Governo

Meloni contro l’autonomia dei tre poteri

24 Gennaio 2026

Che il presidente Giorgia Meloni fosse ignorante in politica e in storia lo ha DIMOSTRATO in modo incontrovertibile pochi mesi prima di diventare capo del governo il 22 ottobre 2022. Ma che ignori anche che il cardine delle democrazie è la divisione e la reciproca autonomia dei tre poteri – esecutivo (governo), legislativo (parlamento), giudiziario (magistratura) – è francamente cosa tanto abominevole da parere impossibile. Purtroppo però anche in ore recenti ha insistito in affermazioni e comportamenti che dimostrano il contrario, e cioè che l’abominevole è invece possibile[1]. Così come è assurdo che non sappia che la pace si può ottenere non solo “preparando la guerra”, ma anche firmando patti e trattati con i propri antagonisti o nemici. Soluzione quest’ultima che ha anche il vantaggio di costare infinitamente meno. Ma andiamo per ordine.

Il 29 aprile del 2022 alla conferenza programmatica del partito di estrema destra Fratelli d’Italia (FdI), durata tre giorni a Milano e intitolata “Italia, energia da liberare”, la sua leader Giorgia Meloni ha gridato a petto in fuori. “Ora in Ucraina si decide il nostro futuro, i nostri equilibri. Non è sorprendente che chi si batte contro il giogo comunista, chi ama la sua patria, sia disposto a combattere per quella patria”[2].

Il “giogo COMUNISTA”? Chi? Come? Dove? Quando? Perché? La attuale nostra premier è dunque ferma al 1990-91, è tuttora convinta che la Russia sia ancora comunista!!! E che lo sia quindi il suo presidente Putin!!! Convinzioni che fanno venire il sangue agli occhi non solo a chi è di destra. Convinzioni sballate, visto che Putin in realtà è membro del partito nazionalista e conservatore Russia Unita, che a sua volta fa parte della coalizione Fronte Popolare Panrusso, due realtà politiche che col comunismo non hanno proprio nulla a che spartire neanche per sbaglio e da lontano. Poiché nessuno ha fatto notare quel gigantesco granchio e pacchiano falso storico, è possibile che la politica estera, anche militare, del nostro governo a guida Meloni ne sia stata e ne sia tuttora molto influenzata. Essendo una linea politica basata su ignoranza e falsi storici ne consegue che danneggia l’Italia e gli italiani.

La polizia ha sempre ragione

Conferenza stampa di inizio anno

Veniamo ora al referendum e alle fissazioni della premier sulla giustizia e annesso buon funzionamento. “Se vogliamo garantire sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione: governo, forze di polizia e magistratura, che è fondamentale in questo disegno”, ha dichiarato[3] nel corso della conferenza stampa di inizio anno. Meloni ha illustrato il suo pensiero citando alcuni casi di cronaca, a partire da quello di , l’imam di Torino di cui il Viminale aveva decretato l’espulsione e che poi è stato liberato dalla Corte d’appello di Torino, che ne ha smentito nettamente la pericolosità. Decisione confermata in seguito dalla Cassazione, che ha annullato il provvedimento di espulsione. Eppure il nostro primo ministro ha avuto l’ardire di dichiarare: “La polizia dimostra la sua [dell’imam di Torino] pericolosità, il ministro ne dispone l’espulsione e l’espulsione viene bloccata”. Rincarando poi la dose: “Posso citare decine di casi. Quando questo accade è vano il lavoro delle forze dell’ordine e del Parlamento. Un appello a lavorare tutti nella stessa direzione può fare la differenza”.

A nulla vale il fatto che Corte d’appello di Torino e Cassazione abbiano DIMOSTRATO che la “pericolosità” dell’imam di Torino NON esiste, è pure invenzione, quello che conta per il capo di governo della repubblica italiana è ciò che dice la polizia, anche se si tratta di accuse false: “forze di polizia” veritiere e infallibili per definizione. Come dire che se le “forze di polizia” ti accusano di avere rubato o ucciso non è necessario dimostrare con un processo che hai rubato o ucciso: l’accusa infatti DEVE essere ritenuta vera ipso facto perché lo ha detto la polizia, o i carabinieri. Altrimenti “viene vanificato” il loro lavoro.

