Mors tua, vita mea! C’è sempre qualcuno che dipende da me

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23 novembre 2018

Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede gestire il potere.
Sofocle

Ciascuno di noi ha il potere di giudicare, di assolvere o condannare. Diventiamo consapevoli di questo potere nel momento in cui abbiamo davanti uno più debole, uno che è nelle nostre mani e di cui possiamo decidere.

Tutti abbiamo il potere di decidere della vita degli altri: le nostre azioni non sono mai solo nostre, le nostre parole non sono mai senza effetto. Il modo in cui interpretiamo questo potere dice qualcosa di noi, ci rivela. Come Pilato, ci troviamo continuamente davanti all’urgenza di decidere cosa vogliamo farne della vita dell’altro.

Ce lo ricorda quell’antico racconto, in cui un giovane, volendo smentire la fama di un eremita che tu consideravano molto sapiente, si recò da lui con un uccellino tra le mani dietro la schiena. Arrivato dall’eremita gli chiese di poter rivolgere una domanda, ottenuta l’attenzione dell’eremita, il giovane, pensando di confonderlo, disse: “ho un uccellino tra le mani dietro la schiena, è vivo o morto?”. Dopo un attimo di silenzio, l’eremita rispose: “è come tu desideri!”.

La domanda che emerge dall’incontro tra Pilato e Gesù è molto chiara: cosa voglio farne del potere che ho di decidere della vita dell’altro?

Pilato è l’uomo che sperimenta la fatica di gestire il potere quando si trova davanti alla debolezza dell’altro. È l’uomo che non riesce mai a compromettersi. È l’umiliazione del potere. Più volte esce, quasi supplicando, per chiedere alla folla di liberarlo dal peso della decisione: prendetevelo voi, sollevatemi dalla fatica di decidere, ridatemi la mia tranquillità, ridatemi l’illusione che la vita non mi chiede di compromettermi, prendetevela voi questa fatica di decidere!

Siamo già tutti compromessi. Anche il silenzio dice chi siamo. Pilato vuole consegnare Gesù al giudizio degli altri per liberarsi dalla paura di sbagliare. Ecce homo! Giudicatelo voi. Pilato è l’uomo contemporaneo che pensa di salvarsi appaltando ad altri il lavoro sporco di esprimere un parere. No, caro Pilato, la vita non ti lascerà in pace finché tu non avrai detto cosa pensi di quest’uomo che ti sta davanti.

Pilato è l’uomo scettico per il quale non c’è differenza. Non c’è nulla di vero e nulla di falso. Ci sono i complotti, le dietrologie, le notizie false. Non arriveremo mai a sapere la verità. Pilato è l’uomo chiuso nel suo cinismo. Ormai ha visto come vanno le cose. Non gli interessa più nulla, non c’è niente per cui valga la pena spendersi, tutt’al più la corsa domenicale delle aurighe. Pilato è l’uomo al quale non interessa più nulla. Tutto è uguale. Non esiste la verità: che cosa sarà mai la verità?.

Pilato è l’uomo che non arriva fino in fondo. I suoi tentativi di sottrarsi alle sue responsabilità, la sua preoccupazione di rimanere vergine davanti al coinvolgimento nella morte di un altro, sono destinati a naufragare. Davanti al rischio dell’impopolarità, davanti al pericolo di rovinare una carriera, davanti al delirio per la sua immagine, vediamo Pilato capitolare davanti alla paura: il mio silenzio consegna l’innocente nelle vostre mani. Lo consegnò perché fosse crocifisso!

Non abbiamo scelta. Non possiamo non decidere. Gesù è l’ospite non voluto nel nostro mondo, l’intruso indesiderato, che ci obbliga a decidere di lui. È l’altro che continuamente ci ricorda che abbiamo potere e non possiamo non esercitarlo.

In questo gioco delle parti colui che sembra sconfitto è proprio colui che ha saputo gestire il suo potere: anche Gesù è davanti a Pilato con il suo potere di dare vita e di dare morte. E sceglie di dare la vita.

Gesù è l’uomo che si compromette. Ha il coraggio della verità. Non nasconde o confonde la sua identità: sì, io sono Re! Mi prendo la responsabilità delle mie azioni: per questo sono venuto al mondo. La mia vita ha un senso e la vivo fino in fondo. Non come te, che hai ormai assunto come normale l’incoerenza tra le tue parole e le tue azioni.

Gesù è l’uomo che si sottrae alla logica del mondo, si sottrae all’esistenza inautentica, si sottrae alle bandierine colorate del perché fanno tutti così, non ha paura di essere fuori dal coro: il mio regno non è di questo mondo. Il mio potere non ha bisogno di essere approvato dalla folla, mi sottraggo alla logica dei sondaggi pre-elettorali. La mia immagine non mi ossessiona. Questo è essere potenti.

Sì, caro Pilato, la verità esiste, la verità è quella della tua coscienza, quella che sta gridando, ma di cui tu sei il primo assassino. La tua coscienza sta gridando, ma tu sei troppo impegnato ad ascoltare le urla della folla, quelle urla che ti fanno sentire stupidamente potente.

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Testo

Gv 18,33-37

Leggersi dentro

  • Pratichi anche tu lo sport della condanna facile?
  • O come Pilato ti illudi di non essere mai responsabile?
TAG:
CAT: Religione, Teologia

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