Partiti e politici

L’arco che si chiude: quando destra e sinistra si toccano

5 Gennaio 2026

Il concetto di destra e di sinistra in Italia è molto vago. Definirsi di un lato o dell’altro, porta con sé un insieme di definizioni e stereotipi che, automaticamente, vengono affibbiati a coloro che osano esprimere una propria preferenza di posizione politica. Ma è davvero così semplice e riduttivo potersi definire di una fazione o di un’altra? Il punto è che, ad oggi, dire “io sono di destra” o “io sono di sinistra”, equivale a dire: “Io ho questi valori” oppure “Io ho questi altri valori”, senza comprendere però, totalmente, di quali valori si tratta che, in un reale ordine delle cose, più ampio e meno superficiale, non definiscono la posizione (destra o sinistra), ma l’attitudine: socialdemocratico, conservatore, statalista, no global, progressista e chi più ne ha più ne metta. La verità è che la situazione è molto più complessa e articolata di ciò che si possa credere ma, ed è ciò che mi sono proposto di fare, vorrei provare a semplificare il tutto provando a spiegare ciò che ho personalmente concettualizzato, ovvero che esistono due destre e due sinistre e che, rullo di tamburi, una di queste destre e una di queste sinistre, hanno più in comune di quanto si possa credere, al punto – ma ci arriveremo con calma – che spesso arrivano a toccarsi. Ma andiamo con ordine, precisando che è della situazione italiana che ci occuperemo, e non di una visione globale. 

“Ma Giorgia Meloni?”. Di lei – e di quale destra faccia parte – ne parleremo più avanti. 

Destra 1: quella che possiamo definire “liberale e conservatrice”. 

Questa destra non ha niente a che fare col fascismo; da esso non ha ricavato niente, anzi, è antifascista (e se non lo è nelle definizioni, lo è negli atteggiamenti), e vi spiegherò anche il perché. Innanzitutto, le radici, rispetto alla destra radicale, sono diverse. La destra liberale è figlia della visione illuminista, della rivoluzione inglese del 1688 che ha portato al parlamentarismo. Vede nell’iniziativa privata (questo è fondamentale, tenetelo a mente) il punto cardine della propria visione. Il fine è: la tutela della libertà, preservando i valori tradizionali. Inoltre, è costituzionale, atlantista, filo-americana, pluralista e, oltretutto, abbraccia l’idea dello stato di diritto e della separazione dei poteri statali; tutti valori e idee che cozzano fortemente con l’idea di destra radicale.  

Se dovessi indicare un politico italiano che rispecchia questi valori, farei il nome di Antonio Martino (1942-2022). Sconosciuto ai più, e non è un caso, visto che in Italia una vera svolta liberale non si è mai avuta (e Dio solo sa se mai ci sarà), incarnava i valori di questa tipologia di destra e si opponeva sia alla sinistra socialista che alla destra statalista. D’altronde, era, seppur scettico sull’Europa (e aveva le sue buone ragioni), un atlantista convinto, come convinta era la sua difesa della civiltà occidentale, che non implica – come si crede, in maniera errata – l’essere razzisti o xenofobi. 

Detto ciò, un altro esempio potrebbe essere Silvio Berlusconi che, tuttavia, la svolta liberale che si era prefissato di attuare, di fatto, non l’ha mai attuata del tutto, o quasi per niente. Ma Silvio Berlusconi, è una di quelle figure che bisognerebbe approfondire in un articolo a parte, anche se non basterebbe.  

Destra 2: la “destra radicale”. 

Qui entriamo nel vivo di quella che è la destra che nasce dalle ceneri del fascismo. Antiamericana, antiglobalista, statalista e anti-pluralista. Non vede di buon occhio il libero mercato e, inoltre è anti-elitaria e antimperialista. Vede nella globalizzazione la perdita della sovranità e della propria identità nazionale.  Karl Marx ha un peso in tutto ciò, per la visione totalizzante della politica – anche se Mussolini (ex socialista) rifiuterà la lotta di classe per sostituirla con la lotta nazionale, ovvero con il mito di una comunità nazionale unita –, come influente è il pensiero di Georges Sorel, che vede nella violenza una forza rigeneratrice. Enrico Corradini, già nel 1910, parlava di “nazione proletaria oppressa dalle potenze plutocratiche”, concetto che il duce fece suo. Perciò, possiamo affermare che la destra fascista condivide le proprie radici con molto di ciò che è la visione comunista/socialista.  

