Il falso moralismo che uccide la libertà

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28 Ottobre 2017

La vicenda Weinstein non accenna a spegnersi, anzi sembra essere stata il primo mattone tolto a un muro di omertà che si sta riempiendo di crepe sempre più vistose.

Il problema che finalmente si smette di tacere è che, ovunque e in qualunque ambiente lavorativo, dai campi di pomodori al jet set hollywoodiano, le donne sono soggette al ricatto sessuale: se vogliono lavorare devono “concedersi” al maschio dominante. Anche volendo considerare la donna “libera di scegliere” (ma quanto è davvero “libero” chi sa o teme di rischiare il suo futuro professionale, o addirittura il pane per i suoi figli?), il nodo della questione è che una persona non dovrebbe mai essere posta di fronte a una “scelta” del genere: a chi ha potere non deve essere consentito di abusarne.

In Italia, però, le cose stanno andando diversamente. La denuncia di Asia Argento, che tra le prime ha raccontato la violenza subita all’inizio della sua carriera dal potentissimo produttore, non ha acceso i riflettori sui tanti casi simili che sono avvenuti e avvengono anche nel nostro Paese; al contrario, la coraggiosa attrice è divenuta vittima di attacchi che la colpevolizzano, accusandola di essere stata consenziente per ottenere un vantaggio personale. L’aspetto agghiacciante è che le aggressioni più violente vengono da donne – donne che, con tutta evidenza e per loro fortuna, non si sono mai trovate in una situazione simile. Asia Argento è stata additata per i suoi rapporti ambigui  con Weinstein negli anni seguenti, per la carriera che ha fatto grazie ai film da lui prodotti, per il suo essere una donna libera  e orgogliosa del suo corpo: come  se tutte queste cose potessero minimamente cancellare la colpa di un ricatto sessuale inaccettabile.

Questo atteggiamento è gemello di quello che si osserva troppo spesso nei casi di stupro: la responsabilità degli aggressori viene sminuita argomentando che la vittima si era messa in una situazione rischiosa, che appariva consenziente o comunque “non ha gridato”, che era vestita in modo “provocante”, ecc. La sua origine sta nell’atavico falso moralismo per cui la donna è sempre la colpevole, Eva tentatrice che manda in rovina l’Uomo innocente: come se l’incapacità maschile di controllare le proprie pulsioni fosse un dato di fatto da non mettere in discussione.

Minimizzare il ruolo dell’aggressore (ad esempio dicendo che “ci ha provato con lei”, come se fosse un tizio qualunque incontrato a una festa e non colui da cui dipende il futuro lavorativo di “lei”) e colpevolizzare la vittima (accusandola di “esagerare”, di “esserci stata” o comunque di “essersela cercata”) è un errore devastante. Non solo per chi subisce la violenza, che viene offesa una volta di più (non è un caso che le denunce siano poche, soprattutto verso gli uomini ricchi e potenti), ma per tutte. Alle donne viene trasmesso un messaggio implicito terribile: la nostra società è una giungla in cui il maschio può “predarle” liberamente; tocca a loro evitare di “provocarlo” , tocca a loro difendersi, anche a costo di rinunciare al proprio lavoro.

Se un tale criterio venisse esteso ad ogni aspetto della nostra vita sociale precipiteremmo nel caos: e infatti, chi di noi accetterebbe di sentirsi dire che è colpa sua se è stato derubato, truffato, picchiato, o che tocca a lui evitare di essere investito per la strada? Eppure è proprio quello che insegniamo alle nostre ragazze. Come stupirci se poi qualcuna sceglie consapevolmente di usare il proprio corpo per farsi strada? Abbiamo la faccia tosta di scandalizzarci di lei? E’ a questo che la stiamo addestrando: a sopravvivere nella giungla, con qualsiasi mezzo.