È evidente che questo modo di ragionare e agire, cioè di governare, è contro la nostra Costituzione, che come tutte le democrazie da qualche secolo prevede la netta separazione tra i tre poteri dello Stato: esecutivo (governo), legislativo (parlamento) e giudiziario (magistratura). Si usa dire che tale separazione è stata teorizzata da Montesquieu, vissuto nel ‘700, col suo libro “Lo spirito delle leggi”. In realtà la separazione è già lodata e caldeggiata da Aristotele, e perfino da S. Tommaso: la sua forma attuale, adottata da tutte le democrazie liberali, è dovuta anche a John Locke, vissuto nel ‘600.

Polizia modello ICE di Trump?

Da notare che le misure prese dal governo per alleggerire le attuali limitazioni agli organi di polizia nei confronti di manifestazioni e associazioni rafforzano le capacità e possibilità repressive di tali organi a danno non solo della libertà di manifestazione in piazza, ma anche della libertà costituzionale di espressione delle idee. E, sempre per non “vanificare il lavoro delle forze di polizia”, le sue accuse dovrebbero essere quindi prese per buone dai magistrati perinde ac cadaver.

Spiace dirlo, ma è doveroso dirlo: alla chiara tendenza a eliminare di fatto l’autonomia della magistratura, cioè del potere giudiziario distinto da quello esecutivo del governo (e annessi organi di polizia) e legislativo del parlamento, si aggiunge la tendenza a sottrarre polizia e carabinieri non solo ai dovuti controlli del proprio operato e delle proprie accuse ad asseriti colpevoli, ma anche al rispondere dei propri errori e abusi. Si può forse negare che questa tendenza rischia di portare polizia e carabinieri a somigliare alla Immigration and Customs Enforcement (Controllo Immigrazione e Frontiere, in sigla ICE), creata negli USA nel 2003? E oggi trasformata da Donald Trump in una sorta di suoi pretoriani, fin troppo violenti, con la scusa dei controlli contro l’immigrazione illegale.

Spendere in armi anziché nel sociale e firmare trattati

Giorgia Meloni a bordo di un mezzo militare durante la Celebrazione dell’Esercito per il 163° anniversario dell’istituzione della Forza Armata

A tutto ciò si deve aggiungere l’entusiasmo di Meloni per l’aumento delle nostre spese militari. Come altri Paesi dell’Unione Europea ci si inventa l’intenzione russa di invadere l’Europa, invenzione utile per poter aumentare[4] le spese militari. E tentare così di creare posti di lavoro almeno nel comparto delle industrie di armamenti visto che l’occupazione nell’intera Europa non attraversa un bel periodo. In Italia molti giovani per cercare un lavoro decente sono costretti a emigrare.

Facendo sfoggio di quella che lei crede una cultura classica, per giunta legata alle antiche glorie dell’antica Roma –  stella polare di tutte le destre, specie di quelle nostalgiche, cioè con nostalgie del Ventennio – la nostra premier, amante del motto “Si vis pacem para bellum”, ci ha tenuto a spiegare ai giornalisti che si tratta di attuare la “deterrenza”. E rivelando che lei è un’appassionata di etimologia s’è lanciata nello spiegare l’etimologia della parola deterrenza[5]. Come se la spiegazione dell’etimologia di quel vocabolo giustifichi da sola l’incremento della spesa in armamenti.

