Teste e urne vuote

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20 Novembre 2017

Le urne elettorali sono sempre più vuote. Il fatto è che son vuote anche le teste di quanti vorrebbero essere votati. Dalla Sicilia a Ostia l’appuntamento elettorale è trattato manco fosse un giudizio divino e da quello dipendessero le sorti del mondo, ma, a dispetto di tanto strombazzare, gli elettori fanno spallucce e deambulano altrove. Disaffezione e menefreghismo? Forse peggio: le alternative esistenti non sono alternative all’esistente.

A sinistra è in atto un titanico sforzo per agguantare l’unità. O, detta in modo diverso, a sinistra ce la stanno mettendo tutta per riuscire a rifare quel che Berlusconi fa a destra. Oramai sono più di venti anni che andiamo avanti in quel modo e l’esito è sempre lo stesso: si raggruppano forze diverse, talora antagoniste e incompatibili, pur di vincere le elezioni, poi con quelle si va al governo e le strade si dividono in due opzioni: i governi di sinistra cadono, quelli di destra rimangono immobili. Nessuno governa. Né può, perché le cose che avrebbe voglia di fare sono più affini a quelle desiderate da una parte degli elettori e degli eletti dell’altro fronte, piuttosto che a quelli che ci si ritrova fra gli alleati.

In tanti anni, però, un prodotto nuovo è stato messo in commercio, da Casaleggio e Grillo. Nel vederlo emergere, non condividendone lo spirito e restando incognito il programma, ritenni comunque positivo che riuscisse a portare elettori al seggio. Ora non solo non ci riesce più, ma è talmente diventato interno al sistema politico che raccoglie i voti degli apparati che lo preferiscono all’apparato avversario. E gli elettori? I loro, ma non solo i loro, votano ritenendosi in diritto di sfanculare tutto e tutti. Diritto effettivamente esistente, ma di sicuro non promettente.

Tanto vale concentrarsi sui programmi? Peggio mi sento. Un Paese afflitto da un debito pubblico mostruoso e malato di spesa pubblica, ha pretendenti primari che si contendono il camice, da destra a sinistra passando per i movimentati, proponendo cure a base di maggiore spesa pubblica e violazione dei parametri di stabilità. Quindi più debito. Hanno confuso il male con la cura.

Se gli elettori perdono interesse a essere tali, quindi, non è poi così irragionevole. E se capita certo che è colpa della politica, ma non meno delle cattedre, dell’intellettualità, del giornalismo, dell’associazionismo. E il cielo non voglia che per svegliarsi da questo torpore drogato si debba provare dolore.

 

Davide Giacalone

www.davidegiacalone.it

@DavideGiac

TAG: elezioni
CAT: Partiti e politici

6 Commenti

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  1. agostino-de-conto 3 anni fa

    C’è un meccanismo diabolico che favorisce i 5 Stelle- Se operano bene, attraggono nuovi elettori. Se operano male, aumenta il numero dei cittadini disgustati della politica e quindi il numero degli elettori dei 5 Stelle. Gli va bene in ogni caso.Comunque chi non vota sbaglia sempre, perché delega gli altri a decidere al suo posto.