Il moralismo ipocrita, che individua sempre nella donna la responsabile ultima degli abusi che subisce, mina il fondamento della convivenza civile: il rispetto che ogni individuo ha diritto di ricevere dagli altri, qualunque sia il suo aspetto o il suo comportamento. Dovremmo accorgercene noi donne per prime, essere solidali con chi denuncia e aiutare chi non ne ha il coraggio: ne va del nostro diritto a un’esistenza libera

TAG: abuso sessuale, asia argento, moralismo
CAT: Questioni di genere

3 Commenti

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  1. evoque 3 anni fa

    Oggi, ho letto che House of Cards è stata sospesa perché, DOPO 30 ANNI, salta su un UOMO (ora) ad accusare Kevin Spacey di averlo molestato quando aveva 14 anni (e Spacey 26). Ma non mi pare di avere letto geremiadi per il povero adolescente. Sempre che la faccenda sia vera. Ma, già, lui era un ometto, sia pure in erba. Le vittime possono essere solo le donne. Per dettato divino..La Argento aveva più di 20 anni e c’era sempre una porta a disposizione, anche nell’ufficio di Weinstein. Sarebbe bastato imboccarla. O glielo aveva ordinato il dottore di fare carriera a Hollywwwwooooodddd? Non poteva farla lì? Avrebbe potuto farla da un’altra parte; le conoscenze mica le mancavano.

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  2. silvia-bianchi 3 anni fa

    questo modo di contrapporre le vittime è inaccettabile. “Sarebbe bastato imboccare una porta” significa non capire assolutamente nulla di cosa significa un abuso sessuale, che non è solo una “avance sgradevole”, ma un abuso di potere. Il Suo commento è la dimostrazione plastica del falso moralismo di cui ho parlato nel mio pezzo: la Sua tesi è “non c’è niente di male se il potente chiede una prestazione sessuale alla sua dipendente, lei può sempre rifiutarsi (e magari perdere il posto, ma questo è un dettaglio, vero?); se non lo fa è una puttana”. La ringrazio di cuore per l’efficacissima esemplificazione

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  3. evoque 3 anni fa

    silvia-bianchi Mi scusi, ma lei ha fatto il processo alle mie intenzioni: io non ho fatto discriminazioni, ho solo registrato quel che succede nella realtà informativa. E tutto lì da vedere. E nemmeno ho scritto, e neppure pensato, che il potente dopotutto può permettersi delle libertà. A maggiore chiarezza aggiungo che trovo sommamente squallido chi approfitti della propria posizione per umiliare le persone: uomini o donne. Ho invece pensato e scritto che la dignità è UNA sola. Io posso capire l’operaia che subisce delle avance dal capetto di turno e magari non reagisce perché potrebbe perdere davvero un prezioso posto di lavoro, oltretutto in tempi di magra, non chi vive una condizione lavorativa e sociale privilegiate, che possiede gli strumenti necessari per reagire, e salvare dalle grinfie del bruto altre sfortunate. Ma non dopo 20 anni. E a proposito di tempo, ecco che un altro presunto molestato da Kevin Spacey si è aggiunto al precedente; pare però che la molestia fosse più recente, quando cioè l’attore USA era direttore artistico dell’Old Vic a Londra…Poi, bisogna anche rendersi conto che spessissimo il mondo non è come noi lo vorremmo, il mondo ideale non esiste. Purtroppo, abbiamo a che fare con esseri umani che non sono molto migliorati sotto il profilo morale dai tempi della Bibbia. Abbiamo avuto sì un progresso scientifico tecnologico, che però non è andato di pari passo con quello delle persone. Chi non vorrebbe un mondo senza ladri assassini stupratori farabutti di ogni genere? Possiamo mettere in atto tutte le strategie possibili, ma non raggiungeremo mai completamente l’obiettivo. Per dirla con un paragone praticissimo: se io mi allontano da casa senza chiudere a chiave la porta, non potrò lamentarmi più di tanto se il ladro mi fa una sgradita visita. Quando avevo 13 anni, un pedofilo mi molestò, solo a parole fortunatamente.E prima che io mi rendessi conto delle intenzioni del tizio, lui stava già facendo domande sulla mia sfera intima sessuale. Aveva modi così apparentemente innocenti ma suadenti che aveva vinto le mie difese. Quando mi resi finalmente conto delle sue intenzioni, mi allontanai velocemente con una scusa.
    Non dissi niente a casa e neppure ai miei amici. Ma l’episodio mi turbò per diversi giorni, perché mi ero reso conto, pur essendo un ragazzino avvertito (i miei genitori mi avevano allertato sull’argomento), di quanta astuzia mista a nonchalance questi esseri fossero in grado di mettere in campo per raggiungere i loro scopi. Ma io avevo 13 anni, non oltre 20.

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