Strangers in the night

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27 Febbraio 2018

Richard Clayderman è un pianista francese che ha avuto grande successo negli anni ’70 e ’80 per le sue trasposizioni per piano di pezzi di musica classica e leggera. Lo stile mieloso e il caschetto biondo stile Zdenek Zeman lo rendono inconfondibile, ma non c’è dubbio che alcuni suoi brani siano meravigliose invenzioni pop. Ne è un esempio “Love Story”, se possibile ancora più triste e depressiva del film, già atrocemente triste di suo. O “Sinfonia Titanic”, che non ha bisogno di alcuna didascalia ma solo di “un ascolto attento e non pregiudiziale”. Qualche giorno fa, quasi per caso, ho riascoltato la versione di Clayderman di Strangers in the night, e non ho dubbi che la sua versione per piano valorizzi molto il pezzo reso famoso da Sinatra.

Strangers in the night, “stranieri nella notte”. La canzone mi ha sempre fatto pensare a due persone che si conoscono davvero poco, ma che si piacciono tanto; e che rimangono per ore, nella notte, insieme, stando bene attenti a rimanere nel presente, o magari rifacendosi ad un passato simile di persone che hanno per loro contato molto, ma di cui è rimasta solo l’eco. Stranieri ma vicini, empatici, o magari innamorati proprio perché stranieri. Una cosa che, per chi l’ha provata, non è per nulla spiacevole ed è piuttosto indipendente dall’effetto sentimentale della musica di Clayderman.

Ma il destino è imprevedibile, e la legge del contrappasso implacabile: mentre sfumavano le note di Clayderman sul mio computer, alla televisione è apparso Luigi Di Maio, candidato premier del MoVimento 5 Stelle. In un abito dal taglio elegante, Di Maio presentava seraficamente l’intenzione del MoVimento di annunciare, uno dopo l’altro, i ministri durante l’ultima settimana elettorale. Tutta gente competente, molte donne nei ruoli chiave. E poi la riaffermazione della loro prossima vittoria e della necessità che le altre forze politiche sostengano un governo grillino.

Essendo notte piena, ho pensato che –chissà come- eravamo riusciti ad evocare un altro tipo di Strangers in the night. Mi interessa relativamente l’aspetto politico della questione: non voterò il M5S domenica prossima. Non so se provare più sconcerto o sconforto leggendo punti del programma M5S tipo “Introdurre la valutazione della didattica dei docenti [universitari] anche attraverso il diretto coinvolgimento degli studenti”, una cosa che si fa già da anni negli Atenei italiani e che per molti docenti, tra cui io, è uno strumento essenziale di lavoro. Non ho letto la parte del programma sui trasporti per evitare eventuali proposte di sostituire i semafori con le (più efficienti) rotonde.

No, qui mi interessa quel genere di straniamento che si prova di fronte ad una persona totalmente aliena, come mi è risultato il Di Maio, impressione acuita dall’ora notturna. Un uomo che fa dichiarazioni in un modo che non è né la ripetizione di un compitino memorizzato, né l’esibizione di una qualche professionalità o conoscenza. Le cose che dice sono e (secondo lui) accadranno. Non c’è certamente alcun dubbio, ma del fatto che tu –spettatore, elettore, cittadini- non sia convinto, lui non te ne fa una colpa. Anzi. Tu non hai ancora capito, ma puoi farcela. Centellinare i nomi di sedicenti ministri è –per tutti, anche per chi vota M5S- un chiaro espediente elettorale; per Di Maio è una specie di dovere costituzionale, figlio di un’etica a tradizione orale di cui è unico portatore. Col suo modo di fare, lui chiede di essere ringraziato e, solo dopo, votato.

