Giustizia

Salvare lo zio Mario sparando su Nicotri

12 Febbraio 2026

Anche in questa occasione Pietro Orlandi non ha voluto rinunciare a sparare una notizia fasulla.  Ha infatti detto che sono stato convocato dalla Commissione per “l’ennesima volta”, quando invece si tratta solo della seconda convocazione, avvenuta il 29 gennaio.  Una frottola dovuta a ignoranza della matematica più elementare, cosa strana per un diplomato in ragioneria come lui, o all’abitudine a donare al pubblico non solo in tv affermazioni molto sovradimensionate? O a entrambe?

Legame di Pietro Orlandi con Andrea De Priamo?

Il Presidente Andrea De Priamo della Commissione Orlandi

Oltre alle solite diffamazioni contro di me, in questa puntata del 3 febbraio di Storie Italiane l’Orlandi ha dichiarato di avere con il presidente della Commissione De Priamo “amicizia e un  legame”. Millantarle è utile a (tentare di) accreditarsi come credibile e autorevole. Faccio cortesemente notare che già nella sua audizione PietrO ha iniziato a parlare male di me, subito stoppato dal presidente. Non lo ha invece stoppato nessuno quando alla notizia della mia prima convocazione, quella del 10 ottobre di due anni fa,  si è lasciato andare (non ricordo in quale tv o video) al solito lancio di insulti e diffamazioni contro di me[1].

Il tutto lanciato questa volta da una rete tv dello Stato, Rai 1, col silenzio di fatto complice dell’avvocata Laura Sgrò, che ha così lasciato compiere il reato di diffamazione, e senza che la conduttrice abbia arginato gli insulti e le diffamazioni  contro di me. E, soprattutto, senza permettermi il dovuto diritto di replica. Sgrò ha così supportato il proprio attacco contro Massimo Giletti e il suo programma “Lo stato delle cose” per avere osato rendere note indagini vecchie e recenti della magistratura sullo zio Mario Meneguzzi. Attacco avvenuto non solo con lettera ai vertici della Rai, ma anche a organi statali di controllo della spesa pubblica!

Zio Mario a volte portava Emanuela a casa?

Link all’itinerario in auto da piazza di Monte Citorio, dove lavorava col figlio PietrO, a casa di entrambi sulla via Aurelia

In Commissione questa “ennesima volta” volta ho fatto notare che zio Mario – e suo figlio Pietro – finivano il loro lavoro dalla Camera alle 19, stesso orario di uscita di Emanuela due volte la settimana dalla scuola di musica, distante poche centinaia di metri. E per tornare a casa loro sulla via Aurelia stando a Google Maps percorrevano in auto LA STESSA STRADA che Emanuela percorreva a piedi e in autobus per tornare anche lei dalla scuola di musica a casa sua. Percorso che comprende corso Rinascimento, dove è sparita. Ovvio che zio Mario potesse a volte darle un passaggio fino quasi a piazza S. Pietro o anche fino a porta S. Anna, da dove Emanuela entrava in Vaticano per andare a casa in largo S. Egidio.

Non a caso Ercole Orlandi la sera della scomparsa telefona solo a suor Dolores, direttrice della scuola di musica, e a zio Mario. L’unico motivo per il quale Ercole a meno di due ore di ritardo di Emanuela ha telefonato a zio Mario può essere solo lo stesso per il quale ha telefonato a suor Dolores: vale a dire, per chiedere notizie su Emanuela. Ma chiedere notizie su Emanuela anche a zio Mario si può spiegare solo col fatto che lo zio le notizie poteva eventualmente averle perché a volte le dava un passaggio in auto e quindi Ercole pensava che avrebbe potuto vederla e accompagnarla in auto per un pezzo anche quel giorno.