Al primo ministro Meloni, da bravo nostalgico cultore delle virtù virili e guerriere, non passa neppure per l’anticamera del cervello l’idea che, spendendo oltretutto infinitamente meno, la pace coi “nemici”, specie se inventati di sana pianta, la si può realizare e mantenere firmando appositi patti e trattati. E incrementando i reciproci scambi commerciali, culturali, turistici, e le collaborazioni in vari campi, compresi quelli scientifici. Anziché buttar via capitali enormi in armamenti, che oltretutto prima o poi si è indotti a utilizzare in guerre e guerricciole SEMPRE distruttrici e dilapidatrici di vite e ricchezze, meglio sarebbe investirli in industrie civili, con creazione di posti di lavoro e aumento del benessere. Investirli anche nella sanità pubblica, ormai a livello miserevole, nella scuola, sempre più degradata, e nella magistratura. Per uscire dalla paralisi e dai tempi sempre troppo lunghi dei processi – specie quelli civili, per i quali le attese sono talmente lunghe da essere diventate già da molto tempo vergognose – la magistratura, cioè di fatto la Giustizia, ha bisogno di molte assunzioni di magistrati e annessi e connessi, oltre che di ammodernamenti vari. Compreso l’ammodernamento  della miserabile e incostituzionale condizione carceraria. Incostituzionale perché la Costituzione prevede che le pene, le condanne, le detenzioni, siano “non afflittive, ma educative”. Invece sono talmente afflittive, e spesso vendicative, da avere fatto conquistare all’Italia il non invidiabile record europeo dei suicidi di detenuti. L’anno scorso a togliersi la vita sono stati 79.

In previsione di grandi proteste per il carovita?

Tutto ciò legittima il fastidioso sospetto che ci si voglia mettere in grado con adeguato anticipo di poter contenere e reprimere “legalmente” quelle che prima o poi saranno le inevitabili proteste di massa contro il continuo degradarsi dell’apparato produttivo e annessa occupazione e condizione sociale, colpita anche dal continuo aumento dei prezzi, che rendono il carrello della spesa sempre più costoso: dal 2021, cioè negli ultimi quattro anni, l’aumento è stato addirittura del 24%[6]. Che le cose non vadano bene nel mondo del lavoro e della retribuzione lo certificano[7] Bankitalia e Inps. Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, in un discorso all’Università di Messina ha parlato di paralisi ventennale dei redditi senza eguali in Europa. E ha fatto notare che i salari non aumentano con la leva fiscale utilizzata dal governo Meloni negli ultimi tre anni. E utile solo a contenere temporaneamente gli effetti dell’inflazione senza parò  crescita strutturale e aumento della produttività del lavoro.

 

Post Scriptum

Retorica patriottica grottesca

Ecco un saggio della retorica – grottesca quanto virile e “patriottica” – sfoggiata  da Meloni al citato convegno milanese  del suo partito Fratelli d’Italia (Fratelli: e le Sorelle?):

“Mi sono chiesta perché le madri ucraine hanno messo in salvo i figli nei corridoi umanitari e sono tornate indietro a combattere. Ma perché voler far crescere i propri figli orfani? Perché la patria è la prima delle madri, per questo la chiamiamo madre patria[8]”.

In quale film Meloni abbia visto le madri ucraine mollare i figli e tornare “indietro a combattere” e morire è un mistero, poco glorioso. Ma il problema è che nella sua foga retorica Giorgia Meloni non solo non si rende conto che il suo partito ignora le donne fin dal nome, ma non si rende neppure conto che la tanto strombazzata e amata parola patria significa “terra dei padri”: e le madri?

 

 

[1] https://milano.repubblica.it/cronaca/2026/01/21/news/meloni_giudici_tar_daspo_scontri_stazione_centrale-425110227/?ref=RHLM-BG-P16-S1-T1-fdg8

[2] https://www.repubblica.it/politica/2022/04/29/news/fdi_conferenza_programmatica_milano_meloni-347433428/

[3] https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/09/meloni-sicurezza-baby-gang-magistratura-notizie/8250404/

[4] https://www.youtube.com/watch?v=EkPwP0eRxl4

[5] https://youtube.com/shorts/g0jBE44_ya4?si=X1GowuIGsqnL-1v0

[6] https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/16/carrello-spesa-aumenti-24-opposizioni-governo-news/8258635/

[7] https://ilmanifesto.it/bankitalia-e-inps-smontano-il-bluff-sul-lavoro-di-meloni

[8] https://www.dire.it/29-04-2022/728182-convention-fdi-milano-meloni-possiamo-trasformare-epoca-infame-nuovo-risorgimento/

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