Strangers in the night. Ma uno come Di Maio dove lo incontri? O perlomeno, io dove lo incontro? Scorro in rapida sequenza alcuni posti pubblici che frequento: il mio ed altri Istituti, aule, bar e ristoranti, talvolta cinema, concerti musicali, saltuariamente mostre, qualche iniziativa politica. Trovo sempre gente abbastanza normale, più o meno felice, più o meno espansiva; alcuni molto divertenti, altri da evitare, nessuno totalmente alieno. Le stranezze che osservo hanno sempre una logica. Mi viene in mente un cartello di un parrucchiere che ho visto giorni fa. Recitava: “Campione del Mondo – Campione d’Europa”, e non è il primo che vedo. Questo genere di tenero narcisismo mi piace molto, e poi magari ha vinto davvero qualcosa, forse Pisa è una terra di campioni del mondo del taglio di capelli, chissà. Non voglio approfondire. Ma la presunzione di Di Maio di governare il Paese è diversa: lui non è campione del mondo, è la persona giusta.

Queste elezioni, dal punto di vista del M5S, somigliano a un’estrazione di una lotteria in cui c’è un solo biglietto. Un famoso filosofo evoluzionista ha dato conto di questo fenomeno inquietante. Lui lo spiegava così: immaginiamo 64 persone impegnate –a coppie-in un torneo di testa e croce. 32 vincono e vanno avanti. Il turno successivo sono 16, poi 8, poi 4, poi 2. Alla fine uno vince: ha indovinato per 6 volte cosa usciva dalla caduta della moneta. Ma non è né più bravo né abile degli altri: ha indovinato e basta, e il torneo prevede che qualcuno debba vincere comunque. Un vincitore senza qualità, senza alcuna relazione con nessuno dei partecipanti.

Strangers in the night. Di Maio, un brutto incontro notturno. Quello che ha (per ora) indovinato tutti i lanci della moneta. Ne manca uno. Spero che non indovini anche l’ultimo, ma non dipende solo da me. Basta, torno a Clayderman, alla mia idea di straniero nella notte con cui condividere quasi tutto, ma senza dirselo, magari bevendo e basta.

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CAT: Partiti e politici, relazioni

Un commento

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  1. vincesko 3 anni fa

    Trovo apprezzabile la preventiva presentazione della squadra di Governo. Sulla competenza dei ministri designati, mi limito a commentare la parte Welfare dell’intervista rilasciata a La Stampa da Pasquale Tridico, indicato come ministro del Lavoro e della Previdenza. Citazione: “Capitolo pensioni, Tridico è realista sui tempi del superamento della Legge Fornero.
    “Stiamo pensando a un superamento graduale, che costerà 11 miliardi annui. Con la nostra riforma si potrà andare in pensione o con 41 anni di contributi versati, qualunque sia l’età, o quando la somma tra età contributiva e anagrafica è quota 100. Inoltre bloccheremo per 5 anni l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita”.

    Vediamo per punto.

    (i) “Con la nostra riforma si potrà andare in pensione o con 41 anni di contributi versati, qualunque sia l’età”.

    PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)
    – L’età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e solo 1 anno di Fornero.
    – L’età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

    (ii) “o quando la somma tra età contributiva e anagrafica è quota 100”

    QUOTE: abolite dalla riforma Fornero. Ma anch’esse sono sottoposte all’adeguamento automatico deciso da SACCONI.

    (iii) “Inoltre bloccheremo per 5 anni l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita”.

    Non è stata la riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24), che è soltanto la settima delle riforme delle pensioni dal 1992 e non la più severa, ma la riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011) a decidere sia il maggiore allungamento dell’età di pensionamento, sia di vecchiaia (67 anni nel 2019) che anticipata (ex anzianità, 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne, nel 2019), sia l’introduzione dell’adeguamento automatico, deciso, con un richiamo al DL 78/2009 che lo aveva già previsto, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010. La riforma Fornero ha solo modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere da quello successivo a quello triennale del 2019 (L. 214/2011, art. 24, comma 13), e cioè dal 2022, anche se tutti, incluso il Parlamento (sic!), dicono dal 2021.

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