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Le difficili stime del referendum: in testa i SI, ma con molti dubbi

Escono molte stime del risultato del referendum sulla Magistratura, ma oggi è impossibile arrivare a qualcosa di affidabile. Troppi elementi rimangono incerti…

11 Gennaio 2026

L’avvicinarsi dell’appuntamento referendario sulla riforma della magistratura ha fatto ovviamente incrementare il numero di sondaggi che cercano di identificare la migliore previsione del voto futuro degli elettori italiani. Un compito parecchio arduo per diversi motivi, che qui andremo ad analizzare, che non permettono di arrivare a conclusioni del tutto credibili, anzi: tutti i risultati delle indagini demoscopiche che prefigurano lo scenario finale referendario non fanno altro che scontare una sostanziale impossibilità di tratteggiare contorni affidabili.

Come dire: astenersi perditempo! consiglio che talvolta appare sugli annunci mobiliari o lavorativi e che qui può essere applicato a coloro che divulgano oracoli, in luogo di numeri seri e ponderati. Vediamo allora quali sono i problemi che deve affrontare il sondaggista che vuole produrre stime significative, senza ricorrere a percentuali casuali, e quali i motivi per cui è meglio non fidarsi troppo.

Primo motivo: il livello di conoscenza del quesito referendario. È ovviamente il cuore del problema, dal momento che la materia in discussione è particolarmente complessa, e oltretutto la divisione delle carriere dei magistrati appassiona certo meno di qualsiasi altra materia anche politica, per non parlare di calcio o delle imminenti olimpiadi. Le ultime rilevazioni ci dicono che si dichiara ferrato sul tema meno del 10% della popolazione. Molto probabile che, avvicinandosi alla data di fine marzo, questa quota si incrementi in maniera significativa e, quindi, molti di quelli che oggi sanno poco o nulla saranno più capaci di formulare un giudizio informato, cambiando anche – nel caso – la propria scelta.

Secondo motivo: il livello di interesse per la materia. Abbiamo appena visto che il tema non è particolarmente appassionante, ma certo con l’aumento dei dibattiti online oppure offline questo livello di interesse (oggi stimabile intorno al 20%), se non per la materia in sé almeno per il referendum, sicuramente aumenterà.

Terzo motivo: la quota di astenuti. Come ben sappiamo e come ho più volte ribadito (anche nel libro “Schede bianche” che ho scritto con qualche collega ed è stato richiamato qui dal direttore Tondelli), la tendenza nel nostro paese è quella di disertare sempre più le urne, in maniera sempre più massiccia, sia per consultazioni politiche che ancor di più per quelle referendarie. Bene: dal momento che in questa occasione il quorum del 50% non è necessario, è probabile che la diserzione potrebbe essere anche maggiore del solito, a meno di una forte politicizzazione dell’evento. Attualmente, chi dichiara che andrà sicuramente a votare si aggira intorno al 35% degli italiani, ma non è detto che non possa aumentare, o perfino diminuire, paradossalmente…

Elencati dunque i problemi inerenti al voto, appare evidente come le stime dei risultati siano molto correlati con le risposte ai “quesiti” qui enunciati. Dipendono cioè dal livello di conoscenza della materia, dall’interesse e soprattutto dalla partecipazione alla consultazione referendaria, ivi compreso il livello di incertezza sul voto stesso.

Se ad esempio prendiamo in considerazione tutti gli elettori, le stime ci dicono che vincerà il SI di almeno una decina di punti (tipo 56 a 44); se però consideriamo solamente coloro che sono sicuri di andare a votare, il distacco diminuisce di molto, fino a un punto o due (tipo 51 a 49, sempre per il SI), con una situazione dunque parecchio indecisa. Da cui, i fautori del SI hanno grande interesse a veder aumentare la partecipazione, laddove i fautori del NO dovrebbero vedere di buon occhio una forte defezione elettorale.

Inoltre, attualmente le dichiarazioni di voto dei partiti di governo appaiono quasi tutte a favore del SI, mentre gli elettori di opposizione sono più incerti, molto meno convinti cioè della scelta del NO, in particolare i pentastellati, ma anche una parte significativa di votanti Pd (circa il 15%).

Come si vede, l’incertezza regna oggi sovrana e di fatto siamo incapaci di ipotizzare un risultato senza grossi dubbi. Mentre ci avviciniamo al fatidico giorno, vedremo come si evolveranno le stime e le relative dichiarazioni degli italiani.

 

 

Università degli Studi di Milano

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