Come potete osservare, nonostante siano entrambe “destre”, quella liberale e quella radicale, hanno poco in comune, se non, ma sempre in maniera marginale, alcuni tratti legati all’idea di identità. Per intenderci, Giorgia Meloni e FDI non rappresentano la destra radicale. Che lei o altri esponenti di partito, come Ignazio La Russa, abbiano fatto parte delle file dell’MSI e, nonostante, in particolare il secondo, sia stato spesso al centro di molte polemiche legate a gesti e avvenimenti vicini ad ambienti nostalgici, penso che siano stati rifiutati e sputati via dall’idea embrionale e da quel tipo di destra che abbracciavano. Per intenderci: già l’MSI aveva abbandonato molti fili comuni col Partito Fascista, basti pensare che aveva accettato come concetto l’atlantismo, il partitismo, la democrazia stessa – attraverso la quale cercavano essi stessi di arrivare al potere – e hanno visto in Israele un alleato contro il comunismo arabo e russo, superando l’antisemitismo, cosa che per altro le destre radicali, non hanno mai fatto. Inoltre, il governo attuale (apertamente filoamericano e molto vicino e accondiscendente nei confronti della NATO) seppur con intenzioni stataliste dal punto di vista economico – cosa dalla quale non si può prescindere in una nazione come la nostra che millanta apertura economica ma che, di fatto, è ed è sempre rimasta una nazione catto-comunista che ha sempre visto nel mercato e nella ricchezza quasi uno stigma – ha cercato nel suo piccolo di attuare qualche piccola riforma di stampo liberale (vedasi la Flat Tax) allontanandosi sempre di più dai principi primordiali e fortemente antiliberisti del fascismo e del post-fascismo. Che poi, molti esponenti dei partiti di destra italiana si siano lasciati andare a commenti e a gesti vicini all’ala radicale, è un altro paio di maniche. Direi più che la vicinanza con quella “vecchia destra” è una questione simbolica e non pratica (oltre che di opportunismo attuato per non perdere un certo elettorato) – anche Vannacci, se osserviamo bene, usa simboli del Ventennio (riferimenti alla X Mas e via dicendo), ma di fatto, leggendo anche il suo libro “Il mondo al contrario” e ascoltando le sue interviste e le sue idee, emerge una visione molto liberista e liberale con tratti conservatori, ma comunque molto lontani da quella che è stata la destra fascista, e molto più vicina alla destra repubblicana americana. 

Personalmente, all’inizio dell’invasione russa in Ucraina, sono rimasto colpito con quanta semplicità e velocità il Governo abbia liquidato Putin (che rappresenta il modello alternativo per eccellenza rispetto a quello dell’Occidente liberale) per schierarsi apertamente con Kiev. Colpito sì, ma sorpreso no. Meloni ha soltanto assecondato quell’atlantismo che già apparteneva all’ECR (Conservatori e riformisti europei), gruppo al quale è molto vicina e che, tra le file, accoglie anche la Polonia che, per ragioni storiche e geopolitiche, è una nazione fortemente antirussa. 

Inoltre, il triangolo FDI, Lega e FI, stona parecchio e, se non fosse per le visioni comuni legate al conservatorismo in molti ambiti, direi che sono entità che tra loro centrano sempre meno e che si stanno distanziando sempre di più, venendo a creare un FDI sempre più lontano dai propri principi e vicino alla destra americana repubblicana; una Lega che cerca di mantenere, con varie difficoltà, una mano tesa al putinismo, e una FI per ovvie ragioni storiche/politiche lontane dalla durezza di quelle destre, vicine di poltrona, ma lontana di concetti. Per farla semplice e breve: FDI è passata dall’essere popolare e antisistema, a una destra filoamericana e filoliberale (per quanto possibile in Italia); la Lega cerca di mantenere il filo conduttore con quella falange filorussa, però in maniera grossolana e con spiragli liberal-conservatori americani; e infine FI, resta un partito molto moderato, poco d’impatto – soprattutto dopo aver perso Berlusconi – oltre che elitario e borghese. 

Sinistra 1: Sinistra liberale e progressista. 

Per intenderci, è la sinistra guidata da Elly Schlein, quella del PD e di tutti quei partitini e partitelli satellite che gli ronzano intorno. Nonostante le manifestazioni e i fazzoletti rossi al collo, di comunismo c’è davvero poco, pochissimo, anzi, proprio niente. Diritti civili, libertà individuale, inclusione, pari opportunità, europeismo e ambientalismo; inoltre, vi è una vicinanza ai dem statunitensi (un controsenso naturale), al globalismo e alla moderazione nelle politiche economiche. Insomma, un centro sinistra che crede di portare avanti l’eredità di Berlinguer, ma che avanti in realtà porta un’eredità molto più vicina a Craxi e al craxismo che, a sinistra, ha segnato una spaccatura che è andata delineandosi in maniera sempre più accentuata dalla fine dell’URSS e dalla caduta del Muro di Berlino prima e da Tangentopoli poi, e che ha totalmente chiuso con il passato del PCI, nonostante i cambi di nome e simboli. Per non parlare del fatto che, questa sinistra con il tempo, ha abbandonato la classe operaia – che rappresentava l’elettorato principale – per trovare un seguito tra la classe media e la nuova borghesia di stampo popolare, ovvero quegli individui di estrazione popolare che, negli anni 80/90 sono riusciti ad emanciparsi economicamente attraverso i nuovi mestieri (manager, pubblicitari e così via) e che trovarono in Craxi e nel PSI, la risposta a molti loro perché, in una prima fase, mentre nella seconda fase, quella odierna, nonostante le cantonate, la sinistra liberale e progressista, sta cercando apostoli tra quelle che vengono ritenute le minoranze, gli studenti e gli immigrati, dicendo addio alla classe di lavoratori e lavoratrici che, invece, si sono avvicinate alla destra meloniana – inizialmente – ma che ultimamente si sta sentendo nuovamente delusa, radicalizzandosi di più nei poli opposti: la Lega di Vannacci (non di Salvini) e altri partiti minoritari e più estremi, e la Democrazia Sovrana Popolare di Marco Rizzo.  