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  2. cantelmo19 3 anni fa

    qui sopra leggo… ciò che i politici avrebbero voglia di fare, va nel senso elettorale opposto….. Ha senso parlar di volontà ? Per me no…. le due coalizioni da anni si alternano solo per occupar i governi ma non per governare: non si son danneggiati nemmeno a vicenda. Ricordiamo il discorso di Luciano violante una decina di anni più o meno, allorché un deputato di forza italia lamentò un improbabile ostracismo da parte del fronte avversario: la risposta di violante (centro sinistra) fu quella di assicurar la coalizione opposta che non sarebbe occorso alcun pericolo a tal proposito. Tant’è vero che (come rispose violante) non era stata fatta la legge sul conflitto di interessi contro berlusconi : avrebbero potuto ma non han voluto, lo ammise candidamente l’avversario politico, favorendo un clima ancor più distensivo sul piano pratico e legato alla sfera degli interessi privati. Infatti il princìpio ludere non laedere è rimasto in vigore anni dopo in un altro conflitto d’interessi , stavolta dalla parte opposta, in merito al caso di banca etruria. Non si vorrebbe fare del populismo, tuttavia … come poter dire che non sono uguali ? Il movimento cinque stelle non fa parte del sistema però non poteva certo restar lì affacciato alla finestra col dito medio puntato: era giusto che intervenisse nel meccanismo istituzionale , anche perchè se non lo avesse fatto sarebbe stato comunque biasimato. Anche in questo aspetto opera una dinamica diabolica: se protesta è populista, se tenta di levar le macerie lasciate dai precedessori, allora non va bene oppure è uguale agli altri. Se propone il reddito di cittadinanza, allora promuove utopie: eppure negli altri Stati d’europa, i disoccupati non vengono abbandonati dal governo senza il minimo ausilio. Confonder il male con la cura ? Non credo, basta aver chiaro dove sta il male. In Italia la corruzione ci costa un miliardo all’anno …..ecco… io non so come la pensate ma secondo me il male sta qui: andrebbe estirpato e questa è la cura. La parola populismo è un abuso letterale della politica di sistema, che sfrutta questo vocabolo per lasciar le come stanno e porre in ombra chi vuol cambiare lo status quo.

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  3. mario-bosso 3 anni fa

    Bei tempi quelli del governo Spadolini! E come dimenticare i memorabili anni (1987-1991) passati a “consigliare” il ministro delle telecomunicazioni Oscar Mammì? Va beh poi c’è stato un periodo di qui pro quo (cose che capitano)…ma subito dopo a fianco del Cavaliere di bei momenti ce ne sono stati e anche parecchi. Detto questo, capisco che oggi trovarsi un po’ spaesato sia normale ma preoccuparsi della disaffezione e del menefreghismo dell’elettore italiano mi pare un tantino esagerato visto che negli anni di cui sopra (quando si potevano e si dovevano mangiare anche le fragole) non mi pare fosse stato mai un problema questa disaffezione e menefreghismo, anzi spesso e volentieri era proprio “aiutata” a proliferare…forse perché portavano acqua al mulino del mugnaio? Cordialmente.

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  4. marco-baudino 3 anni fa

    L’astensionismo non porta a nulla. Ma, come scrive Bosso, mi pare capire, aumenta il governo di pochi e il pericolo di strumentalizzazioni di chi ha interesse alla “disaffezione”. Dovrebbe esserci una legge che annulli le elezioni se non si raggiunge il quorum. Proprio per evitare il governo NON di maggioranza reale, tutti compresi gli aventi diritto. Responsabilizzerebbe i partiti a presentare nomi e programmi davvero accattivanti, con gente di valore e ” proponibile”… Ce ne e’ in Italia, perdiana! Ma ad oggi questa regola a garanzia di democrazia non farebbe comodo. E infatti nessuno la propone, nonostante sia logica, pulita e …matematica.
    Il caso Ostia diventa emblematico ed esemplificativo del concetto. Mi pare…

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  5. davidegiacalone 3 anni fa

    La ringrazio, gentile Bosso, per avere ricordato quegli amici e maestri (diversi, molto diversi fra loro). Anni che ricordo con orgoglio. Circa il secondo passo, le traversie, che è il modo delicato, e la ringrazio, per ricordare il supplizio giudiziario, auguro a tutti di riuscire a uscirne altrettanto puliti. Auguro al mio Paese, però, che a nessuno sia inflitta la pena di quindici anni di (non) processi, salvo poi riconoscerne l’innocenza. Circa, infine, l’ultimo passaggio, qui si sbaglia: mai stato politicamente coinvolto nell’avventura politica di Berlusconi. So che è un luogo comune e che lei si limita a ripterlo, ma regge solo presso chi non ha mai letto quel che scrivevo in contemporanea. Perché no, la passione per l’altra Italia non venne mai meno. Neanche quando tolsero la parola. Un saluto.

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  6. mario-bosso 3 anni fa

    Carissimo Sig. Giacalone, un consulente Finivest prima e dal gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, (Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione) e nel 2011 nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione, non è si possa definire “non coinvolto nell’avventura politica”. O sbaglio?. Cordiali saluti.

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