Mafia Capitale continua: avviso di garanzia per due consiglieri regionali Pd

1 Luglio 2016

Mafia Capitale atto terzo. Dopo il comune di Roma, è arrivato il turno della Regione Lazio. A 19 mesi dall’esplosione dell’inchiesta giudiziaria che ha scoperchiato la cupola criminale capitanata da Massimo Carminati, che teneva in pugno la città, la procura ha oggi notificato un avviso di chiusura delle indagini preliminari (art. 415 bis) a 28 persone nell’ambito del terzo filone dell’inchiesta. Alcune di loro, come Salvatore Buzzi o Luca Odevaine, sono già imputate nel maxiprocesso che gia dal novembre 2015 si celebra nell’aula bunker di Rebibbia.

Mentre tra i nomi nuovi, oltre a un carabiniere del Quirinale, Giampaolo Cosimo de Pascali, che avrebbe fornito ai membri del sodalizio “informazioni relative alla pendenza di procedimenti penali presso la procura di Roma”, spiccano Francesco D’Ausilio, ex capogruppo Pd negli anni di Ignazio Marino, ma soprattutto  Eugenio Patanè, consigliere regionale Pd, e Marco Vincenzi, anch’egli consigliere regionale Pd e fedelissimo del governatore Nicola Zingaretti.

Secondo gli inquirenti, Marco Vincenzi (ex sindaco di Tivoli), a cui viene contestato il reato di corruzione, a fronte di un contributo di circa 10 mila euro ricevuto da Buzzi per la campagna elettorale di Emanuela Chioccia, candidata sindaco del comune di Tivoli nel 2014, avrebbe posto in essere “specifici atti contrari ai doveri del suo ufficio”, presentando due emendamenti alla proposta di legge regionale 147/2014, “finalizzati a mettere direttamente a disposizione dei municipi/comuni, fondi erogati dalla regione (circa 1 milione e 200 mila euro)”, creando così le premesse per consentire a Buzzi “di superare le difficoltà per accaparrarsi le risorse economiche”.

Invece, ad Eugenio Patané, accusato di finanziamento illecito, vengono contestati i bonifici effettuati sul conto dell’associazione Progetto Lazio (il cui vicepresidente A.T. è un membro della segreteria politica dell’assessorato regionale per le Politiche del bilancio, patrimonio e demanio) da tre delle società coinvolte nell’appalto Ama sul Multimateriale 30/2013, un bando di gara da circa 12 milioni di euro, che venne aggiudicato nell’agosto del 2014: 10mila euro dalla coop 29 Giugno di Salvatore Buzzi, 15 mila dalla società Serviplus (datati entrambi 21 maggio 2014), e altri 30 mila dalla società Edera, riconducibile all’imprenditore Franco Cancelli, anch’egli coinvolto nel provvedimento di oggi.

Fra i 28, inoltre, c’è anche l’ex direttore generale di Ama Giovanni Fiscon, il quale, secondo la procura, sarebbe stato riconfermato nel suo ruolo nel 2014, nonostante la contrarietà del sindaco Ignazio Marino, potendo contare sul sostegno di Buzzi, da cui avrebbe ricevuto “utilità consistite nell’organizzare in sede di consiglio comunale e di giunta il consenso politico – attraverso i consiglieri Coratti, D’Ausilio, Ozzimo e l’interlocuzione con Umberto Marroni, deputato”. (Marroni non risulta essere coinvolto a nessun titolo nell’inchiesta ndr).

 

 

 

L’elenco completo dei 28

Gaetano Altamura
Fabrizio Amore
Bruera Marco
Buzzi Salvatore
Calistri Rosanna
Franco Cancelli
Cerrito Nadia
Ciambella Flavio
Francesco D’ausilio
De Pascali Giampaolo Cosimo
Errico Gabriella
Fiscon Giovanni
Gammuto Emilio
Logorelli clelia
Lucci Raniero
Marotta Maurizio
Menichelli Sergio
Nucera Calogero Salvatore
Luca Odevaine
Paone Brigidina
Patané Eugenio
Placidi Marco
Romani Alfredo
Rossi Bruno
Tinozzi Giovanni
Vincenzi Marco

 

 

 

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CAT: Partiti e politici, Roma

Un commento

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  1. raffaele-pisani 4 anni fa

    Era una mattina d’estate, credo fosse il 1948 o ’49, avevo sette-otto anni. Mio nonno materno, avvocato Paolo Di Bello del Foro di Napoli mi portò con sé a Torre Del Greco, una splendida cittadina alle falde del Vesuvio. Mio nonno possedeva una villetta in campagna, contrada Cavallo, poco distante da una proprietà di Enrico De Nicola. Nonno Paolo era un fraterno amico di De Nicola, primo Presidente della Repubblica. Quella mattina, mio nonno e De Nicola si incontrarono, e mentre parlavano tra di loro, il Presidente mi accarezzò il capo. Ricordo ancora la tenerezza di quel gesto. Chiesi a mio nonno: chi è questo signore? Rispose: è il primo galantuomo d’Italia, è il nostro Presidente… e non approfitta del suo potere. Pensa che paga di tasca propria i francobolli delle lettere che invia a parenti, amici, estimatori. Sono abituato a non generalizzare mai né a fare di tutta l’erba un fascio! Ma basta questo aneddoto per stabilire in quale baratro è oggi precipitata la nostra classe politica, e la cosa peggiore è che sembra non ci sia via di scampo. Le “mele marce”, invece di usare il loro potere per il bene della comunità, lo usano principalmente per il loro tornaconto e per gli interessi di parenti e di amici. Con un’aggravante: lo fanno con sicumera e tracotanza. Ho settantacinque anni. Sono stanco e deluso. Non ho il tempo di “affezionarmi” ad una “figura istituzionale”, che all’apparenza è tutta protesa a lavorare onestamente e per il bene pubblico, che te la trovi inquisita per corruzione, favoreggiamento e quant’altro di poco chiaro. Mi sento tradito, umiliato, offeso; arrabbiato nei confronti di una classe politica che, quotidianamente, tradisce l’Italia che si affida, che crede, che lavora onestamente, che opera con amore e con dedizione. Come siamo caduti in basso! Io non voglio vivere dove comanda il “dio-denaro”. Non voglio vivere in un territorio dove ogni diritto del cittadino diventa una concessione, dove il potere è arrogante e corrotto, dove il mite è calpestato, l’onesto deriso, il galantuomo imbrogliato! Non voglio vivere – qualsiasi sia il tempo che mi resta – dove regnano incontrastate la volgarità, la scostumatezza, la sguaiataggine, l’ipocrisia, il malaffare! Vorrei vivere, non dico ” nell’isola felice”, ma almeno in un posticino dove chi ha speso tutta la sua vita versando il suo pur modesto contributo per migliorare la società, possa trovare i valori dell’educazione, dell’onestà, della correttezza. Dove l’onore vale ancora qualcosa e non viene barattato per una squallida miserabile mazzetta di vile denaro!
    Raffaele Pisani

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