Sinistra 2: la sinistra radicale. 

Ha una visione anti-elitaria e vede nello Stato uno strumento di giustizia sociale. È per natura: antiamericana, anticapitalista, anti-UE e anti-NATO; promuove la lotta di classe, lo statalismo e la centralizzazione dei poteri. Disprezza la proprietà privata e vede nella globalizzazione una fonte di guai, per via delle disuguaglianze economiche e sociali che ne deriverebbero. È nemica del libero mercato, del liberismo e della libera impresa. Promuove la ridistribuzione delle risorse economiche e la condivisione dei mezzi di produzione. 

Saltano subito all’occhio i tantissimi punti in comune con la destra radicale: l’antiatlantismo, l’anticapitalismo, l’antiglobalizzazione, lo scetticismo nei confronti dell’UE, la visione statalista e centralizzata della nazione e così via. Ciò non è un caso, ma converge in uno schema politico ben preciso che si sta venendo a creare. Ovvero: un centro-destra e un centro-sinistra sempre più al centro, vicine agli USA soprattutto per ciò che riguarda il campo economico e l’elitarismo; e una destra radicale e una sinistra radicale, sempre più estreme, nelle quali il ceto popolare, e in parte il ceto medio, sempre più impoverito e stanco dell’immigrazione incontrollata e dei conflitti armati, si sta riconoscendo. Non è raro vedere che, ultimamente, la classe operaia e molti elettori delusi, si stiano spostando da destra verso sinistra e viceversa. In ciò gioca un ruolo chiave Marco Rizzo, già nominato precedentemente, e fondatore di Democrazia Sovrana e Popolare (DSP). “Sovrana”, una parola che sa di “sovranismo”, tipico concetto di destra, talvolta estrema, ma che viene usato simbolicamente più per aizzare le folle che per attualizzazione vera e propria (cosa difficile da fare). Eppure, in questo caso, è un vocabolo che viene usato a sinistra, quella più estrema nel nostro sistema politico, che decide di presentarsi come una terza via: antisistema, anti-UE, antiamericana e anti-NATO, con forti elementi di populismo sociale e nazionalismo economico, più vicina alla Russia e alla Cina che gli USA e che vede nell’immigrazione un qualcosa da bloccare se va a discapito della classe lavoratrice italiana. Ecco, che la destra e la sinistra radicale si toccano, si fondano, creando un cortocircuito rosso/nero.  

L’alternativa sana, sarebbe un Centro realista e reale, tollerante ma non sciocco tanto da farsi passare qualsiasi cosa; pronto ad accogliere, legalmente, ma pronto a difendere la propria identità nazionale e i propri confini. Aperto economicamente ma senza arrivare ad un’anarchia capitalista, mantenendo il controllo sulla propria economia senza intaccare né la parte imprenditoriale né quella operaia. Aperto al progresso, senza cadere nel consumismo becero e fine a se stesso, che sta attaccando il nostro patrimonio culturale e tradizionale che dovrebbe essere difeso e mantenuto, invece di svenderlo e cancellarlo per accogliere modelli culturali e visioni oppressive lontane anni luce dai risultati che sono stati fatti – e che ancora devono essere fatti – in senso democratico e di emancipazione. Insomma, come sempre, la soluzione sta nel mezzo. 

Fonti: 

Bobbio, Norberto, Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica, Donzelli Editore, 1994 

Diamanti, Ilvo, Mappe dell’Italia politica, Laterza, 2018 

Finchelstein, Federico, Dal fascismo al populismo nel mondo, Donzelli, 2019 

Galli, Giorgio, Storia della Democrazia Cristiana, Laterza, 1978 

Galli della Loggia, Ernesto, La morte della patria. La crisi dell’idea di nazione tra Resistenza, antifascismo e Repubblica, Laterza, 1996 

Ignazi, Piero, I partiti italiani. Da De Gasperi a Meloni, Il Mulino, 2023 

Martino, Antonio, Liberalismo, mercati e democrazia, Rubbettino, 2007 

Melloni, Alberto, Il sistema dei partiti in Italia (1948–2022), Il Mulino, 2022 

Orsina, Giovanni, Il berlusconismo nella storia d’Italia, Marsilio, 2013 

Panebianco, Angelo, L’analisi della politica, Il Mulino, 1989 

Pasquino, Gianfranco, La democrazia esigente. Riforme istituzionali e qualità della politica, Il Mulino, 2020 

Revelli, Marco, Populismo 2.0, Einaudi, 2017 

Rizzo, Marco, Sovranità o barbarie, Zambon, 2022 

Sabbatucci, Giovanni & Vidotto, Vittorio, Storia d’Italia. Vol. 4: Repubblica e società, Laterza, 2020 

Sartori, Giovanni, Elementi di teoria politica, Il Mulino, 1987 

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