Giustizia
Perché voto NO
Voterò NO per tre motivi, uno “tecnico”, uno diciamo “filosofico” e uno politico.
Il motivo tecnico è che non mi piace l’estrazione a sorte come metodo per scegliere i componenti di un qualsiasi gruppo. Non mi è mai piaciuta, per esempio, quando è stata applicata in qualche scuola per la selezione delle iscrizioni in caso di sovrannumero (per fare un esempio che riguarda il mio lavoro). Non mi piace perché la considero un’abdicazione di responsabilità: lasciamo scegliere alla sorte perché non vogliamo prenderci la responsabilità di indicare dei criteri e dei metodi e di rispondere del loro eventuale insuccesso.
Il motivo per così dire “filosofico” concerne l’idea di “specializzazione” delle carriere. Ho sentito diversi magistrati (giusto ieri un Procuratore) dire che aver fatto sia il giudice che il Pubblico Ministero ha consentito loro di crescere professionalmente. Da questo punto di vista credo che la soluzione di Cartabia (possibilità di cambiare una sola volta) sia una mediazione più che ottima e non vedo la necessità di rendere la separazione più rigida, vita natural durante. Ma in realtà è proprio il concetto di “specializzazione” che secondo me andrebbe messo in discussione, perché non sono così sicuro che in qualsiasi campo, anche in quello giudiziario, sia un bene specializzarsi troppo. È un discorso lungo (implica un ragionamento sui saperi disciplinari e sui ruoli professionali) che qui non ho il tempo di fare.
Infine, il motivo politico. Anche se in teoria non dovrebbe essere così, è inevitabile che il referendum – come ogni referendum – ha anche una valenza politica. Per me, in questo caso, non contro la Meloni in sé ma contro le scelte politiche di questo governo su tutto ciò che riguarda il rapporto con l’ordinamento giudiziario, l’ordine pubblico e in generale l’equilibrio dei poteri in democrazia: siamo di fronte ad una stretta di ordine repressivo evidente che non può non arrivare a toccare anche i rapporti tra governo e magistratura, anche oltre la volontà di molti che voteranno SÌ sinceramente e senza doppi fini. Ma a volte le conseguenze vanno oltre le nostre intenzioni e in questo momento non voglio assimilare il mio voto a quello di chi considero responsabile di un aggravamento delle condizioni di vita democratica che voglio combattere fino in fondo.
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