Quello che non ho (e che vorrei)

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21 Febbraio 2017

Amo la politica, intesa come strumento per attuare una società più giusta. Mi piacciono l’elaborazione, il dibattito e la ricerca di soluzioni, ma quello che non ho al momento è un partito in cui farlo.

Non è mai stato facile, e non lo è ora a maggior ragione. La sinistra mondiale (largamente intesa) prende batoste abbastanza inattese e mi sembra che non riesca a trovare le risposte e il linguaggio per poi comunicarle. Il populismo e le fake news sono lontani dal metodo della sinistra con cui siamo cresciuti, quella che non riesce a forzare i nessi causali, e che con i suoi ragionamenti sistemici soccombe nell’era della pancia e delle risposte brevi e veloci. E provo, sarà colpa mia, un certo imbarazzo quando osservo la supposta sinistra che rincorre la destra nel linguaggio.

Ma credo che rinunciare a capire cosa vuol dire essere sinistra oggi, a rielaborare i concetti di protezione dei deboli per adattarli ad un mondo che è cambiato sia il peggior errore che un partito possa fare.

Perché diciamolo, la lotta intestina al Partito Democratico che è in cima a tutte le homepage in questi giorni non è uno scontro tra due visioni del mondo, o tra due strategie per raggiungere lo stesso scopo. Appare solo come una battaglia per la sopravvivenza di un ceto politico che con arroganza neanche si interroga sulla propria inadeguatezza e i propri insuccessi.

Sono davvero pochi, anche se esistono, quelli che si rendono conto che manca, accanto alla prassi di governo che per sua natura deve fare i conti con l’oggi, uno spazio di studio e di formazione. Uno luogo dove le certezze e la muscolarità lascino spazio al dubbio e perché no a contaminazioni e eresie perché è solo così che si crea terreno fertile e si incoraggiano l’originalità e l’intuizione. Penso però che sia essenziale anche riprendere il gusto per la formazione, perché la cultura e le competenze sono strumenti irrinunciabili per sapersi adattare, per provare a capire il contesto e per comunicare idee e visioni.

Non mi è chiaro se sia sfortuna, provincialismo o insipienza, ma ho l’impressione che la maggioranza del primo partito italiano stia correndo ad abbracciare idee e modelli che sono vecchi di 15 anni. Il modello nuovo, è vero, non l’ha inventato ancora nessuno, ma sembra che qui stiano cercando di vendermi una carcassa inquinante spacciandola per un’ibrida a basse emissioni.

E sarà la deformazione prof-essionale, ma credo che quando avremo delle risposte davvero nostre riusciremo a spiegare concetti non banali con parole semplici, parlando alla testa e non alla pancia.

TAG: nuovo partito sinistra, partito democratico, scissione partito democratico
CAT: Partiti e politici

Un commento

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  1. stefanogolfari 4 anni fa

    Amo questo parlare diretto e piano che a me così non viene mai. Penso, sul punto, che se ti fermi a pensarle alcune risposte le trovi, ci sono. Siamo noi, generalmente intesi, che non sappiamo raccoglierle… perché fa strano.

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