Comizi politici in chiesa: una pratica non più tollerabile

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28 dicembre 2017

Ogni tanto qualche esponente politico (ci ha provato anche Renzi) abusa della disponibilità o dell’ingenuità di parroci anziani e poco informati per farsi ospitare su un altare a declamare il proprio programma elettorale.

Il 10 dicembre, una chiesa della città di Giulianova (diocesi di Teramo-Atri) ha ospitato un certo Mirko De Carli, esponente del neonato “Popolo della Famiglia”, partito di matrice clerico-conservatrice. Non è una novità per la formazione politica, che vanta una lunga serie di comizi elettorali nei luoghi di culto e negli spazi parrocchiali. E la sua irrilevanza elettorale non è un motivo valido per trascurare alcuni principi.

Fotografia dal sito internet mirkodecarli.com

Questa volta però la diocesi non può dire non esserne stata informata: anche perché la pubblicità del comizio campeggiava sul suo sito internet, accanto alla fotografia del nuovo vescovo, mons. Lorenzo Leuzzi, e il testo pubblicato diceva chiaramente che sarebbero state presentate le «proposte programmatiche» del partito. Probabilmente questo partito ha approfittato della transizione in diocesi per portare avanti la propria iniziativa politica senza grossi ostacoli.

Dal sito internet della diocesi di Teramo-Atri

La pratica di ripopolare le chiese destinandole ad auditorium per i comizi rischia di diventare un problema non soltanto per lo Stato (che le sottopone a un regime fiscale che tiene conto del loro ruolo di edifici per il culto e non per altra destinazione), ma anche per i fedeli, che affrontano con smarrimento la scelta dei loro pastori di schierare la croce e l’altare a sostegno di una parte in causa nella contesa elettorale. Il fatto che, nello specifico, la scelta partitica assecondata dalla diocesi vada nella direzione di una frazione ultraconservatrice, le cui simpatie spaziano da Trump agli ultranazionalisti polacchi e ungheresi, passando per Putin, rende più sconcertante questo strappo che urta contro la sensibilità di quei cattolici – non certo marginali – che invece credono in valori opposti, nel segno del Vangelo e della tradizione conciliare: la laicità delle istituzioni, la pace, il dialogo tra i popoli, la giustizia sociale, la difesa del Creato, il superamento degli egoismi nazionalisti, l’accoglienza del povero e del diverso.

Il Concilio Vaticano II ha chiesto ai laici di assumersi le proprie responsabilità nella vita della Chiesa: chissà se nella diocesi di Teramo-Atri ci sono fedeli coraggiosi rispettosi del Concilio e della Costituzione, disposti a chiedere conto al proprio pastore di queste scelte così discutibili.

Dal sito internet della diocesi di Teramo-Atri

TAG: Chiesa, Concilio, costituzione, laicità, politica
CAT: Partiti e politici, Religione

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