Enti locali

San Siro: basta per favore

Per favore basta insultare l’intelligenza delle persone

3 Aprile 2026

Dopo la perquisizione negli uffici del Comune, la vicenda San Siro è tornata prepotentemente agli onori delle cronache locali e (in parte) nazionali. Francamente, rimango sgomento e non penso di essere l’unico. Non tanto per la gravità del fatto giudiziario, di cui non scriverò — non mi interessa e nemmeno potrei o saprei commentare — e nemmeno il fatto in sé della vendita, quanto piuttosto l’incredibile passività dell’Amministrazione e della politica cittadina prima, dopo e durante tutta la vicenda.

Scrivo perché, francamente, mi sono sentito preso in giro dal carosello di storie Instagram del futuro “Fu Sindaco” di Milano Beppe Sala, che si giustifica ancora con la storia di Milan e Inter intenzionate ad andare via da Milano. Mi sento preso in giro, e non penso di essere l’unico, dal prudente (leggasi furbesco) silenzio delle forze politiche di maggioranza che non vogliono (coerentemente con questi anni di governo) dare risonanza al dibattito, salvando sondaggi e candidature blindate alle politiche.

La vicenda San Siro è insultante per l’intelligenza delle persone continuare con questa linea. Il primo che deve smetterla di offendere l’intelligenza altrui è Beppe Sala, riproponendoci la versione delle squadre che se ne vanno. Di per sé è già una versione che non regge, perché non si capisce dove sarebbero dovute andare le squadre: a Lodi? A Sondrio? A Genova? No, a San Donato, che mi risulta comunque essere nell’area della Città Metropolitana di Milano; ma in ogni caso era un bluff.

Ormai a questa storia ci crede solo chi vuole fare finta di crederci.

Per arrivare a questa formula, negli ultimi due anni Sala ha prima detto che San Siro era praticamente una catapecchia costosa, poi che andava ristrutturato, poi che non si poteva ristrutturare perché troppo costoso, poi che era proprio impossibile ristrutturare, poi che il Comune non lo poteva tenere per i costi e che non lo voleva nessuno, infine è arrivata la storia della grande fuga che avrebbe reso Elliot, RedBird e Oaktree gli unici fondi finanziari ad essere scappati da Milano.

D’altronde, non è mai stato questo l’intento, di fronte a qualsiasi alternativa il refrain è sempre stato “bello, ma i club non vogliono”. Un motto tipico di chi ha gestito questo dossier guidando il Comune di Milano. Nel 1953 la Giunta Ferrari decise di ampliare San Siro contro il parere delle squadre che volevano costruirlo a fianco o andare all’Arena, tra gli anni ’70 e ’80 fu il Comune a guidare i progetti di rifacimento e rilancio dello sport e negli anni 2000 il Comune non ha mai abboccato di fronte alle mirabolanti ipotesi di “fuga” delle squadre verso il Trotto, il Portello o la Fiera.

Questa vicenda è l’emblema dell’azione politica di Beppe Sala negli anni: è questo l’elefante nella stanza di cui non si vuole discutere per paura che la barca naufraghi.

Il Sindaco si è speso in prima linea per gestire il dossier: dal 2019 è lui che ha parlato con i club negli anni, è lui che ha rilasciato sibillini commenti ai giornali, ha silurato ipotesi, ha trattato, ha chiesto pareri all’Agenzia delle Entrate, alla Bocconi e al Politecnico. Con tutti i dubbi e le incertezze del caso. Non ha sentito nessuno, non ha spiegato niente a nessuno, ha estromesso la politica minacciandola e ha stroncato qualsiasi ipotesi partecipativa della cittadinanza; non ha fatto un’assemblea, un incontro, una conferenza stampa, un confronto, non ha fatto nemmeno un sondaggio sul tanto amato Instagram, figurarsi un referendum.

Tutti i dubbi e le ombre sulla vicenda San Siro, tutte le rimostranze, i malumori e le polemiche sono diretta conseguenza di questa mala gestione. L’azione giudiziaria — indipendentemente dai suoi esiti — è suppletiva rispetto al vuoto della Politica. Gli esponenti della politica locale, tanto di maggioranza quanto di opposizione, hanno scelto un silenzio prudente (per loro) ma colpevole di aver relegato ancora una volta la politica rappresentativa a un ruolo secondario.

Sia chiaro: chi scrive non pensa in modo aprioristico che lo stadio non andasse venduto. Ritengo, al pari del prossimo “Fu Sindaco”, che Milano non meriti un Primo Cittadino “passacarte”, ma nemmeno un Sindaco aruspice. Fare politica in democrazia non significa prendere le decisioni e interpretare il volere popolare sulla base del volo degli uccelli o sulla base del colore delle viscere di qualche animale, e nemmeno decidere negli uffici insieme a non meglio identificati tecnici.

Milano non merita nemmeno di avere un Sindaco manager scarso. Perché se in una trattativa di vendita immobiliare una parte acquista a Milano dei terreni a 441 euro al metro quadro, a fronte di un prezzo medio di mercato che è di 4.748 euro al metro, c’è sicuramente una parte che ha trattato molto bene. E, ad occhio, non è certamente la parte venditrice.

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