Voucher, il PD insegue Cgil e 5 stelle: il disastro è servito

17 Marzo 2017

Ieri con una mossa repentina, ma ormai tutt’altro che inattesa, in commissione lavoro alla Camera sono stati aboliti gli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act che disciplinavano l’utilizzo dei voucher e che erano oggetto del referendum abrogativo promosso dalla CGIL e fissato per il prossimo 28 maggio.

La CGIL vince a tavolino quindi, e ottiene un risultato forse annunciato ma che era tutto da guadagnarsi sul campo. Il governo Gentiloni, ma si mormora che ci fossero forti pressioni da parte dell’ex premier ed ex segretario, si mostra in balia degli umori della base e del leader ed è incapace di tenere il timone fermo a sostegno di uno strumento che ha esso stesso difeso fino all’altro ieri.

Renzi ha voluto nei fatti evitare non solo una possibile seconda grossa sconfitta nelle urne ma ha anche evitato che campagna referendaria e congressuale si sovrapponessero su un tema così controverso come i voucher. Perché se è vero che per molti a sinistra (e non solo) i voucher sono diventati l’emblema dei problemi del mondo del lavoro poi in realtà le voci dissonanti, anche all’interno del sindacato, non mancano. Molti sostengono che in sé ogni strumento è neutro, e i voucher sono uno strumento, ed è l’uso che se ne fa che poi porta ad esprimere pareri positivi o negativi. Il dibattito era infatti ancora aperto.

È fuori di dubbio che ci siano stati abusi, che vanno puniti, ed è altrettanto vero che forse bisognava regolamentarne maggiormente l’uso limitandolo ad alcuni settori e ad imprese di piccole dimensioni (o potenzialmente solo alle famiglie) ma si è preferito con una scelta un tantino infantile eliminare tutto, da 100 a zero in un pomeriggio. Ed è forse vero che il referendum avrebbe ottenuto lo stesso risultato, ma almeno avremmo avuto una campagna elettorale dove poter discutere e evidenziare esperienze positive e negative dello strumento da cui sarebbero potute magari emergere le linee per la loro riforma.

Il governo sarebbe molto probabilmente uscito sconfitto dal referendum, nonostante i voucher urbi et orbi non siano frutto del Jobs Act, ed è legittimo voler evitare un’altra batosta elettorale ma forse avrebbe potuto sedersi ad un tavolo e con calma modificare l’istituto dei voucher, accogliendo critiche e suggerimenti dalle parti sociali,  e poi rimandare la decisione alla Corte Costituzionale. Avrebbe dimostrato una maturità e una capacità di accettare sfide complesse di cui si sente davvero il bisogno, ma forse Matteo Renzi non ha tempo per dedicarsi a quello che davvero influenza la vita dei cittadini. Dopo aver perso mesi e mesi su una riforma istituzionale ora ne dedicherà due alla campagna congressuale, che notoriamente farà ripartire l’Italia. Sì, ciao.

TAG: Cgil, Jobs Act, referendum, Voucher
CAT: Partiti e politici

2 Commenti

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  1. marcogiov 4 anni fa

    Primo sopravvivere, poi filosofare

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  2. enea-melandri 4 anni fa

    Non diamo la colpa alla CGIL adesso; Poletti a parole lo sapeva dove intervenire.. http://fareprogresso.it/vedi_fp_full.php?id=2827&ref=sg

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