Femminicidi, la strage negata

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22 Giugno 2022

Ieri, in una dichiarazione a margine del congresso regionale della Uil, il segretario Bombardieri ha lanciato una provocazione dichiarando, a proposito degli incidenti sul lavoro: “Oggi 4 morti e tre feriti. Lancio una provocazione: se la mafia avesse ammazzato lo stesso numero di persone quale sarebbe stata la reazione dello Stato?”

Era il 1982 quando il quotidiano “L’Ora” titolò la sua prima pagina, giorno dopo giorno, con il numero progressivo dei morti di quella che è ricordata oggi come la seconda guerra di mafia, in realtà il più grande regolamento di conti che avvenne tra le cosche mafiose che miravano a prendere il potere sopprimendo i rivali.

Voglio fare mie entrambe le provocazioni per parlare di un’altra strage, una di quelle che appartiene al nostro quotidiano e che, proprio per questo, genera indifferenza e quindi, giorno dopo giorno, diventa una strage negata.

È stata resa disponibile qualche giorno fa, nella sezione dedicata del sito del ministero dell’Interno, relativa a “Il crimine in Italia. Analisi e dati della Pubblica Sicurezza”, il report del Servizio analisi criminale con un focus su base regionale degli Omicidi nel periodo 1° gennaio 2020 – 14 giugno 2022. Alla data di riferimento, relativamente al periodo 1 gennaio – 19 giugno 2022 sono stati registrati 131 omicidi, con 56 vittime donne, di cui 49 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 29 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner (nel 2022 le vittime di omicidio volontario commesso dal partner/ex partner sono tutte di genere femminile). Ma il contatore cresce continuamente e, dal 1° gennaio a oggi, sono 50 le donne uccise in ambito familiare/affettivo e poco importa se il dato statistico indica una lieve flessione del fenomeno e quindi dei numeri.

Oltre all’indignazione, che viaggia più attraverso i social che non nel reale sentire delle persone, oltre ai pochi strumenti a disposizione per contrastare alla fonte il fenomeno, tra queste ricordiamo la non più recente legislazione relativa al c.d. “Codice Rosso”, il fenomeno dei femminicidi in Italia è forse un’emergenza secondaria? E se la criminalità organizzata avesse realizzato in questi primi sei mesi dell’anno una mattanza analoga, lo Stato avrebbe messo in cantiere l’adozione di una legislazione atta a prevenire e a contrastare il fenomeno?

Non possiamo ignorare che molto spesso, dietro alla singola morte di una donna, c’è una fragilità sociale ma anche la presupponenza dell’uomo che rivendica la sua posizione di superiorità, che rivendica il suo diritto di decidere chi deve vivere e chi morire, che rivendica l’esercizio del potere. E tutto ciò è forse diverso dalle logiche e dalla cultura mafiosa? Dov’è la c.d. società civile e, soprattutto, dov’è lo Stato?

TAG: femminicidio, ministero degli interni, strage
CAT: Questioni di genere

Un commento

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  1. andrea-lenzi 6 giorni fa

    il principale vettore di maschilismo nella società è la religione, come ben specificato più volte nella bibbia, al punto da finire anche nel codice penale al capitolo “delitto d’onoore”.
    Se vogliamo davvero meno femminicidi nel lungo periodo, allora la superstizione cattolica andrà tenuta fuori da scuole ed ospedali pubblici, affinché perda la credibilità immeritata che la chiesa ha costruito con la propaganda, pagata dallo stato laico italano (1,2 MILIARDI all’anno per gli tipendi degli “insegnati” di religione)

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