L’inspiegabile invasione (mediatica) di CasaPound

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25 Novembre 2014

Sono più o meno due mesi che si parla tantissimo di CasaPound, il movimento di estrema destra con cui la Lega Nord di Matteo Salvini ha stretto un sodalizio che potrebbe addirittura mutare in un’alleanza elettorale, con il contributo anche di Fratelli d’Italia e di quella Lega dei Popoli che vedrà entro breve la luce. Analisi sui quotidiani, servizi in televisione, ospitate nei talk show: tutto grazie al segretario della Lega, che ha regalato ai militanti neofascisti un’inaspettata visibilità durante la manifestazione “Stop Invasione” di Milano.

Da lì in avanti, Lega Nord e CasaPound si sono mossi sempre di comune accordo: tanto da permettere a Mario Borghezio di fare la sua passerella quasi indisturbata in zone in cui qualche tempo fa non avrebbe osato mettere piede. Com’è possibile? Molto probabilmente un favore di CasaPound alla Lega, che già ha dato un contributo determinante affinché Borghezio venisse eletto in Europa nel Lazio. Vista col senno di poi, quell’operazione sembra proprio essere stato il primo esperimento della collaborazione politica tra i due movimenti, accomunati dal “no euro” e dalla xenofobia.

La Lega Nord scende a Roma, CasaPound sbarca a Milano (dov’è già presente ma molto meno radicata) e guadagna visibilità. La rabbia di Tor Sapienza (non si sa quanto manovrata direttamente dall’estrema destra, ma ci sono parecchie teorie in merito) permette a Salvini di guadagnare voti in territori insperati e permette a CasaPound di aumentare ulteriormente la sua presenza sul territorio.

I due movimenti, insomma, si muovono perfettamente sincronizzati, a dimostrazione di come la loro strategia sia di lungo termine e di come proprio in queste settimane si stiano ponendo le basi per l’alleanza del futuro. In tutto questo, a regalare un’attenzione insperata a entrambi, arrivano i mass media, i giornali, soprattutto la televisione.

Di Salvini si è già detto, è sempre in televisione, ha condotto una campagna elettorale a tappe forzate in Emilia Romagna, è l’ospite più conteso dai talk show; con lui la Lega Nord ha raggiunto vette di consenso che nemmeno ai tempi gloriosi di Bossi si erano viste. E con Salvini, in una sorta di effetto “trickle down” applicato al marketing elettorale, ha guadagnato spazio mediato anche CasaPound.

Esempio di tutto questo, il volto pulito del vicepresidente Simone Di Stefano (ché il presidente Gianluca Iannone è molto meno telegenico) in prima serata a Piazza Pulita. Anzi: pezzo forte del programma assieme al servizio “cos’è CasaPound”. Che poi Corrado Formigli abbia deciso di tendergli un mezzo agguato (“ma lei è fascista o no? È negazionista o no? Risponda!”) poco importa, perché Di Stefano, a rigor di logica, in quel talk show non ci doveva proprio stare. E non perché leader di un movimento neofascista, ma perché leader di un partito che alle ultime politiche ha raccolto lo 0,1% dei consensi.

Fermiamoci un attimo a ragionare su questo dato: quanti volti di leader di partiti dallo 0,1% vedete in televisione? I Radicali sono svaniti nel nulla nonostante valgano dieci volte tanto, Rifondazione Comunista (ora concentrata nell’operazione l’Altra Europa con le sue declinazioni nazionali) non si vede mai, eppure vale, più o meno, trenta volte tanto. Ma addirittura anche i principali competitor di CasaPound, ovvero Forza Nuova, non esistono sui mass media. Eppure, guarda un po’, nel 2013 hanno preso il doppio dei voti: lo 0,2%.

E allora perché tutta questa attenzione? Merito di Salvini, che li ha portati alla luce del sole in nome del loro sodalizio, e colpa dei mass media, che sono cascati con due piedi – per amor di audience – nella “trappola” orchestrata e hanno regalato le loro attenzioni a un partito che non le merita da un punto di vista etico e soprattutto da un punto di vista strettamente elettorale. Così, ringraziando abbondantemente quanti permettono a CasaPound di uscire dal loro centro sociale per entrare nelle televisioni, il movimento può continuare nella sua strategia, che al momento viaggia su tre assi.

Il volto pulito. Quando CasaPound è in tv non cede alle provocazioni, risponde con linguaggio forbito, fa bene attenzione dichiararsi non razzista e non omofoba; insomma, se qualcuno si aspetta che in televisione vadano dei picchiatori fascisti semianalfabeti, ecco che loro, per contrasto, fanno un figurone. Le battaglie storiche. Cavalcano la crisi sociale che attanaglia il paese, scaldando gli animi delle periferie romane alle presse con l’emergenza delle case popolari occupate e/o disabitate (loro tema storico) e soprattutto infilandosi dove ci sono problemi di convivenza con gli immigrati (e non certo allo scopo di pacificare gli animi). Le aggressioni squadriste. In tutto questo lavorio politico (entro breve sapremo che frutti sta dando), CasaPound sembra non dimenticare la sua base, quella più militante, quella più violenta. Ed ecco che il candidato sindaco e il candidato consigliere comunale di Viterbo per CasaPound vengono arrestati per l’aggressione violentissima all’Ardita, la squadra di calcio popolare che si rifà agli antifascisti “Arditi del popolo”.

Saranno anche “bravi ragazzi che non lasciano neanche un mozzicone per terra”, come ha detto Salvini, e avranno anche un “futuro radioso davanti a loro”, ma forse non è il caso di agevolare così tanto la loro missione.

@Signorelli82

TAG: casapound
CAT: Partiti e politici

Un commento

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  1. Mattia Triestina 6 anni fa

    un articolo completamente sconnesso dalla realtà

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