Alibi di zio Mario mai controllato

Lo zio di Emanuela Mario Meneguzzi

Ho fatto anche notare che l’alibi di Mario Meneguzzi NON è stato mai controllato. Lui, infatti, nel 1985 ha dichiarato al magistrato che era andato nella casa di montagna a Torano il 21 giugno, cioè il giorno prima della scomparsa di Emanuela, assieme alla propria moglie Lucia Orlandi, alla loro figlia Monica e alla cognata Anna Orlandi, la zia di Emanuela che viveva in Vaticano nella casa di suo fratello Ercole, padre di Emanuela. Ma nessuna delle tre donne è stata mai interrogata per confermare le dichiarazioni di zio Mario. Perciò  il suo alibi potrebbe essere vero, ma potrebbe anche essere falso. Tanto più che nel libro “Mia sorella Emanuela”, pubblicato assieme al giornalista Fabrizio Peronaci il 31 gennaio 2011, Pietro afferma che zia Anna era in Vaticano a “preparare la pizza per la cena”, perciò non poteva essere a Torano. E che zia Anna fosse in Vaticano, e quindi non poteva essere a Torano, lo ha confermato anche Peronaci in un suo articolo di due anni fa. Faccio notare, come già in Commissione, che nei 14 anni dal 2012, anno di edizione del libro citato, NESSUNO degli Orlandi e dei Meneguzzi ha smentito che fosse in Vaticano.

È falso che in Vaticano temessero rapimenti

Lo zio Mario Meneguzzi parlò del timore in Vaticano e negli Orlandi di rapimenti, tesi smentita dai fatti.

Aggiungo qui che il timore vaticano e degli Orlandi di rapimenti, del quale ha parlato imprudentemente zio Mario con il comunicato fatto fare all’ANSA del 24 giugno, è smentito in modo netto non solo dallo stesso Ercole Orlandi – come ho già scritto in articoli precedenti – con una dichiarazione al giornale  Paese Sera del  29 maggio ’85 intitolato “La madre di Emanuela Orlandi “Spero che Agca dica il vero”” e che ha per occhiello “Il terrorista ha affermato che la ragazza è viva”. Articolo del quale me ne ha ricordato l’esistenza Gabri Benci, membro molto attivo del gruppo Facebook ”Vogliamo la verità su Emanuela Orlandi”. Oltre che da quanto dichiarato a Paese Sera, l’esistenza di timore di rapimenti è smentita anche dal fatto che sempre Ercole quando è andato a fare denuncia di scomparsa al commissariato di polizia di piazza del Collegio Romano s’è lasciato convincere subito ad aspettare fino al giorno dopo. Il commissario di turno gli ha detto “Forse sua figlia è con amiche e amici e magari ci resta fino a tardi”, ed Ercole non ha insistito. Evidentemente NON temeva nessun rapimento. E non dimentichiamo che il timore di rapimenti è smentito  ANCHE dal fatto che gli amici vaticani di Emanuela sono andati ad aspettarla ai giardini della tomba di Adriano senza essere accompagnati da adulti.

Infine, tale timore è smentito dal FATTO che Pietro Orlandi si è rifiutata di accompagnare Emanuela alla scuola di musica e poi si è anche dimenticato di andarla a prendere: rendendo così di fatto possibile la scomparsa, il “rapimento”.

Che non esistesse nessun timore di scomparse l’ho anche spiegato per tempo a Massimo Giletti[2] nell’eventualità che volesse spiegarlo ai telespettatori del suo programma Lo stato delle cose.

Pur trattandosi di notizie forse banali, – ma, con l’aggiunta di quanto scoperto da Lo stato delle cose di Massimo Giletti, forse potenzialmente risolutive – televisioni e giornali  hanno fatto la gara a ignorarle. Confermando così il dilagare del malogiornalismo, più interessato a fare spettacolo che informazione.

 

 

[1] https://mowmag.com/attualita/caso-emanuela-orlandi-il-fratello-pietro-contro-la-convocazione-di-pino-nicotri-in-commissione-a-lui-non-interessa-la-verita-scredita-tutto-cio-che-faccio-il-suo-obiettivo-e

[2] https://www.blitzquotidiano.it/cronaca/il-mistero-di-emanuela-orlandi-in-tv-da-massimo-giletti-il-punto-di-pino-nicotri-e-una-rivelazione-esplosiva-3758384/

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.