Manuale per un leader: strategie matematiche di controllo dell’opinione pubblica

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27 maggio 2015

Autori: Giacomo Albi, Mattia Zanella

“Have you noticed that Nature has recently begun

 to look like Corot’s landscapes?”

(The Decay of Lying, Oscar Wilde)

 Il prossimo anno festeggeremo il settantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana. Un lungo percorso di luci e ombre, che ci ha portato ed essere una delle più importanti democrazie occidentali e, di conseguenza, ad adottarne vizi e virtù. Questo è particolarmente evidente per ciò che riguarda le strategie di controllo e indirizzo dell’opinione dell’elettorato.

L’influenza dell’opinione pubblica in una democrazia rappresentativa si esprime come sappiamo nella scelta di una parte politica, di un candidato designato da un partito oppure semplicemente di un leader popolare. Non è nostra intenzione, né è necessario per i nostri scopi, stabilire quale sia il modo migliore per compiere questa scelta, l’argomento rappresenta infatti un terreno troppo eterogeneo e le visioni dei gruppi sociali coinvolti possono fortemente differire. Cercheremo invece di analizzare il rapporto  dei nostri rappresentanti in parlamento con l’opinione pubblica a partire da un modello matematico in grado di descriverne i tratti essenziali.

Una descrizione in termini matematici è basata su interessanti analogie tra l’argomento e le dinamiche di popolazioni, o super organismi, a intelligenza collettiva come sciami di insetti, stormi di uccelli e branchi di pecore. Questa classe di modelli matematici rappresenta un campo di ricerca che ha avuto grande sviluppo negli ultimi anni, anche grazie alle dirette applicazioni in ambito di intelligenza artificiale e robotica, che è stato oggetto di numerosi studi anche in ambito economico, dalla formazione delle curve di reddito (wealth distribution) alle dinamiche dei mercati finanziari, aiutandoci a comprendere molti aspetti riguardo il comportamento collettivo, di tipo statistico, di questi sistemi complessi formati da un numero elevato di agenti, [L. Pareschi et al. 2013].

Come definiamo innanzi tutto l’opinione pubblica? Il tema ha suscitato un profondo interesse nella dottrina politica e sociologica del XX secolo e le  definizioni di pubblica opinione si sono evolute ininterrottamente assieme alla società che la esprime. Anche se l’argomento è tuttora discusso, l’Encyclopedia Britannica ci offre uno spunto interessante, definendo l’opinione pubblica come “un aggregato di visioni individuali, di attitudini e di convincimenti su un particolare tema espressi da una porzione significante della popolazione” (traduzione degli autori), resta sospeso il concetto di “porzione significante” ma lo vedremo in seguito. Dall’acropoli di Atene all’invenzione della stampa e al recente sviluppo della comunicazione digitale, la formazione dell’opinione pubblica può essere vista come un complesso prodotto di interazioni sociali che, di volta in volta, plasmano l’indirizzo che il nostro rappresentante ideale dovrebbe adottare. Lo sviluppo di un’opinione pubblica è quindi strettamente legato a regimi democratici non autoritari, forma di governo attualmente in vigore nella parte del pianeta con ricchezza più diffusa tra la popolazione.

La moderna storia politica si basa essenzialmente sull’emergere di partiti di massa, con più o meno forti rappresentanze territoriali. Dai caucus statunitensi, promotori diretti delle campagne elettorali agli eventi di partito, dalla talvolta invasiva presenza in talk show televisivi all’attenzione mediatica sui giornali e sul web, le occasioni per interagire con il cittadino sono pressoché illimitate. Una prima domanda sorge allora spontanea: in realtà, a chi stanno parlando i nostri futuri rappresentanti? Secondo l’affascinante teoria del flusso comunicativo a due fasi [E. Katz, P.F. Lazarsfeld 1970] il vero interlocutore del politico non è la cittadinanza in toto, bensì una sua parte più ristretta, i cosiddetti opinion leader. Saranno poi loro, attraverso un secondo periodo di interazioni sociali più dirette, a comunicare e convincere la grande maggioranza degli elettori.

Su questa teoria si basa un recente articolo pubblicato sulla rivista scientifica Philosophical Transactions of the Royal Society A, [G. Albi et al. 2014], dove viene proposto un modello per questo tipo di dinamiche utilizzando un formalismo matematico. In questo studio, la popolazione viene divisa in due macrocategorie che chiameremo follower e leader, rispettivamente con numerosità N e M . Ogni agente della popolazione, sia esso follower o leader, è caratterizzato da una propria opinione, che identifica la sua posizione riguardo ad una particolare scelta politica o processo decisionale. L’opinione di ogni agente evolve secondo una dinamica di consenso dettata dalle interazioni con gli altri agenti e che porta all’emerge globale di una o più opinioni dominanti [R.  Hegselmann et al. 2002]. In particolare, i follower subiscono l’influenza degli altri follower e dei leader, mentre i leader vengono influenzati unicamente da altri leader. In [G. Albi et al. 2014], gli autori sono interessati a una popolazione di opinion leader, le cui opinioni sono ulteriormente influenzate (controllate o coordinate) da un agente esterno,  ad esempio il partito o un candidato, il cui obiettivo è guidare l’opinione pubblica (i follower) verso la sua posizione, facendo adottare ai leader un atteggiamento populista, ossia vicino all’opinione media dei follower, o più radicale, totalmente fedele ai propri convincimenti.

A puro titolo illustrativo riportiamo le equazioni del modello che descrivono questo processo di formazione delle opinioni:

equazioni

 

dove t è la variabile temporale, w e v sono rispettivamente le opinioni di follower e leader e i termini P, S, R esprimono il tipo di interazione tra due agenti. Infine il termine u indica un controllo esercitato dall’agente esterno.

