“Silvio il breve”, più scaltro di Pipino?

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1 Luglio 2020

Nel corso degli anni sono andato convincendomi, naturalmente per finta, che, come a Pipino anche a Silvio stesse a pennello “il breve”. Il re carolingio governò la Francia dal 751 al 768, mentre il Cavaliere di Arcore è balzato in scena nel 1994. Essendo, quest’ultimo, in seguito a travagliate vicende, decaduto come Premier alla fine del 2011, può vantare, come Pipino, un’attività politica da protagonista durata 17 anni. Altre correlazioni tra i due personaggi, tranne quella facilmente intuibile, potrebbero rivelarsi azzardate. Il figlio di Carlo Martello sapeva sapientemente tessere ragnatele diplomatiche (i rapporti con la Santa Sede lo portarono all’incoronazione); mentre l’attitudine a fare del falso teatro di Berlusconi ne hanno compromesso la valutazione per quanto concerne le capacità di politico e negoziatore internazionale. Da Gheddafi a Putin, egli ha prediletto nei rapporti diplomatici con gli altri leader, come è noto, gli affetti personali, per così dire, anteponendoli alla ragion di Stato. E seppure avesse avuto le medesime virtù di Pipino, più di mille presupposti portano a pensare che a trarne vantaggio non sarebbe stato il paese ma, probabilmente, le sue holding.

Però, anche in una concezione chiaramente ludica appaiono talmente tanti i motivi di riflessione che mi portano a definirlo “Silvio il breve”, che per forza maggiore tanta parte di essi non potrà essere riconducibile e comparabile alla figura del Re medievale. Per cui, un’analogia più dettagliata e meno giocosa tra il monarca e il caimano sarebbe, come è logico, fuori luogo.

Intanto, Silvio il breve perché egli ama le scorciatoie giudiziarie; perché ha un concetto minuscolo della cultura; perché guardava ad un solo passo da sé quando diceva di agire e lavorare per far stare meglio gli italiani; perché prometteva, in men che un attimo, di risollevare i luoghi colpiti da calamità naturali, come L’aquila, o quelli afflitti dalla disorganizzazione di una politica ambientale, come Napoli, o ancora, quelli in balia del caos internazionale, come Lampedusa; perché dà poca importanza al confronto dialettico; perché pensava da corto quando agevolava e promuoveva carriere di smidollati di oscena mediocrità; perché ha amato circondarsi di donne di minore età; perché, ora, nello spazio di un tempo stringato sarà restituito alla politica di potere. E si potrebbe continuare. In tutti gli esempi citati, il minimo comune denominatore (in grassetto), come si potrà notare, è espresso da un concetto di brevità.

Tuttavia, della brevità del suo antagonista la sinistra, per tanto tempo, non ha saputo mettere in mostra che la bassa statura fisica. Il che, francamente, ha evidenziato, anche in modo imbarazzante, i limiti di un pensiero fiacco che ha sguazzato per anni dai giornali ai banchi del parlamento, ovviamente passando per la tv, il luogo prediletto dove la sinistra ha raffigurato con precisione e puntualità il suo pensiero in rovina, la pezzenteria intellettuale che ancora oggi la caratterizza, l’abitudine a tirare avanti per inerzia. In verità, al di là di ogni giustizialismo, il breve Silvio andrebbe messo, considerata l’incidenza negativa che egli ha avuto sulla cultura politica del paese, di fronte ad un imperativo categorico! Quello kantiano, naturalmente.

A Silvio e contro di Silvio, per via dei suoi atteggiamenti e dell’uso che ha fatto del potere (38 leggi ad personam che potrei, qui, indicare una per una) tanta gente vorrebbe solo che si dicesse, semplicemente e alla maniera di Kant, che un comportamento è da considerarsi morale, senza possibilità di confutazione, quando è universalmente riconosciuto come tale, giusto in ogni momento e in ogni situazione. Ogni mancata applicazione di questo comportamento costituisce, a ragion veduta, un’azione immorale: punto. Il nucleo filosofale di Kant non dà nessuna possibilità ai mistificatori di mestiere di tessere pezze per rimediare ai buchi della veste sconcia del loro idolo. Berlusconi è risultato inadeguato nel ruolo di guida della nazione, non perché lo affermino i suoi avversari e chi ne detesta l’indole posticcia, ma perché, verosimilmente, lo sostiene a chiare lettere la storia, la filosofia e, soprattutto, una rappresentazione della politica nella sua versione più moderna.

Ma il paradosso è sempre in agguato. Salta fuori, infatti, un audio, di cui saprete già tutto, che a fronte dei fondi neri, delle corruzioni e di tutto il resto, inerenti alle attività ritenute illecite di Berlusconi, assurge, niente di meno, a prova di innocenza. E voilà, “Silvio il breve” va risarcito. Come? Politicamente, ovvio. Lo si nomini senatore a vita, dunque! O, meglio ancora, Presidente della repubblica! La politica è anche “pacificazione”, no? Povera patria! Così, per dire.

 

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CAT: Partiti e politici

Un commento

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  1. ferdy 3 mesi fa

    C’è poco da commentare,secondo le mie conoscenze,l’articolo non fa una piega.Quella poi di farlo senatore,solo perchè da il lavoro a molte persone è una motivazione che non attacca.

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