Giustizia
Un Referendum che mira a educare al consenso
Quanto all’estetica che di norma segue l’etica, vi sarebbe da dire che anche la forma conta. La Costituzione è scritta in un italiano limpido, essenziale e solenne.
Alla populace italienne, in vista dell’imminente Referendum costituzionale, Giorgia Meloni non chiede un momento di riflessione civile, ma un’adesione di appartenenza alla maggioranza di governo che le consenta di esercitare il potere come meglio crede, come se la Costituzione fosse il libretto delle regole stantie da sostituire col cambio di stagione e non un capolavoro collettivo che riflette l’anima profonda del Paese. E così, sono ben sette gli articoli che stanno sulle scatole all’esecutivo. Bisogna sbarazzarsene, e allora il legislatore, che intende il diritto come un momento di pacificazione degli interessi (“Non vi capisco, questa riforma converrà anche a voi quando andrete al governo.”) si è dato da fare per camuffare ogni intenzione. Mentre il dibattito pubblico intorno all’evento referendario ha sin qui condotto in regioni di pensiero dove ogni concetto appare talmente scarnito e rivolto al recupero ideologico del passato, da apparire come una negazione della storia e un insano tentativo di vincere sul tempo, affermando, cioè, nel presente, ciò che l’analisi storica ha bollato come male assoluto.
E io cittadino, sprovveduto che non sono altro, di destra, di sinistra, di sopra, di sotto o centralmente impalpabile, prima di dare il mio consenso ad alterare dei punti cruciali della Costituzione, avrò consapevolezza del fatto che essa rappresenti il superamento del trauma della guerra e della dittatura fascista? Avrò mai studiato su qualche libraccio della malora, o ascoltato da un candido maestrino, che prende corpo da un patto di convivenza nato dal compromesso altissimo e nobilissimo tra culture diverse (cattolica, socialista, liberale)? Saprò che la sua forza sociale e giuridica sta nel trasformare il suddito in cittadino attivo, mettendo la dignità umana al centro di tutto? Mi avranno mai insegnato a vederla e a interpretarla come lo specchio del nuovo umanesimo italiano?
Quanto all’estetica che di norma segue l’etica, vi sarebbe da dire che anche la forma conta. La Costituzione è scritta in un italiano limpido, essenziale e solenne. I Padri Costituenti, con l’aiuto di letterati come Pietro Pancrazi, si adoperarono affinché fosse comprensibile a tutti, non solo ai giuristi. È un monumento linguistico di precisione e armonia, dove ogni parola ha un peso specifico e finanche una musicalità propria. Disegna il volto dell’Italia che dovremmo essere. In quelle parole la nostra faccia dovrebbe fare il calco, preferendole alla specie di bronzo che dà conformità all’inganno e alla menzogna. “La nostra Costituzione, diceva Calamandrei, è il testamento di centomila morti.” Nel suo dire non c’era retorica, ma un sentimento di giustizia trasparente, solidale con l’idea di Stato. E metafisicamente, la giustizia è la virtù etica per eccellenza, la sintesi della saggezza, del coraggio e della temperanza.
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