Osserviamo che abbiamo assunto che i leader vengano influenzati unicamente da altri leader, mentre i follower interagiscono con entrambe le categorie, verosimilmente pesando in modo diverso l’opinione di un suo pari grado rispetto all’opinione di chi ritiene un modello per cultura, carisma o altro.

Evidenziamo come l’opinione dei nostri leader sia essenzialmente guidata dalla distribuzione iniziale delle opinioni dei follower, che cercano di orientare assecondandoli, per poi gradatamente portarli all’opinione obiettivo.

Non è raro assistere a queste evoluzioni in molte formazioni politiche dell’intera Comunità Europea. Ad esempio prendiamo in considerazione le posizioni sull’unità europea che hanno preceduto la firma del Trattato di Maastricht nel 1992. Siamo rimasti colpiti, alla luce delle posizioni odierne, nell’apprendere che il Front National (FN), allora guidato da Jean-Marie Le Pen, auspicasse “una difesa e una strategia  nucleare europea comune, una politica estera comune, un controllo sull’immigrazione comune, una comune politica antiterrorismo, una moneta comune” [C. Fieschi et al. 1996]. In pieno clima favorevole al processo di integrazione europea questo era un tratto comune di tutti i partiti moderati come la CDU tedesca e, sorprendentemente, di larga parte dei partiti delle destre radicali [C. Mudde 2007]. Alla luce delle ultime due tornate elettorali francesi è veramente interessante il processo che ha portato il FN dall’essere una  formazione di secondo piano, se non terzo, a uno dei più importanti partiti francesi. In questo caso l’avvicinamento all’opinione pubblica è stato lento, ha visto mutamenti epocali all’interno del tessuto nazionale ed è stato evidente dopo un cambio al vertice del partito, ma possiamo vedere questo processo come l’esito di una strategia con molti tratti comuni al modello presentato.

Nel caso in cui siano presenti due o più popolazioni di leader è interessante vedere come il tentativo di portare i follower su un’opinione piuttosto che un’altra inneschi dinamiche di tipo competitivo. Questo si può vedere bene nelle seguenti immagini dove sono state considerate due popolazioni di leader, a fronte di un’opinione pubblica fortemente distribuita a sinistra. Una di esse, la curva rossa, è inizialmente avvantaggiata rispetto alla seconda, la curva verde, distante da larga parte dell’opinione pubblica. Come può quindi la formazione inizialmente svantaggiata catalizzare consenso ed eventualmente vincere le elezioni? All’interno di un modello con due popolazioni di opinion leader [G. Albi et al. 2014], le interazioni tra la parte inizialmente perdente e i follower sono state rese inversamente proporzionali alla quantità di elettorato concorde, mentre l’altra popolazione mantiene costantemente la frequenza minore, assegnatale all’istante iniziale.

 

 

Vediamo come una formazione inizialmente svantaggiata, attraverso un massiccio uso dei media, di una forte presenza territoriale e di tutti gli strumenti per interagire con la popolazione, possa guadagnare  consenso a scapito del partito avversario, scalzandolo. Interessante è inoltre osservare come la popolazione “rossa”, al termine del processo, abbia radicalmente trasformato la sua posizione iniziale, spostandosi verso quella dell’avversario (ogni riferimento alle elezioni politiche italiane del 2013 è puramente casuale).

Veniamo quindi al concetto di “porzione significativa” che abbiamo introdotto precedentemente. Un famoso quanto recente risultato [J. Xie et al. 2011] ha mostrato, in un caso semplificato, come una minoranza fortemente motivata sia in grado di conquistare il consenso se la numerosità dei suoi componenti è al di sopra del 10% della popolazione totale. Quindi affinché la strategia di un leader abbia successo sembra necessaria una quota minima di follower preesistente. Esempi storici sono il movimento delle suffragette all’inizio del XX secolo e il movimento per i diritti civili degli Afroamericani. In quest’ultimo caso è giusto notare come si sia affermato non appena la minoranza di Afroamericani superò la soglia citata.

In conclusione abbiamo visto come la matematica ci aiuti a comprendere dinamiche enormemente complesse a partire da alcune osservazioni di base. Se ci è concessa una metafora, potremmo dire che questo strumento non squarcia veramente la “tela” che maschera il reale, semplicemente ci indica che esiste una cornice. Ci sembra giusto inoltre  osservare come volutamente non si sia citato alcun caso nazionale in modo esplicito, al lettore il gusto della scoperta.

Bibliografia:

  1. G. Albi, L. Pareschi, M. Zanella. Boltzmann-type control of opinion consensus through leaders. Philosophical Transactions of the Royal Society A: Mathematical, Physical and Engineering Sciences 2014.
  2. C. Fieschi. Jean-Marie Le Pen and the discourse of ambiguity. The Language of Leadership in Contemporary France, 1996.
  3. R. Hegselmann, U. Krause. Opinion dynamics and bounded confidence models, analysis and simulation. Journal of Artificial Societies and Social Simulation, 2002.
  4. E. Katz, P. F. Lazarsfeld. Personal Influence. The part played by people in the flow of mass communications. Transaction Publishers, 1970.
  5. C. Mudde. Populist Radical Right Parties in Europe. Cambridge University Press, 2007.
  6. L. Pareschi, G. Toscani. Interacting Multiagent Systems. Oxford University Press, 2013.
  7. G. Toscani. Kinetic models of opinion formation. Communications in Mathematical Sciences, 2006.
  8. J. Xie, S. Sreenivasan, G. Korniss, W. Zhang, C. Lim, B. K. Szymanski. Social consensus through the infuence of committed minorities. Physical Review E, 2011.
TAG: controllo opinione, follower, leader, opinion control
CAT: Partiti e politici

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