Verso il referendum: l’astensionismo è il miglior alleato di Renzi

28 Ottobre 2016

Inauguro oggi il primo degli appuntamenti settimanali che ci condurranno al voto referendario del 4 dicembre, nei quali cercherò di rendere conto dello stato delle cose sulle tendenze di voto.

Attualmente le stime più accreditate sui risultati del referendum, come ho già sottolineato, ci raccontano di fatto tre cose. La prima è che, dopo un inizio favorevole, la quota di SI è molto ridimensionata, superata di almeno 4-5 punti da quella dei NO alla riforma costituzionale. La seconda è che la scelta oggi prevalente di contrari viene originata (non tanto) dalla contrarietà ai singoli elementi che la compongono, quanto dalla contrarietà nei confronti del governo e di Renzi in particolare. La terza è che il livello di comprensione dei temi referendari, così come dichiarano gli italiani, appare piuttosto bassino: soltanto poco più del 10% degli elettori si ritiene infatti ben informato sui quesiti.

Nonostante sui social e nelle interazioni off-line le interminabili discussioni tra chi è contrario e chi è favorevole alla riforma ci abbiano quasi portato allo sfinimento, nella vita reale la stragrande maggioranza degli italiani sembra capirci ben poco dei temi proposti e, soprattutto, delle conseguenze che potrebbero portare gli ipotetici mutamenti costituzionali.

E allora la scelta per il SI o per il NO viene originata molto spesso da slogan del tutto fantasiosi: “Volete un paese totalitario? Votate NO”, oppure, dall’altra parte “Volete che in Italia le cose cambino? Votate SI”. Insomma: quando si dice entrare nel merito delle cose…

Ma oggi possiamo sottolineare soprattutto un dato incontrovertibile. Il risultato del referendum dipenderà (quasi) interamente dal livello di astensionismo o, se volete, dal tasso di partecipazione. Se l’affluenza alle urne sarà superiore al 40%, la vittoria del No appare scontata; se sarà inferiore a quella cifra vincerà probabilmente il Si, con una probabilità sempre maggiore al diminuire della partecipazione elettorale.

Da questo dato di fatto dovrebbero partire le strategie di comunicazione. Il fronte del No ha tutto l’interesse a perseguire l’obiettivo di una forte mobilitazione, e per far questo l’arma migliore nelle sue mani è quella di associare al referendum quasi unicamente la figura del premier. Un slogan sufficientemente chiaro è quello che già spesso viene utilizzato: ’andate a votare e con un No mandate a casa Renzi e il suo governo”.

Paradossalmente, il fronte opposto dovrebbe quasi tacere, senza fare alcuna campagna referendaria, e men che meno lasciare che il pivot della campagna sia proprio lo stesso Renzi, che altro non fa che provocare una maggiore mobilitazione dei suoi avversari. Dovrebbe adottare una comunicazione molto soft, legata quasi esclusivamente agli elementi chiave della riforma, con testimonial giovani che parlano tranquillamente dei temi più appetibili, come la semplificazione parlamentare e l’abolizione degli enti inutili. Un messaggio ovvio ma efficace che, ovviamente, non sarà adottato.

TAG: referendum
CAT: Partiti e politici

11 Commenti

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. filippo-cusumano 4 anni fa
    Ho partecipato la scorsa settimana ad una riunione organizzata dal Pd per sostenere le ragioni del Si. A margine di quella riunione, ho parlato con uno dei due parlamentari che avevano gestito la riunione ( un senatore ) che mi ha detto che la speranza che viene coltivata in questo momento dal fronte del Sì è che il numero dei votanti sia il più alto possibile. "Se andrà a votare più del 45% degli aventi diritto al voto, ce la faremo" ha detto il senatore.
    Rispondi 0 0
    1. evoque 4 anni fa
      Infatti...Io ho sempre in mente la Brexit. Prima del voto, si dava per scontata la vittoria del remain. Poi, sappiamo come è andata a finire. In Italia, si dà per scontata la vittoria del NO...Al riguardo, basterebbe fare un po' mente locale, osservare e rilfettere sui fan (perché di questo si tratta) del NO per votare, per reazione, Sì. Se poi uno ragiona nel merito, il Sì vien fuori spontaneamente.
      Rispondi 0 0
  2. mabau-smart 4 anni fa
    Qui se si guarda ai proponenti viene solo voglia d non andare a votare. Ma non deve essere questo il caso. Certamente non può valere il concetto del "piuttosto di niente meglio piuttosto". Credo che sia meglio che vinca il No solo e soltanto se si va di nuovo subito a lavorare x una riforma vera, condivisa che crei le basi per una repubblica veramente moderna, presidenziale e monocamerale snella. D'altronde Renzi all'inizio voleva l'abolizione del Senato, cambiando come quasi sempre opinione ed indirizzo in corsa. Serve coerenza e rispetto nella politica del futuro, cose che mi sembra non verranno garantite dalla vittoria del Si.
    Rispondi 0 0
    1. evoque 4 anni fa
      Certo, serve una riforma "vera". Quale debba essere, poi, non si sa. Quante bicamerali sono state fatte senza avere combinato nulla? Come ha detto Ambrosoli - persona perbene - , si parla di riforma del bicameralismo perfetto sin dal 1977.. Io non voglio aspettare ulteriori 40 (QUARANTA) anni..
      Rispondi 1 0
      1. mabau-smart 4 anni fa
        Si, ma neanche avere una riforma che pregiudica un futuro dignitoso... E poi chi dice che devono passare 40 anni...
        Rispondi 0 0
        1. evoque 4 anni fa
          Lo dicono i fatti. Incontestabili. Come ha sottolineato anche Ambrosoli. E poi come si fa a sostenere, a riforma ancora di là da essere applicata, e dunque rodata, che essa pregiudicherebbe il futuro? Io ci leggo un minimo di pre-giudizio.
          Rispondi 0 0
          1. mabau-smart 4 anni fa
            Pre-giudizio? No, direi ascolto di coloro che ci capiscono. Io faccio un altro mestiere, ma quando mi chiamano in causa su argomenti a me ignoti, mi informo. E come cittadino prima di mandare me stesso e gli altri giù x il precipizio, anche x un solo voto, provo a verificare gli effetti. Sapendo che la droga pesante fa male, non mi drogo. E non è un pregiudizio!
            Rispondi 0 0
            1. evoque 4 anni fa
              Che la droga faccia male, si sa. E' provato da abbondante letteratura scientifica. Dunque, sostenerlo non può essere un pre-giudizio. Che la riforma costituzionale, oggetto di referendum, pregiudichi il futuro non può essere affermato da alcuno., a meno che non possieda una sfera di cristallo: ogni riforma può essere compiutamente giudicata sul campo. A priori si possono formulare opinioni. Che sono, appunto, opinabili.
              Rispondi 0 0
              1. mabau-smart 4 anni fa
                Va bene, ha ragione lei...
                Rispondi 0 0
  3. giorgio-cannella 4 anni fa
    Ecco i miei due contributi. Buona lettura. http://giorgiocannella.com/index.php/2016/06/03/referendum-costituzionale-italiano-ottobre-2016/ http://giorgiocannella.com/index.php/2016/10/29/referendum-4-dicembre-2016-parte-seconda/
    Rispondi 0 0
  4. giorgio-cannella 4 anni fa
    Ecco i miei due contributi. Buona lettura. http://giorgiocannella.com/index.php/2016/06/03/referendum-costituzionale-italiano-ottobre-2016/ http://giorgiocannella.com/index.php/2016/10/29/referendum-4-dicembre-2016-parte-seconda/
    Rispondi 0 0
CARICAMENTO...