo del voto di settembre, il ritiro di Letta, la decisa confusione in cui versa il partito, in attesa delle “solite” primarie, il sorpasso virtuale dei 5 stelle. Oggi nessuno sa cosa sia il Partito Democratico.

Movimento 5 stelle: voto 7 meno.
Dopo due esperienze di governo finite male e un’alleanza con Draghi che gli stava già stretta fin dall’inizio, e poi con la provocata caduta del governo più amato dagli italiani da sempre, pareva destinato a soccombere, a scomparire nei meandri della rappresentanza politica di seconda fascia, quella che conta poco o nulla. Invece, con le abili manovre di Conte e con un preciso riposizionamento sulle spiagge rimaste deserte di una sorta di populismo di sinistra (un po’ alla Melanchon), il movimento ha ripreso vigore e recuperato una quota non marginale dei consensi perduti in questi ultimi quattro anni, lasciando invece le briciole a colui che l’aveva abbandonato ini maniera sprezzante sperando di prenderne il posto, Luigi di Maio. Appare oggi come l’unica reale opposizione al governo Meloni.

Azione-Italia Viva: voto 6.
Il duo Calenda-Renzi è riuscito in un mezzo miracolo, prendendosi un ruolo che sembrava a più riprese sfuggirgli di mano, quello di un centro aperto ad ogni possibile alleanza, con la destra o con la sinistra, a seconda delle convenienze. Con l’arrivo di alcuni degli, e delle, esponenti più significative di Forza Italia, il cosiddetto Terzo Polo pare essere riuscito a contare qualcosa all’interno del panorama politico italiano, con una rappresentanza parlamentare comunque significativa. Una scommessa mezza vinta, con la possibilità, presentandosi in solitaria, di avere mani libere per agire indisturbati, sebbene alleandosi con il centro-sinistra avrebbero potuto godere di molti senatori e deputati in più. Vista la sconfitta dell’ipotesi di un campo largo molto competitivo, i due esponenti ex-dem si sono ritagliati un piccolo orticello dove restare ancora protagonisti, sia pure in solitudine e in minoranza. Operazione dunque riuscita a metà, rispetto alle aspettative di diventare davvero un terzo polo importante e decisivo.

Università degli Studi di Milano

TAG: m5s, Pd, terzo polo
CAT: Partiti e politici

Un commento

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  1. dino-villatico 1 mese fa

    “Oggi nessuno sa cosa sia il Partito Democratico”. Drammaticamente vero. Ed è la causa del suo declino. Perché chi lo dirige e amministra sembra non averlo capito. Ma anche perché l’umore del paese è oggi altrove. Il che spiega il successo sia di Fratelli d’Italia sia di Azione. Vedremo quanto dura l’idillio. Ma un dato storico resta evidente. L’Italia non è mai stato un paese di sinistra. Aveva un partito comunista folto e potente, ma più conservatore di quanto a parole riconoscesse. La storia del PCI poi Democratici di sinistra poi PD lo dimostra. E perché un elettore davvero di sinistra dovrebbe votare un partito conservatore? I comunisti – o gli ex-comunisti “riformisti – si sono spostati a partiti dichiaratamente conservatori, o ritenuti dai “lavoratori” più affini ai propri problemi e desideri, vedi voti di operai passati a Lega e Fratelli d’Italia, a ai 5 stelle, la borghesia “democratica”, ormai ridotta a minoranza. vota PD, le frange più a sinistra sono di chi ancora ci spera in un partito davvero di sinistra. Ma s’illude. È scomparso. La lotta sociale c’è stata. Ma non ha vinto il proletariato. Ha vinto la borghesia imprenditrice, sostenuta da proletari diventati piccoli borghesi qualunquisti.

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